{"id":1812,"date":"2022-08-12T12:42:29","date_gmt":"2022-08-12T10:42:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lafiaccola.it\/wp\/?p=1812"},"modified":"2022-08-12T12:42:30","modified_gmt":"2022-08-12T10:42:30","slug":"la-passeggiata-dei-poeti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lafiaccola.it\/wp\/la-passeggiata-dei-poeti\/","title":{"rendered":"La passeggiata dei poeti"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p><em>\u00abTaci. Su le soglie<br>del bosco non odo<br>parole che dici<br>umane; ma odo<br>parole pi\u00f9 nuove<br>che parlano gocciole e foglie<br>lontane.<br>Ascolta. Piove<br>dalle nuvole sparse.<br>Piove su le tamerici<br>salmastre ed arse,<br>piove su i pini<br>scagliosi ed irti,<br>piove su i mirti<br>divini,<br>su le ginestre fulgenti<br>di fiori accolti,<br>su i ginepri folti<br>di coccole aulenti,<br>piove su i nostri volti<br>silvani,<br>piove su le nostre mani<br>ignude,<br>su i nostri vestimenti<br>leggieri,<br>su i freschi pensieri<br>che l\u2019anima schiude<br>novella,<br>su la favola bella<br>che ieri<br>t\u2019illuse, che oggi m\u2019illude,<br>o Ermione\u00bb<\/em><\/p><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il tema del viaggio \u00e8 uno degli archetipi ricorrenti nella letteratura di tutti i tempi. Affine ad esso \u00e8 quello della passeggiata, la dolce sorella del viaggio. La passeggiata indica un andare a piedi per diletto, per svago, senza fretta, e implica un tragitto pi\u00f9 o meno breve che consta generalmente di un\u2019andata e di un ritorno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E subito incontriamo un capolavoro, quella che, a nostro avviso, per la squisita musicalit\u00e0 dei suoi versi, per le sue suggestioni e la sua struttura poetica \u00e8 da considerarsi senz\u2019altro tra le pi\u00f9 belle poesie del Novecento italiano:&nbsp;<em>La pioggia nel pineto<\/em>&nbsp;di Gabriele D\u2019Annunzio. La poesia, di cui riportiamo la prima delle quattro strofe di cui \u00e8 composta, fa parte dell\u2019<em>Alcyone,<\/em>&nbsp;l\u2019opera della maturit\u00e0 poetica di Gabriele D\u2019Annunzio pubblicata nel 1903. Il poeta immagina di trovarsi, in una giornata d\u2019estate, con la donna amata, alla quale d\u00e0 il nome di Ermione, in una pineta della Versilia e di essere sorpreso dalla pioggia. Qui in una sorta di ebbrezza i due amanti si immedesimano piano piano nella natura fino a perdere la propria individualit\u00e0. I due motivi fondamentali che la lirica svolge sono il sentimento panico della natura e l\u2019amore-gioco attraversato da una punta di malinconia (\u201cla favola bella\u201d che illude gli amanti). Una tecnica magistrale e un ritmo incalzante costruito su 128 versi liberi brevissimi, insieme a frequenti e sparse rime ed assonanze, rende sapientemente le sensazioni prodotte dalla pioggia che cade.&nbsp;&nbsp;A poco a poco alle parole umane si sostituiscono i suoni della natura e la poesia \u00abesprime quell\u2019adesione pagana e sensuale alla vita tipica non solo dell\u2019uomo, ma anche dell\u2019epoca\u00bb ((Anna Mattei).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con l\u2019<em>Alcyone<\/em>&nbsp;il Novecento si apre, poeticamente, nel segno della grazia e d\u2019una possibile agognata armonia con la natura. Purtroppo questo stato non durer\u00e0 a lungo. Dietro l\u2019angolo preme gi\u00e0 quell\u2019insana volont\u00e0 di potenza &#8211; diagnosticata da Nietzsche &#8211; che si manifester\u00e0 nelle guerre mondiali e nel successivo predominio della tecnica e dell\u2019economia di cui ancor oggi soffriamo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">* * *<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p><em>\u00ab \u2013 Andiamo?\u00a0<\/em><\/p><p><em>\u2013 Andiamo pure.<\/em><\/p><p><em>All\u2019arte del ricamo,<\/em><\/p><p><em>fabbrica di passamanerie,<\/em><\/p><p><em>ordinazioni, forniture.<\/em><\/p><p><em>Sorelle Purtar\u00e8<\/em><\/p><p><em>Alla citt\u00e0 di Parigi.