L’ingresso della Turchia nell’UE resta un problema
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La scorsa settimana, al Parlamento europeo, è stata presentata la Relazione sulla Turchia, che non ha valore legislativo né impone sanzioni, ma riflette le posizioni del Parlamento europeo.
Con l’approvazione della Relazione da parte della plenaria (381 voti a favore, 107 contrari e 171 astensioni, inclusa la mia), sono emerse a Cipro e in Grecia diverse contraddizioni – sui media e tra i colleghi – che, se non avessi conosciuto personalmente la realtà, mi avrebbero fatto perdere la testa. Da un lato, dichiarazioni che parlano di uno “sganassone”, di una “mazzata” e di uno “schiaffo in faccia” per la Turchia, dall’altro, esagerazioni e messa in scena.
L’ossimoro più lampante è il caso di chi due mesi fa aveva valutato il testo della Relazione come “molto buono”, ma ora ha “scoperto” che è “molto cattivo” e ha votato contro! Infatti, quando due mesi fa la bozza della Relazione è stata presentata alla Commissione competente e sono seguite ‘valutazioni positive’ unidimensionali, avevo allora preso l’iniziativa evidenziando i punti molto positivi ma anche gli errori della Relazione, sperando in una riflessione da parte dei colleghi.
In sintesi, il Rapporto contiene diversi riferimenti che documentano un regime islamista tirannico in Turchia con la strumentalizzazione della magistratura da parte del partito di Erdogan, violazioni massicce e gravi dei diritti umani, incarcerazione di dissidenti, oppressione di popoli all’interno della Turchia e altro ancora. Diversi riferimenti corretti e lungimiranti riguardano anche questioni nazionali, ad esempio la condanna della “Fantasia Blu” (espressione sarcastica della dottrina geopolitica turca nota come «Patria Azzurra» Mavi Vatan in turco, n.d.r.) e pieno riconoscimento dei legittimi diritti sovrani della Grecia nell’Egeo, il ritiro delle truppe turche da Cipro, la fine della colonizzazione e dell’usurpazione delle proprietà greco-cipriote nelle aree occupate, il rispetto dei diritti sovrani/della sovranità della Repubblica di Cipro e delle decisioni delle Corti europee, la questione delle persone scomparse, la profanazione del patrimonio culturale/religioso nelle aree occupate, ecc.
Allo stesso tempo, tuttavia, vi sono anche delle omissioni. La Relazione attribuisce un ruolo strategico alla Turchia per la difesa e la sicurezza europea, chiede la ripresa dei negoziati per l’aggiornamento dell’Unione doganale UE-Turchia senza che la Turchia abbia prima adempiuto ai suoi obblighi verso l’UE riguardanti la Repubblica di Cipro sulla base dell’accordo di Unione doganale esistente, richiede la ripresa del Dialogo ad alto livello UE-Turchia annullando l’attuale ‘congelamento’, chiede che i prodotti turchi siano inclusi nel ‘Made in Europe’ come se la Turchia appartenesse all’UE, e altro ancora.
Inoltre, vi è una grave omissione su cui regna il silenzio all’interno. Il Consiglio europeo dei “27” Stati membri all’unanimità, così come la Commissione europea, riferendosi alla Turchia, sottolineano che la soluzione a Cipro dovrebbe costituire acquis comunitario, vale a dire Carta dei diritti fondamentali senza eccezioni e legislazione europea. Questo riferimento cruciale all’acquis comunitario, che io stesso ho incluso negli emendamenti, è stato eliminato e regna il silenzio all’interno perché è stato accettato ‘passivamente’, evidentemente in seguito a direttive di partito.
Poiché la relazione definisce la Turchia quale regime tirannico al suo interno e violatore espansionista all’estero, non avendo soddisfatto i criteri per la sua permanenza nell’Unione, ci sono due opzioni: o imporre sanzioni, o revocare la sua adesione. Nessuna di queste opzioni è stata proposta dalla relazione e quindi ho deciso che non potevo respingere tanti aspetti positivi, ma nemmeno accettare quelli negativi.
Kostas Mavridis*
*eurodeputato DIKO-S&D