Pubblicato qualcosa di nuovo su Garibaldi

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Di biografie garibaldine, nella nostra lingua e in quelle straniere, ne sono uscite, a dir poco, alcune centinaia. Sul loro effettivo valore sarà opportuno fare qualche ragionamento. Le biografie uscite Garibaldi ancora vivente (la prima fu quella firmata dall’amico onegliese Giovanni Battista Cuneo), sono ricchissime di informazioni altrimenti introvabili ma, essendo state scritte da amici dell’Eroe dei Due Mondi, mancano del distacco che lo storico deve sempre tenere (basti pensare che in una delle biografie di questo tipo, peraltro fondamentale per lo storico, quella di Giuseppe Guerzoni, non si fa neppure cenno allo sfortunato quanto brevissimo matrimonio di Garibaldi con la marchesina Giuseppina Raimondi a Fino Mornasco nel 1860, affinché neppure un’ombra potesse far diminuire la luce emanante dal grande Nizzardo!). Da gettar via quasi tutto ciò che Dumas scrisse su Garibaldi, messo, e forse il lettore di allora lo avrà pure apprezzato, accanto a D’Artagnan e ai tre moschettieri.

Subito dopo la morte di Garibaldi, nel 1882, uscirono a bizzeffe operette generalmente di scarso valore che ricostruivano la vita di Garibaldi, approfittando dell’emozione suscitata dalla scomparsa dell’Eroe e che, per questo, si vendevano tantissimo. Con una brutta espressione inglese, questo tipo di libri si chiama instant book, ma non sono, a dispetto di ciò che si possa credere, un’invenzione moderna.

Con i primi anni del XX secolo, il sedimento delle emozioni, il ritrovamento di documenti, l’apertura degli archivi, è iniziato un ottimo lavoro di ricerca scientifica e di seria divulgazione (le due cose si completano a vicenda, meno male che esistono i divulgatori a diffondere tra il popolo nozioni, là dove la talvolta sofferta e contorta prosa degli accademici non riesce ad arrivare!).

Un recente libro di godibilissima lettura, che riesce a fornire una biografia pressoché completa dell’Eroe dei Due Mondi, dicendo anche qualcosa di nuovo, soprattutto indagando l’animo di Garibaldi, cercando di comprenderne i sentimenti più veri e profondi, è quello di Virman Cusenza, L’altro Garibaldi, pp.208, Euro 20,00, pubblicato da Mondadori.

Virman Cusenza, già direttore del quotidiano di Roma Il Messaggero, scrive davvero bene e, probabilmente, vista questa sua capacità, sarebbe riuscito a compilare una gradevole biografia garibaldina, piluccando qua e là dalle migliori biografie, per assemblare, infine, le notizie raccolte con una certa abilità. E invece no, Virman Cusenza non ha fatto questo ma ha, cercando in documenti ancora non del tutto editi, ossia i Diari Agricoli di Garibaldi, potuto ricostruire un ritratto pressoché inedito di Garibaldi.

Il progetto su Garibaldi agricoltore parte da lontano. Già negli Anni Trenta il ginecologo di fama internazionale, nonché profondo studioso dell’epopea garibaldina, il prof. Giacomo Emilio Curatulo (fu anche Senatore del
Regno, cosa che non gli impedirà, oltretutto assai convintamente, di aderire alla Repubblica Sociale Italiana…), si era accorto dell’importanza dei lavori agricoli a Caprera sulla formazione del carattere di Garibaldi e pubblicò un libro a tale riguardo. Sì, perché la vita a contatto con la natura, in primo luogo lavorandola, l’osservazione dei fenomeni naturali, da marinaio prima e da agricoltore poi, la morte e la vita che si susseguono in una sorta di eterno ritorno, un calendario ciclico molto diverso da quello “progressista” che abbiamo sotto gli occhi e che
trasforma la nostra vita in una corsa, talvolta folle, verso un mistero che non riusciamo neppure ad intuire, non dico a capire, influì molto sull’animo di Garibaldi che, dalle posizioni guasconesche che aveva in gioventù, arrivò, in seguito a profonde riflessioni sul significato profondo della vita, dimostrando così di non essere solo, come gli rinfacciò la seconda moglie, la già ricordata Marchesina Raimondi, un rude soldataccio bravo solamente a sguainare la spada, a posizioni più mature sulla dimensione verticale dell’esistenza. Certo, anticlericale lo fu fino alla fine, a differenza di Mazzini (anche se raccomandò il parroco della Maddalena per una Croce di cavaliere…), che alla cultura anticlericale non è mai appartenuto, ma una cosa è l’anticlericalismo e un’altra l’ateismo.