<\/em><\/p><p><em>Modes, nouveaut\u00e9.<\/em><\/p><p><em>Benedetto Paradiso<\/em><\/p><p><em>Successore di Michele Salvato,<\/em><\/p><p><em>gabinetto fondato nell\u2019anno 1843.<\/em><\/p><p><em>Avviso importante alle signore!<\/em><\/p><p><em>La belt\u00e0 del viso,<\/em><\/p><p><em>seno d\u2019avorio<\/em><\/p><p><em>pelle di velluto.<\/em><\/p><p><em>Grandi tumulti a Montecitorio.\u00a0<\/em><\/p><p><em>Il presidente pronunci\u00f2 fiere parole,\u00a0<\/em><\/p><p><em>tumulto a sinistra, tumulto a destra.<\/em><\/p><p><em>Il gran Sultano di Turchia aspetta.<\/em><\/p><p><em>La pasticca del re sole.<\/em><\/p><p><em>[\u2026]<\/em><\/p><p><em>\u2013 Torniamo indietro?<\/em><\/p><p><em>\u2013 Torniamo pure.\u00bb<\/em><\/p><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questi sono i primi venti e gli ultimi due versi dei centoquarantatr\u00e8 di cui consta de&nbsp;<em>La passeggiata&nbsp;<\/em>di Aldo Palazzeschi, che fa parte della raccolta in versi liberi&nbsp;<em>L\u2019incendiario<\/em>&nbsp;(nell\u2019edizione del 1913).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La tecnica tipicamente pittorica del collage viene qui applicata a un componimento letterario per seguire il ritmo convulsivo della citt\u00e0 moderna. Il poeta attraversa la citt\u00e0 guardandola \u00abcon sguardo sornione, ironico\u00bb (Umberto Fiori), ma aggiungiamo anche con passo futurista: negozi, manifesti pubblicitari, titoli di giornali, strilloni, numeri civici. Le immagini vengono accostate per analogia o per contrasto e vengono offerte rapidamente al lettore in una girandola:<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p><em>\u00abBar la stella polare.<\/em><\/p><p><em>Assunta Chiodaroli levatrice,<\/em><\/p><p><em>Parisina Sudori rammendatrice.<\/em><\/p><p><em>L\u2019arte di non far figlioli\u00bb.<\/em><\/p><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il poeta apparentemente sembra affascinato dallo svelarsi della citt\u00e0, dal progresso e dalla velocit\u00e0, ma nell\u2019accostamento degli enunciati, mai del tutto casuale, si pu\u00f2 scorgere una sottile ironia, un certo disappunto:<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p><em>\u00abcerotto Manganello,<\/em><\/p><p><em>infallibile contro i reumatismi,<\/em><\/p><p><em>l\u2019ultima scoperta della scienza!\u00bb.<\/em><\/p><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ed ancora:<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p><em>\u00abL\u2019amore patrio<\/em><\/p><p><em>antico caff\u00e8.<\/em><\/p><p><em>Affittasi quartiere,<\/em><\/p><p><em>rivolgersi al portiere<\/em><\/p><p><em>dalle 2 alle 3\u00bb.<\/em><\/p><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La citt\u00e0 peraltro mostra anche il suo volto animoso e aggressivo:<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p><em>\u00abGrandi tumulti a Montecitorio.<\/em><\/p><p><em>Il presidente pronunci\u00f2 fiere parole,<\/em><\/p><p><em>tumulto a sinistra, tumulto a destra\u00bb.\u00a0<\/em><\/p><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La rapidit\u00e0 con cui scorrono le immagini come in un film \u2013 arte che cominciava allora non a caso i primi passi \u2013 insieme al cinismo con cui tutti i fatti sono messi sullo stesso piano finisce per vanificare i drammi:<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p><em>\u00abSi getta dalla finestra per amore<\/em><\/p><p><em>Insuperabile sapone alla violetta\u00bb.\u00a0<\/em><\/p><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I due versi di chiusura sono volutamente ambigui:<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p><em>\u00ab- Torniamo indietro?<\/em><\/p><p><em>\u2013 Torniamo pure\u00bb.<\/em><\/p><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il poeta ci esorta a tornare indietro. Dove? Nello spazio, all\u2019inizio della passeggiata, o piuttosto nel tempo, a ritmi di vita pi\u00f9 lenti e pi\u00f9 umani?