{"id":5882,"date":"2026-10-31T18:43:18","date_gmt":"2026-10-31T17:43:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lafiaccola.it\/wp\/?p=5882"},"modified":"2026-10-31T18:43:20","modified_gmt":"2026-10-31T17:43:20","slug":"la-vita-vera-dietro-una-divisa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lafiaccola.it\/wp\/la-vita-vera-dietro-una-divisa\/","title":{"rendered":"La vita vera dietro una divisa"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questi giorni di forte tensione, le proteste per i disagi sociali che investono l&#8217;Europa \u2014 ormai una costante ogni settimana \u2014 diventano il pretesto per numerose frange di delinquenti di saccheggiare negozi, devastare le citt\u00e0 e aggredire le forze dell&#8217;ordine, sfruttando vigliaccamente la calca come scudo e l&#8217;anonimato come arma.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ogni volta che le cronache ci raccontano di tensioni, scontri di piazza o periferie fuori controllo, il dibattito pubblico italiano sembra seguire un copione gi\u00e0 scritto. Da un lato la politica dei salotti, dall&#8217;altro la narrazione social che \u2014 spesso con video tagliati ad arte \u2014 si affretta a processare e criminalizzare chi indossa una divisa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma cosa succede quando i riflettori dei media si spengono? Chi c&#8217;\u00e8 davvero dietro lo scudo antisommossa, dietro la paletta tesa a un posto di blocco nella notte, o dentro una gazzella inviata a scovare ladri e spacciatori nei quartieri pi\u00f9 difficili d&#8217;Italia? <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oggi facciamo un viaggio dietro le quinte della legalit\u00e0. Lo spunto ce lo offre un libro che \u00e8 un vero e proprio pugno nello stomaco per l&#8217;ipocrisia di questo Paese. Si intitola &#8220;1.700 euro e una sirena: La vita vera dietro una divisa&#8221;. L&#8217;autore, Natalino Leobono, \u00e8 un uomo che ha servito e serve lo Stato in prima linea da trent&#8217;anni, un Carabiniere che ha deciso di raccontare quello che nei verbali ufficiali non trova mai spazio: la tensione, la solitudine, i sacrifici personali e l&#8217;umanit\u00e0 di lavoratori sottopagati inviati a fare da argine sociale ai fallimenti della politica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Nel libro descrive la quotidianit\u00e0 e l&#8217;umanit\u00e0 di chi indossa la divisa. Eppure, basta un video di trenta secondi tagliato ad arte sui social per trasformare un carabiniere che sta ripristinando l&#8217;ordine pubblico in un &#8220;torturatore&#8221;. Quanto \u00e8 frustrante lavorare per la sicurezza di tutti sapendo che il dibattito pubblico ha gi\u00e0 deciso che la colpa \u00e8 sempre e solo della divisa, senza aspettare i fatti?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gentile Direttore, la ringrazio per l&#8217;attenzione riservata al mio libro ma, prima di rispondere alle sue domande, desidero formulare una precisazione. Le mie dichiarazioni sono rese esclusivamente a titolo personale, nella mia qualit\u00e0 di autore dell&#8217;opera, nell&#8217;ambito di una riflessione culturale, letteraria e autobiografica maturata attraverso la mia esperienza professionale. Le opinioni espresse, quindi, non costituiscono posizioni ufficiali dell&#8217;Arma dei Carabinieri, n\u00e9 dell&#8217;associazione sindacale SIM Carabinieri, della quale sono Consigliere Nazionale. I riferimenti alla vita professionale, alle difficolt\u00e0 operative e alle condizioni del personale hanno carattere generale e riflettono esclusivamente esperienze, considerazioni e valutazioni personali, nel rispetto dei doveri derivanti dal mio status militare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Credo, quindi, che uno dei problemi della nostra epoca sia la velocit\u00e0 con la quale siamo diventati capaci di giudicare, spesso senza conoscere. Un&#8217;immagine, un filmato, pochi secondi possono raccontare un frammento di realt\u00e0, ma difficilmente riescono a restituire tutta la complessit\u00e0 di una situazione. Naturalmente, ogni comportamento deve poter essere valutato e, quando necessario, accertato nelle sedi competenti. Ma vorrei spostare l&#8217;attenzione su un aspetto diverso, che \u00e8 poi il filo conduttore del mio libro: quanto conosciamo realmente delle persone che indossano una divisa?