Partendo proprio dalle prime, talvolta geniali, osservazioni del Curatulo, perlopiù ignorate o sottovalutate dagli storici successivi, l’Istituto Internazionale di Studi Giuseppe Garibaldi (https://www.istitutostudistoricigaribaldi.it/ , Piazza della Repubblica 12, 00185 Roma), diretto dall’omonimo pronipote Giuseppe, ha varato, appunto, il progetto su Garibaldi agricoltore, che si è concretizzato in iniziative di grande valore, non solo mostre, peraltro interessantissime, e non solo nelle necessarie opere di restauro del Compendio Garibaldino di Caprera. Il libro di Virman Cusenza va a rinforzare questo progetto, anche grazie alla sua diffusione, che spero fitta e alla capacità di penetrazione nel grosso pubblico.

Oltre ai fatti biografici, tutti rigorosamente esposti senza alcun errore, Virman Cusenza penetra, grazie alla lettura dei diari garibaldini, nell’animo dell’Eroe, ce ne presenta aspetti che in tanti libri di storia manco ci sono. Quale era il carattere di Garibaldi? Pochi storici sono riusciti a presentarcelo. Giusto Giovanni Pascoli, con l’animo del Poeta, arrivò ad intuirlo (Pascoli era amico del Curatulo, prima che questi si occupasse di Garibaldi agricoltore, e in alcune sue poesie arriva a conclusioni non molto dissimili da quelle cui arriva Virman Cusenza, i poeti riescono spesso a vedere lontano, anche quando non hanno accesso ai documenti d’archivio, talvolta l’archivio del cuore è più importante e prezioso di quello degli istituti storici!).

Sappiamo tutto o quasi del Garibaldi condottiero, ma del Garibaldi uomo cosa sappiamo veramente? Dopo la lettura del libro di Virman Cusenza ne sappiamo sicuramente qualcosa in più. E sembra pure di vedere un Garibaldi profeta, ecologista ante litteram, che ammonisce l’uomo a non staccarsi dalla natura, pena gravi conseguenze, alcune delle quali oggi sono sotto gli occhi di tutti.

Un’altra cosa bella del libro di Virman Cusenza è che lui non si cura minimamente della mentalità “politicamente corretta”. Per esempio, chi conosce Garibaldi, sa assai bene il dolore provocatogli dalla cessione della città natale alla Francia, che sempre rinvangò in discorsi e scritti. Le ultime parole da lui scritte di senso compiuto sono contenute in un appunto autografo, Nizza sino alla morte. La vedova, Francesca Armosino, che non aveva motivo di mentire, disse che il defunto marito l’aveva incaricata di dichiarare agli amici che moriva tormentato dal pensiero che Nizza apparteneva ancora alla Francia.

La rivendicazione dell’italianità di Nizza, fatto salvo il periodo fascista, è sempre stata considerata “politicamente scorretta” e non immaginate quanti biografi di Garibaldi l’abbiano cancellata dalla vita dell’Eroe! Virman Cusenza, invece, ne parla assai chiaramente (il libro più completo sull’argomento, purtroppo mai tradotto in italiano si deve alla penna dello scomparso amico Alain Roullier – Laurens, Garibaldi et Nice, pubblicato nel 2009 nella città
rivierasca) e anche qui riesce a cancellare molti, troppi, dubbi, inseriti ad arte nel cervello di quella che Dante definiva “la gente grossa”.

Insomma, un libro tutto da gustare questo di Virman Cusenza, che ci ripropone Garibaldi, senza alcuna concessione alla retorica, in una immagine di freschezza cui non eravamo più abituati e che, ne sono più che sicuro, dovrà essere tenuto ben presente dalla storiografia futura.

Achille Ragazzoni