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">* * *<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p><em>\u00abMe ne vado per le strade<\/em><\/p><p><em>strette oscure e misteriose:\u00a0<\/em><\/p><p><em>vedo dietro le vetrate<\/em><\/p><p><em>affacciate Gemme e Rose.\u00a0<\/em><\/p><p><em>Dalle scale misteriose<\/em><\/p><p><em>c\u2019\u00e8 chi scende brancolando:<\/em><\/p><p><em>dietro i vetri rilucenti<\/em><\/p><p><em>stan le ciane commentando.<\/em><\/p><p><em>La stradina \u00e8 solitaria:<\/em><\/p><p><em>non c\u2019\u00e8 un cane: qualche stella<\/em><\/p><p><em>nella notte sopra i tetti:<\/em><\/p><p><em>e la notte mi par bella.\u00a0<\/em><\/p><p><em>E cammino poveretto\u00a0<\/em><\/p><p><em>nella notte fantasiosa,\u00a0<\/em><\/p><p><em>pur mi sento nella bocca\u00a0<\/em><\/p><p><em>la saliva disgustosa. Via dal tanfo<\/em><\/p><p><em>Via dal tanfo e per le strade\u00a0<\/em><\/p><p><em>E cammina e via cammina,\u00a0<\/em><\/p><p><em>gi\u00e0 le case son pi\u00f9 rade.\u00a0<\/em><\/p><p><em>Trovo l\u2019erba: mi ci stendo\u00a0<\/em><\/p><p><em>a conciarmi come un cane:\u00a0<\/em><\/p><p><em>da lontano un ubriaco<\/em><\/p><p><em>canta amore alle persiane.\u00bb<\/em><\/p><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa poesia di Dino Campana, uno dei pochi poeti \u201cmaledetti\u201d italiani, intitolata non a caso in francese&nbsp;<em>La petite promenade du po\u00e9te,<\/em>&nbsp;fa parte della sezione&nbsp;<em>Notturni<\/em>&nbsp;dei&nbsp;<em>Canti orfici,<\/em>&nbsp;\u00abil libro pi\u00f9 controverso e discusso del nostro Novecento\u00bb (Umberto Fiori), stampato nel 1914.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono note le sofferte vicende della pubblicazione di questa raccolta, il cui manoscritto originario fu smarrito durante un trasloco da Ardengo Soffici, cui era stato dato in lettura e che, peraltro, ne colse subito il valore poetico, dal momento che in una magnifica pagina dei&nbsp;<em>Ricordi di vita artistica e letteraria<\/em>&nbsp;&nbsp;scrisse: \u00abLessi il libro da cima a fondo riportandone l\u2019impressione di una aperta luce solare\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il titolo dell\u2019opera di Campana fa riferimento ai&nbsp;<em>Canti&nbsp;<\/em>di Leopardi, di cui il poeta di Marradi si sentiva erede, mentre l\u2019aggettivo orfico esprime la natura divina e misteriosa della poesia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La passeggiata di Campana, dal ritmo facile e popolaresco che viene reso, tecnicamente, dall\u2019uso degli ottonari e la fa assomigliare ad una filastrocca, esprime una disperata solitudine e quella fuga dalle convenzioni borghesi, dal proprio tempo e da s\u00e9 stesso, che il fascino della notte a mala pena attenua.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quella di Campana pu\u00f2 considerarsi una vera e propria confessione, perch\u00e9 riesce ad esprimere, per dirla con Maria Zambrano, \u00able viscere dolenti e vivide, la vita nella sua dispersione e oscurit\u00e0\u00bb. La confessione, precisa la filosofa spagnola, \u00abcomincia sempre con una fuga da s\u00e9. Parte da una situazione di disperazione. Il suo presupposto \u00e8 quello di ogni partenza: una speranza e una disperazione, la disperazione di ci\u00f2 che si \u00e8 e la speranza che appaia qualcosa che ancora non si possiede\u00bb (in&nbsp;<em>La confessione come genere letterario<\/em>).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma la Chimera del poeta di Marradi non conduce alla fine ad alcuna speranza, ad alcuna verit\u00e0 condivisa, ad alcun paradiso ritrovato. Con Campana la disarmonia del vivere e l\u2019inquietudine, temi letterari ed esistenziali tipici del Novecento,&nbsp;&nbsp;fanno capolino nella poesia italiana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">* * *<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p><em>\u00abPalazzeschi, eravamo tre,<br>Noi due e l\u2019amica ironia,<br>A braccetto per quella via<br>Cos\u00ec nostra alle ventitr\u00e9.