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo oltre trentasette anni trascorsi nell&#8217;Arma, mi sono reso conto che spesso siamo riconoscibili per ci\u00f2 che rappresentiamo, molto meno per ci\u00f2 che siamo. Ci sono emozioni, sacrifici, paure e responsabilit\u00e0 che non entrano in un filmato e che raramente trovano spazio nel dibattito pubblico. Con <em>1.700 euro e una sirena<\/em> ho cercato di raccontare proprio quella parte invisibile, attraverso episodi di vita vissuta, senza pretendere di rappresentare l&#8217;esperienza di tutti. Non ho scritto un libro per chiedere comprensione a prescindere, n\u00e9 per sottrarre qualcuno alle proprie responsabilit\u00e0. L&#8217;ho scritto perch\u00e9 credo che, prima di formulare un giudizio su una persona, valga sempre la pena provare a conoscerne anche il lato umano. La divisa \u00e8 immediatamente riconoscibile. L&#8217;uomo che la indossa, molto spesso, rimane invisibile. Ed \u00e8 a quell&#8217;uomo che ho voluto dare voce.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Un carabiniere in piazza deve prendere decisioni in frazioni di secondo, sotto una pioggia di insulti e oggetti. Poi, quelle stesse decisioni vengono analizzate per anni in comode aule di tribunale. Le regole d&#8217;ingaggio attuali vi tutelano davvero o vi costringono a subire passivamente per la paura di finire sotto indagine e rovinarvi la vita per 1.700 euro al mese?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel mio libro non ho voluto affrontare il tema delle disposizioni operative o formulare giudizi sul sistema giudiziario. Sono argomenti complessi, che richiedono approfondimenti specifici e che esulano dalle finalit\u00e0 di quest&#8217;opera. Ho cercato, invece, di raccontare cosa significhi convivere per anni con responsabilit\u00e0 che possono accompagnarti anche quando il servizio \u00e8 terminato. Chiunque svolga una professione nella quale \u00e8 chiamato ad affrontare situazioni difficili conosce il peso delle decisioni, il senso di responsabilit\u00e0 e quella particolare tensione che talvolta continua a farsi sentire anche a distanza di tempo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 un aspetto umano che accomuna molte professioni, ma che assume un significato particolare quando si lavora quotidianamente a contatto con le difficolt\u00e0, le emergenze e, qualche volta, con le tragedie degli altri. Il titolo <em>1.700 euro e una sirena<\/em> nasce proprio da questa riflessione. Non vuole rappresentare la retribuzione di tutti gli appartenenti alle Forze dell&#8217;Ordine, n\u00e9 ridurre il valore di una professione alla sua dimensione economica. \u00c8 piuttosto un&#8217;immagine, volutamente provocatoria, che mette a confronto la normalit\u00e0 di uno stipendio con la straordinariet\u00e0 di alcune responsabilit\u00e0. Perch\u00e9 ci sono lavori che finiscono quando termina il turno. E altri che, qualche volta, continuano a vivere dentro di te. \u00c8 soprattutto questo che ho cercato di raccontare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Nelle manifestazioni vi scontrate con un &#8220;nemico&#8221; visibile. Sulla strada, invece, affrontate lo spaccio e la microcriminalit\u00e0: un nemico invisibile, fluido e senza nulla da perdere. Quale di questi due contesti logora di pi\u00f9 la mente di un carabiniere? \u00c8 pi\u00f9 frustrante subire una bomba carta in piazza o la consapevolezza di arrestare uno spacciatore la sera e ritrovarlo allo stesso angolo la mattina dopo a causa delle &#8220;porte girevoli&#8221; della giustizia?