Colonia Dux, l’architettura ritrovata
A Cagliari, nella spiaggia del Poetto, il recupero di uno dei grandi simboli del Novecento cittadino: storia, memoria e futuro dell’ex Ospedale Marino. Più che un progetto alberghiero, il recupero di un bene culturale. Dal capolavoro di Ubaldo Badas alla ricerca del “Poetto perduto”, fino al restauro del grande scheletro in calcestruzzo armato che rappresenta il cuore dell’edificio.
Ci sono luoghi che appartengono alla memoria collettiva di una città prima ancora che al suo paesaggio. La Colonia marina Dux, mai realizzata, trasformata nel secondo dopoguerra nell’Ospedale Marino, è uno di questi. Affacciata sul Poetto, da quasi novant’anni accompagna la storia di Cagliari fino al suo abbandono durato decenni e oggi protagonista di uno dei più importanti interventi di recupero del patrimonio architettonico del Novecento in Sardegna.
Il progetto trasformerà l’edificio storico di proprietà del Demanio in una struttura ricettiva con apertura prevista l’estate prossima. La concessione ventennale è stata affidata, nel novembre 2021, alla Colonia Hotel Srl, dopo la vittoria di un bando regionale.
Il progetto in corso nasce dalla convinzione che il valore dell’edificio non risiede soltanto nella sua futura funzione, ma soprattutto nella sua storia, nella qualità della sua architettura e nel rapporto che ha instaurato con il mare e con il paesaggio del Poetto e della città.
Per questo il recupero non è concepito come la trasformazione di un immobile dismesso, ma come un percorso di conoscenza, tutela e valorizzazione di un bene culturale destinato a tornare protagonista della vita della città.
La storia dell’edificio affonda le radici negli anni Trenta, quando il Comune di Cagliari affida ad Ubaldo Badas, uno dei protagonisti dell’architettura del ‘900 in Sardegna, il progetto della Colonia marina Dux. L’opera doveva nascere come struttura dedicata al soggiorno dei bambini, in continuità con la tradizione delle colonie estive che, fin dal 1917, grazie alla vincenziana Suor Beata Nicoli, avevano individuato nel Poetto un luogo privilegiato per la salute e il benessere.
La guerra interrompe il completamento dell’edificio, che nel dopoguerra viene completato e trasformato nell’Ospedale Marino. Per decenni diventa un punto di riferimento della sanità regionale, fino alla progressiva dismissione e al lungo periodo di abbandono che ne compromette la conservazione, senza però cancellarne l’identità architettonica.
Oggi il recupero prende avvio proprio da quella identità.
L’intervento è stato infatti impostato secondo un approccio che considera l’edificio come un patrimonio storico da comprendere, prima ancora che da restaurare. Non è un caso che il cantiere adotti metodologie proprie dell’archeologia degli elevati, disciplina che legge gli edifici come documenti materiali della storia. Ogni elemento costruttivo è stato analizzato, documentato e catalogato prima di qualsiasi intervento, ed è così che si è arrivati a individuare quattro fasi edilizie, di cui soltanto la prima, appunto tutelata e vincolata dal Ministero della Cultura, è di Ubaldo Badas.
È questo il significato della definizione “la ricerca del Poetto perduto”, coniata da Maria Antonietta Mongiu, la responsabile scientifica del progetto.
Una ricerca che non riguarda soltanto l’edificio, ma l’intero paesaggio che lo circonda. Recuperare la Colonia Dux significa infatti ricostruire il rapporto tra l’architettura, la spiaggia, lo stagno di Molentargius e quella porzione di città che, per oltre un secolo, ha rappresentato uno dei luoghi più significativi della vita sociale e culturale di Cagliari.
Come ricorda la professoressa Mongiu, questo tratto di costa costituisce un sistema storico unitario che comprende Sant’Elia, San Bartolomeo, il Poetto, Molentargius e il litorale di Quartu. Un paesaggio abitato fin dalla preistoria e profondamente trasformato nel corso del Novecento, che oggi il progetto rilegge e valorizza.
Questa filosofia guida anche le scelte operative del cantiere.
L’intervento, curato dalla società Colonia Hotel, è stato affidato a imprese specializzate nel restauro di edifici monumentali e procede attraverso un lavoro di estrema precisione. Ogni pilastro viene verificato e consolidato; ogni solaio è sottoposto a controlli puntuali e, dove necessario, rinforzato. È un’attività paziente che privilegia la conservazione rispetto alla sostituzione e considera ogni parte dell’edificio come una testimonianza da preservare, perché sperimenta il restauro del calcestruzzo armato, ultima frontiera del restauro e manutenzione, ha raccontato Diana Zuncheddu, Presidente del Consiglio di amministrazione della società Colonia Hotel.
Il cuore di questo patrimonio è rappresentato proprio dalla straordinaria struttura in calcestruzzo armato, vero capolavoro tecnico e architettonico.
Come sottolinea il prof. Fausto Mistretta, professore associato di Tecnica delle costruzioni all’Università di Cagliari, il principale valore dell’edificio risiede proprio nel suo scheletro strutturale. Una successione di telai in cemento armato, distribuiti su tre livelli e collegati da un sofisticato sistema di travi trasversali, che non costituisce soltanto la struttura portante dell’edificio, ma ne definisce l’identità formale.
In questa architettura il calcestruzzo non è un semplice materiale da costruzione: è il linguaggio stesso del progetto. Pilastri, travi, ballatoi, mensole e grandi aggetti raccontano una concezione moderna dell’architettura, nella quale struttura e forma coincidono.
Anche le soluzioni tecniche adottate testimoniano la straordinaria qualità progettuale dell’opera. Le fondazioni su pali, concepite per rispondere alla natura sabbiosa del terreno; il solaio pieno del primo livello, pensato per resistere all’aggressività della salsedine; e il raffinato sistema statico della copertura: questi elementi dimostrano come Ubaldo Badas abbia saputo trasformare le difficoltà imposte dall’ambiente marino in un’occasione di sperimentazione architettonica.
Dopo decenni di esposizione agli agenti atmosferici, il recupero di questa struttura rappresenta oggi una delle sfide più complesse dell’intervento.
Il programma di restauro e recupero può pertanto essere un punto di riferimento per i molti edifici del Razionalismo italiano e le architetture con gli stessi caratteri edilizi e tipologici su cui hanno agito superfetazioni successive e che oggi evidenziano criticità statiche e strutturali. Prima ancora di accogliere nuovi ospiti, la Colonia Dux torna ad essere patrimonio della città. Il recupero restituisce infatti leggibilità a una delle opere più significative dell’architettura moderna in Sardegna e riporta al centro dell’attenzione un luogo che ha accompagnato la crescita di Cagliari attraverso stagioni profondamente diverse della sua storia. Rappresenta la riscoperta di un progettista non laureato che progetta avendo il paesaggio e la luce come fulcri fondamentali e non come quinte sceniche.
Non si tratta soltanto della rinascita di un edificio, ma della ricomposizione di una memoria collettiva. Un’architettura progettata per dialogare con il mare che, dopo un lungo periodo di silenzio, torna a raccontare il proprio tempo e a guardare nuovamente verso il futuro.