<br><br>Il nome, chi lo ricorda?<br>Dalle parti di San Gervasio;<br>Silvio Pellico o Metastasio;<br>C\u2019era sull\u2019angolo in blu.<br><br>Mi ricordo per\u00f2 del resto:<br>L\u2019ombra d\u2019oro sulle facciate,<br>Qualche raggio nelle vetrate;<br>Agiatezza e onorabilit\u00e0.<br><br>Tutto nuovo, le lastre azzurre<br>Del marciapiede annaffiato,<br>Le persiane verdi, il selciato,<br>I lampioni color caff\u00e8;<br><br>Giardinetti disinfettati,<br>Canarini ai secondi piani,<br>Droghieri, barbieri, ortolani,<br>Un signore che guardava in su;<br><br>Un altro seduto al balcone,<br>Calvo, che leggeva il giornale,<br>Tra i gerani del davanzale<br>Una bambinaia col b\u00e9b\u00e9;<br><br>Un fiacchere fermo a una porta<br>Col fiaccheraio assopito,<br>Un can barbone fiorito<br>Di seta, che ci annus\u00f2;<br><br>Un sottotenente lucente,<br>Bello sulla bicicletta,<br>Monocolo e sigaretta,<br>Due preti, una vecchia, un lacch\u00e8.<br><br>\u2013 Che bella vita \u2013 dicesti \u2013<br>Ammogliati, una decorazione,<br>Qui tra queste brave persone,<br>I modelli della citt\u00e0.<br><br>Che bella vita, fratello! \u2013<br>E io sarei stato d\u2019accordo;<br>Ma un organetto un po\u2019 sordo<br>Si mise a cantare: Ohi Mar\u00ec\u2026<br><br>E fummo quattro oramai<br>A braccetto per quella via.<br>Peccato! La malinconia<br>S\u2019era invitata da s\u00e9.\u00bb<\/em><\/p><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019ironia accompagna la passeggiata di Ardengo Soffici con l\u2019amico poeta Palazzeschi fin dai primi versi della poesia intitolata&nbsp;<em>Via<\/em>&nbsp;che \u00e8 tratta da&nbsp;<em>Intermezzo<\/em>, un piccolo gruppo di liriche di poco successive a&nbsp;<em>Bif&amp;ZF + 18<\/em>. Simultaneit\u00e0. Chimismi lirici del 1915, la raccolta che insieme a&nbsp;<em>L\u2019incendiario<\/em>&nbsp;(1913) di Aldo Palazzeschi, a&nbsp;<em>Citt\u00e0 veloce<\/em>&nbsp;(1919) di Luciano Folgore e ad alcune liriche di F. T. Marinetti e di Emilio Notte rappresenta forse quanto di pi\u00f9 poeticamente valido produsse il Futurismo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Via<\/em> segna il passaggio dalla poetica futurista a una pi\u00f9 tradizionale ed \u00e8 strutturata in quartine di ottonari e novenari con rime baciate nel 2\u00b0 e 3\u00b0 verso. \u00c8 ormai lontano il tempo dell\u2019esaltazione futurista del poeta per la citt\u00e0 moderna, in cui \u00e8 bello \u00abnuotare come un pesce innamorato\u00bb e dove \u00abil clamore dell\u2019elettricit\u00e0, del gas, dell\u2019acetilene e delle altre luci fiorite nelle vetrine\u00bb e \u00able automobili venute di per tutto\u00bb (Crocicchio) hanno ormai soppiantato la natura. I valori che il contesto urbano ora suggerisce sono \u00abagiatezza e onorabilit\u00e0\u00bb. Le rassicuranti scene di vita quotidiana sono guardate con un pizzico di ironica condiscendenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia, risvegliato da una canzonetta, il ricordo d\u2019amori giovanili introduce un senso di malinconia che contrasta col decoro borghese. \u00c8 passata invano la giovinezza? Grazie al suo intatto vitalismo Soffici riesce ancora a strapparci un sorriso. Ironia e malinconia per\u00f2 accompagnano ormai la passeggiata del poeta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">* * *<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p><em>\u00abDove vai per le strade di Roma\u00a0<\/em><\/p><p><em>sui filobus o i tram in cui la gente\u00a0<\/em><\/p><p><em>ritorna? In fretta, ossesso, come\u00a0<\/em><\/p><p><em>ti aspettasse il lavoro paziente<\/em><\/p><p><em>da cui a quest\u2019ora gli altri rincasano?\u00a0<\/em><\/p><p><em>\u00c8 il primo dopocena, quando il vento sa\u00a0<\/em><\/p><p><em>di calde miserie familiari\u00a0<\/em><\/p><p><em>perse nelle mille cucine, nelle\u00a0<\/em><\/p><p><em>lunghe strade illuminate,\u00a0<\/em><\/p><p><em>su cui pi\u00f9 chiare spiano le stelle.