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono esperienze molto diverse, ma ci\u00f2 che mi interessa raccontare non \u00e8 tanto quale situazione sia pi\u00f9 difficile, quanto ci\u00f2 che alcune esperienze possono lasciare dentro una persona. Ho conosciuto realt\u00e0 particolarmente complesse fin dai miei primi anni di servizio, quando, giovanissimo, fui destinato a Gela, in Sicilia. Erano anni nei quali la violenza non era qualcosa che vedevi soltanto attraverso uno schermo televisivo. Era una realt\u00e0 che potevi incontrare quotidianamente, anche nelle sue manifestazioni pi\u00f9 drammatiche. Successivamente ho prestato servizio nelle scorte, attraversando gli anni difficili delle stragi, per poi maturare altre esperienze nelle attivit\u00e0 investigative e nel Radiomobile. Sono stati percorsi differenti, ciascuno dei quali mi ha lasciato qualcosa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E proprio ripensando a quelle esperienze ho compreso che il logoramento di una persona non dipende necessariamente da un singolo episodio particolarmente difficile. Qualche volta nasce dall&#8217;accumularsi di situazioni, responsabilit\u00e0 e sacrifici che diventano parte della quotidianit\u00e0. Nel libro non cerco di spiegare il funzionamento della giustizia e non formulo valutazioni sulle decisioni giudiziarie. Racconto, piuttosto, la dimensione umana di chi attraversa determinate esperienze professionali. Perch\u00e9, al di l\u00e0 dei diversi ruoli, credo che esista un sentimento comune a molti uomini e donne che indossano un&#8217;uniforme. Ci distinguono la storia, le tradizioni e i colori delle nostre divise, ma esistono emozioni che ci accomunano profondamente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La paura, il senso del dovere, la soddisfazione di essere stati utili e, qualche volta, anche la stanchezza e la delusione. Sono sentimenti che non appartengono a un&#8217;Istituzione. Appartengono alle persone. Ed \u00e8 di quelle persone che ho voluto parlare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Nel dibattito pubblico \u00e8 facile imbattersi in clich\u00e9 denigratori sulle forze dell&#8217;ordine. Eppure, le statistiche dicono che le stazioni dei Carabinieri sono il primo punto di riferimento per il Paese. Come spiega questo cortocircuito per cui una parte della societ\u00e0 vi attacca ideologicamente nei salotti o sui social, ma \u00e8 la prima a pretendere la vostra presenza immediata non appena sente un rumore sospetto in giardino?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Credo che sia necessario distinguere l&#8217;immagine pubblica di un&#8217;Istituzione dal rapporto umano che quotidianamente si costruisce tra le persone. Le Stazioni dei Carabinieri, soprattutto nei piccoli centri, rappresentano da generazioni un punto di riferimento per le comunit\u00e0. Sono luoghi nei quali si entra per denunciare un reato, certamente, ma qualche volta anche per chiedere un consiglio, raccontare una difficolt\u00e0 o semplicemente trovare qualcuno disposto ad ascoltare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel corso della mia vita professionale ho conosciuto persone straordinarie, incontrate nelle circostanze pi\u00f9 diverse. Alcune di quelle esperienze hanno lasciato ricordi che porto ancora con me. \u00c8 questo l&#8217;aspetto che mi interessa valorizzare. Nel dibattito pubblico si parla spesso delle Forze dell&#8217;Ordine attraverso le loro funzioni, i loro compiti e le loro responsabilit\u00e0. Molto meno frequentemente si racconta il rapporto umano che pu\u00f2 nascere tra un cittadino e chi, in un momento particolarmente difficile della sua vita, si trova ad aiutarlo. Nel libro ho cercato di recuperare anche questa dimensione. Non per idealizzare una professione o sostenere che chi indossa una divisa sia diverso dagli altri. Ma per ricordare che, dietro ogni uniforme, esiste una persona con la propria storia, le proprie qualit\u00e0 e le proprie fragilit\u00e0. E qualche volta basta un gesto, uno sguardo o una parola di gratitudine per dare significato a un&#8217;intera giornata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Mettiamo da parte per un attimo i regolamenti, i verbali e l&#8217;Istituzione dell&#8217;Arma. Parliamo all&#8217;uomo. Quando si toglie la divisa e torna a casa la sera dopo un turno in cui ha subito sputi, insulti e minacce, come fa a chiudere la porta e a non riversare quella violenza psicologica e quella frustrazione sui suoi figli o su sua moglie? Qual \u00e8 il prezzo umano invisibile che la sua famiglia paga ogni giorno?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa \u00e8 probabilmente una delle domande che mi stanno pi\u00f9 a cuore, perch\u00e9 tocca uno degli aspetti pi\u00f9 profondi del mio libro. La verit\u00e0 \u00e8 che non sempre riusciamo a lasciare il lavoro fuori dalla porta di casa. Ci sono turni che finiscono quando termina il servizio. E ce ne sono altri che continuano dentro di te, anche quando hai tolto l&#8217;uniforme. Ci sono immagini che non dimentichi, parole che continuano a risuonarti nella testa, situazioni sulle quali torni a riflettere anche a distanza di anni. E qualche volta il silenzio diventa il modo pi\u00f9 semplice per non trasferire sulle persone che ami il peso di ci\u00f2 che hai vissuto. Ma anche quel silenzio pu\u00f2 avere un prezzo. Lo conosce chi ti aspetta, chi rinuncia alla tua presenza durante una ricorrenza, chi si abitua ai turni di notte, alle telefonate improvvise, ai Natali trascorsi senza di te. La famiglia di un carabiniere, molto spesso, condivide i sacrifici di una professione che non ha scelto direttamente. Nel mio libro ho dedicato spazio proprio a questi momenti. Non soltanto agli episodi che possono apparire straordinari, ma anche alle piccole rinunce quotidiane, a quelle assenze che finiscono per diventare abitudini. Perch\u00e9 dietro una divisa non c&#8217;\u00e8 una persona sempre forte, sempre disponibile, sempre capace di affrontare ogni cosa senza risentirne. C&#8217;\u00e8 un essere umano. E come ogni essere umano pu\u00f2 conoscere la paura, la stanchezza, il dolore e il bisogno di essere ascoltato. Credo che imparare a riconoscere e condividere queste emozioni sia importante, non soltanto per chi svolge questa professione, ma anche per le persone che gli vivono accanto. Perch\u00e9 anche chi trascorre una vita a proteggere gli altri, qualche volta, ha bisogno di sentirsi protetto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Nel libro lei scava nell&#8217;umanit\u00e0 del carabiniere. La gente si rende conto che dietro quella divisa ferma al bar c&#8217;\u00e8 un lavoratore che magari ha fatto la notte, che ha problemi familiari o che \u00e8 sottopagato, o venite visti come dei soggetti privi di emozioni e stanziati sul territorio solo per reprimere?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Credo che molte persone conoscano soprattutto l&#8217;aspetto esteriore di questa professione. Vedono il carabiniere, il poliziotto o un altro operatore delle Forze dell&#8217;Ordine mentre svolge il proprio lavoro. Molto pi\u00f9 raramente si chiedono chi sia quella persona quando termina il servizio. Eppure potrebbe essere un padre che non vede i propri figli da due giorni a causa dei turni, un marito preoccupato per la salute di un familiare, un giovane lontano centinaia di chilometri da casa. Potrebbe aver trascorso la notte accanto a una vittima di un incidente stradale, aver assistito