\u00a0<\/em><\/p><p><em>Nel quartiere borghese, c\u2019\u00e8 la pace\u00a0<\/em><\/p><p><em>di cui ognuno dentro si contenta\u00a0<\/em><\/p><p><em>anche vilmente, e di cui vorrebbe\u00a0<\/em><\/p><p><em>piena ogni sera della sua esistenza.\u00bb\u00a0<\/em><\/p><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Inizia cos\u00ec&nbsp;<em>Serata romana<\/em>&nbsp;di Pier Paolo Pasolini la pi\u00f9 riuscita ed intensa, con i suoi cinquantacinque versi sciolti e irregolari, delle liriche della raccolta&nbsp;<em>La religione del mio tempo,<\/em>&nbsp;pubblicata nel 1961. Il poeta comincia col rappresentare se stesso, mentre va in direzione opposta a quella della gente comune che rincasa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sua passeggiata nelle borgate romane \u00e8 in verit\u00e0 una discesa agli inferi, nei bassifondi sociali, tra prostitute e vecchi ubriachi, dove \u00abil fetore si mescola all\u2019ebbrezza \/ della vita che non \u00e8 vita\u00bb, nel tentativo, che si rivela illusorio, di cogliere una natura umana intatta, astorica, genuina, identificata nel sottoproletariato e nelle sue \u00abimpure tracce umane\u00bb, e nei suoi \u00abbassi diletti innocenti\u00bb.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella lirica emerge in modo dolente il dato autobiografico:<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-pullquote\"><blockquote><p><em>\u00abAh, essere diverso \u2013 in un mondo che pure<\/em><\/p><p><em>\u00e8 in colpa \u2013 significa non essere innocente\u2026<\/em><\/p><p><em>Va, scendi, lungo le svolte oscure<\/em><\/p><p><em>del viale che porta a Trastevere<\/em><\/p><p><em>ecco, ferma e sconvolta, come<\/em><\/p><p><em>dissepolta da un fango di altri evi<\/em><\/p><p><em>\u2013 a farsi godere da chi pu\u00f2 strappare<\/em><\/p><p><em>un giorno ancora alla morte e al dolore \u2013<\/em><\/p><p><em>hai ai tuoi piedi tutta Roma\u2026\u00bb.\u00a0<\/em><\/p><\/blockquote><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma il poeta riesce pure a cogliere, poco pi\u00f9 oltre, nel contrasto palese tra i \u00abcaldi platani\u00bb su cui \u00abla notte teneramente fiata\u00bb e i \u00abplumbei, piatti\u00bb attici dei \u00abcaseggiati giallastri\u00bb, la spia di un degrado, l\u2019attestazione di quella \u201cmutazione antropologica\u201d che egli illustrer\u00e0 incisivamente e magistralmente nei suoi&nbsp;<em>Scritti corsari<\/em>&nbsp;del 1975.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di fronte al degrado delle periferie, cagionato da uno sviluppo scambiato per progresso, la poesia certamente non pu\u00f2 far finta di nulla. Ed allora non pu\u00f2 che farsi impegno civile e confessione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il titolo della raccolta,&nbsp;<em>La religione del mio tempo,<\/em>&nbsp;suona ironico: non dovrebbero le verit\u00e0, che le religioni proclamano, non bagnarsi alle sorgenti del tempo?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pasolini spiegava cos\u00ec la genesi della sua raccolta in un articolo apparso su&nbsp;<em>Vie Nuove<\/em>: \u00abla sirena neo-capitalistica da una parte, la desistenza rivoluzionaria dall\u2019altra: e il vuoto, il terribile vuoto esistenziale che ne consegue. Quando l\u2019azione politica si attenua o si fa incerta, allora si prova o la voglia dell\u2019evasione, del sogno o una insorgenza moralistica\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il poeta riesce a cogliere nei suoi versi, in pieno boom economico, i prodromi di quella crisi esistenziale e sociale che sarebbe esplosa di l\u00ec a poco, sul finire degli anni \u201960 del Novecento. La poesia di Pasolini anticipa potentemente l\u2019inquietudine, l\u2019avvilimento e il senso irrimediabile di disfatta dell\u2019uomo di fine Novecento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\"><strong>Sandro Marano<\/strong><strong><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abTaci. 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