a una tragedia familiare oppure aver dovuto comunicare una notizia terribile. E magari, mezz&#8217;ora dopo, lo incontriamo al bar mentre beve un caff\u00e8. Noi vediamo quel caff\u00e8. Non vediamo tutto ci\u00f2 che lo ha preceduto. Il titolo <em>1.700 euro e una sirena<\/em> nasce proprio da questa contraddizione: il divario tra la dimensione ordinaria di un lavoro e il carico straordinario di responsabilit\u00e0, sacrifici ed emozioni che pu\u00f2 accompagnarlo. Non \u00e8 una rivendicazione esclusivamente economica. \u00c8 una riflessione sul valore umano di una professione. La sirena che attraversa le nostre citt\u00e0 \u00e8 un suono al quale siamo abituati. Ma dietro quel suono c&#8217;\u00e8 qualcuno che sta andando incontro a una situazione difficile, talvolta a un problema dal quale tutti gli altri stanno cercando di allontanarsi. Ecco, vorrei che dopo aver letto il mio libro, quando qualcuno sentir\u00e0 passare una sirena, non vedesse soltanto un&#8217;automobile che corre. Vorrei che pensasse, anche solo per un istante, alla persona che c&#8217;\u00e8 dentro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il legame tra colleghi in un ambiente militare \u00e8 notoriamente d&#8217;acciaio; ci si protegge a vicenda e spesso si parla di vero e proprio cameratismo. Lei per\u00f2, scrivendo questo libro, ha scelto di mostrare pubblicamente le vostre fragilit\u00e0 e le crepe emotive che questo lavoro comporta. Come hanno reagito i suoi colleghi? Ha avvertito il peso del giudizio di chi, forse, preferisce mantenere intatto il mito della divisa infallibile e impassibile, vedendo nella sua sincerit\u00e0 quasi una debolezza?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Scrivere questo libro \u00e8 stato, prima di tutto, un viaggio personale attraverso i ricordi. Ho ricevuto parole di apprezzamento che mi hanno sinceramente emozionato, soprattutto da persone che hanno riconosciuto nelle mie pagine qualcosa della propria vita o di quella dei loro familiari. Naturalmente, non tutti hanno manifestato lo stesso interesse. Ma considero questo assolutamente normale: un libro \u00e8 un&#8217;opera personale e ciascuno \u00e8 libero di riconoscersi o meno nelle esperienze raccontate. Ci\u00f2 che mi interessa maggiormente non \u00e8 il numero dei consensi, ma il significato che queste pagine possono assumere per chi decide di leggerle. Credo che raccontare le emozioni e le fragilit\u00e0 di chi indossa una divisa non significhi metterne in discussione la professionalit\u00e0. Al contrario, significa riconoscere che dietro il ruolo esiste una dimensione umana che merita attenzione. In <em>1.700 euro e una sirena<\/em> ho sfiorato questo argomento nel capitolo <em>Dormire leggeri<\/em>, mentre ne <em>Il collega che ti salva la notte<\/em> ho raccontato il valore di quel legame profondo e necessario che pu\u00f2 nascere tra persone chiamate a condividere esperienze particolarmente intense. Sono aspetti ai quali tengo molto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Proprio da queste riflessioni \u00e8 nato anche un secondo progetto editoriale, <em>Prima che diventi silenzio<\/em>, attualmente in revisione, nel quale affronto un tema estremamente delicato: quello dei suicidi tra gli appartenenti alle Forze dell&#8217;Ordine e alle Forze Armate. \u00c8 un argomento che merita rispetto, sensibilit\u00e0 e una riflessione approfondita, lontana da semplificazioni e giudizi affrettati. Con questo nuovo lavoro vorrei continuare a esplorare la dimensione umana di chi indossa una divisa, dando spazio anche alle sofferenze che talvolta rimangono difficili da esprimere. Non ho scritto il mio primo libro per ottenere l&#8217;approvazione dei colleghi, n\u00e9 per mettere in discussione l&#8217;Istituzione alla quale ho dedicato la mia vita e che mi ha consentito di crescere professionalmente e umanamente. L&#8217;ho scritto perch\u00e9 sentivo il desiderio di lasciare una testimonianza. Una testimonianza personale, certamente, che non pretende di raccontare l&#8217;esperienza di tutti, ma che forse pu\u00f2 aiutare qualcuno a comprendere meglio una realt\u00e0 spesso conosciuta soltanto dall&#8217;esterno. Raccontare le proprie fragilit\u00e0 non significa rinunciare alla propria forza. Significa, semplicemente, avere il coraggio di essere umani.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Se domani mattina un ragazzo o una ragazza le dicesse: &#8220;Voglio fare il carabiniere per difendere il mio Paese&#8221;, guardandolo negli occhi da uomo a uomo, e non da reclutatore, gli direbbe davvero di farlo? O gli consiglierebbe di salvarsi la vita e cercare un lavoro dove lo Stato e i cittadini non ti considerano un bersaglio da colpire o un robot senza sentimenti?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli direi di farlo. Ma prima gli racconterei tutto quello che normalmente non viene raccontato. Gli parlerei delle notti trascorse lontano da casa, delle festivit\u00e0 perdute, delle responsabilit\u00e0 che arrivano quando sei ancora troppo giovane per comprenderne fino in fondo il peso. Gli racconterei che qualche volta avr\u00e0 paura, che non sempre ricever\u00e0 un grazie e che potrebbe trovarsi ad affrontare situazioni difficili, dalle quali porter\u00e0 con s\u00e9 ricordi destinati a durare nel tempo. Gli direi che esistono giorni nei quali si sentir\u00e0 orgoglioso della propria scelta e altri nei quali si domander\u00e0 se tutti quei sacrifici abbiano davvero un senso. Ma poi gli racconterei anche il resto. Gli parlerei di quella sensazione che provi quando riesci ad aiutare qualcuno, degli sguardi di gratitudine che non hanno bisogno di parole, dei colleghi che diventano fratelli senza avere il tuo stesso sangue. Gli racconterei che indossare una divisa significa assumersi una responsabilit\u00e0 che va molto oltre lo stipendio e il riconoscimento pubblico. Perch\u00e9 per fare questo mestiere bisogna crederci davvero. Io sono entrato nell&#8217;Arma a diciotto anni. Avrei potuto fare altro, ma volevo fare il Carabiniere. Da allora ho attraversato realt\u00e0 difficili, ho conosciuto persone straordinarie, ho visto il lato peggiore e quello migliore dell&#8217;essere umano. E soprattutto sono cambiato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La divisa mi ha insegnato molto, ma mi ha anche tolto qualcosa. Sarebbe disonesto negarlo. Nel mio libro c&#8217;\u00e8 un capitolo che si intitola proprio <em>Rifarei tutto<\/em>. Non \u00e8 un titolo scelto per caso. Perch\u00e9, nonostante le delusioni, le difficolt\u00e0 e i sacrifici, la mia risposta rimane quella. <strong>Rifarei tutto.<\/strong> Con una consapevolezza in pi\u00f9, per\u00f2, che vorrei trasmettere proprio ai giovani: non basta imparare a indossare una divisa. Bisogna imparare anche a proteggere l&#8217;uomo che c&#8217;\u00e8 dentro. Perch\u00e9 un giorno quella divisa verr\u00e0 riposta nell&#8217;armadio. Ma tutto ci\u00f2 che avrai vissuto indossandola rester\u00e0 con te. <strong>Per sempre.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\"><strong>Paolo Scagliarini<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questi giorni di forte tensione, le proteste per i disagi sociali che investono l&#8217;Europa&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":5883,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"h5ap_radio_sources":[],"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2},"jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[63],"tags":[],"class_list":["post-5882","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-le-nostre-interviste"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.6 - 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