Paperino reazionario. Nuove note sull’ideologia di Walt Disney

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Paperino reazionario (L’Arco e la Corte, 2017) di Alessandro Bàrbera (1945 – 2020), con sottotitolo Nuove note sull’ideologia di Walt Disney, è un saggio che fa seguito ad un precedente e fortunato lavoro dell’autore, Camerata Topolino, pubblicato da Stampa alternativa nel 2001 e consiste in una puntuale, documentata, pregnante disamina delle pubblicazioni che si sono succedute intorno all’ideologia di Walt Disney e alle sue creazioni artistiche dal 2001 al 2017.

Come dichiara l’autore nella premessa del volume il suo interesse e la sua passione per il mondo dei topi e dei paperi risalgono alla sua infanzia e sono durati inalterati nel tempo.  La tesi che emerge dal suo lavoro di studioso e di appassionato è che Walt Disney «era un conservatore-rivoluzionario con uno specifico interesse per la magia». E, a ben guardare, il filo rosso che lega tutta l’opera di Disney, sia fumettistica che cinematografica, è proprio quello di essere stato nella sua opera «interprete dei valori tradizionali».

In che cosa consiste la grandezza artistica di Disney? Nell’aver reintrodotto nel XX secolo, sostiene Barbera, il mito e la fiaba, che sembravano banditi da una società dominata dall’ossessione del consumo e del profitto e nell’averci dischiuso un’altra  dimensione riaprendo la porta al sogno: «La cosa rilevante è che Disney ripropose mito e fiaba attraverso mezzi di comunicazione all’avanguardia, facendone gli strumenti di una nuova pedagogia». Con Disney, insomma, ci troviamo davanti ad un «antimoderno nel cuore pulsante della modernità, ovvero gli Stati Uniti».

Di fronte a Disney la critica progressista e di sinistra si è divisa tra detrattori e simpatizzanti. I primi lo hanno avversato ricorrendo perfino alla diffamazione, non essendo capaci né di cogliere lo spirito di Disney né di confrontarsi sul terreno delle idee; i secondi hanno cercato «di edulcorarlo e di assimilarlo, insomma di neutralizzarlo», sostenendo addirittura improbabili simpatie comuniste dell’artista. Nel suo saggio Barbera fa giustizia di tutte queste interpretazioni, mostrandone limiti, forzature e contraddizioni.

Non è peraltro mancata anche una lettura scientista del mondo di Disney proposta dal filosofo Giulio Giorello, che fa di Topolino un campione antimetafisico, un pensatore cioè che esalta il dubbio e la scienza a scapito della magia e di un mondo altro. Anche questa interpretazione viene esaminata e contestata da Barbera che ne mostra l’artificiosità.

Un succoso capitolo è dedicato al regista sovietico Ejzenstejn che incontrò personalmente Walt Disney nell’estate del 1930 in America, rimanendone affascinato, al punto da stendere una serie di appunti che si tradussero in un testo, intitolato semplicemente Walt Disney. «Le sue valutazioni sui cartoni di Disney – scrive Barbera – nascono dalla volontà di capire e spiegare un fenomeno artistico che lo entusiasma, con notazioni assai acute. Non accusa Disney di essere strumento dell’alienazione capitalista, come altri sosterranno decenni dopo, né cerca in alcun modo di arruolarlo ideologicamente, come altri ancora tenteranno sempre in epoca di molto successiva». Un raro esempio, dunque, di onestà intellettuale al di là degli schemi pregiudiziali e ideologici.

Nel testo va pure segnalato un capitolo, Disney e Mussolini, in cui Barbera dà un ampio resoconto della pubblicistica sui rapporti tra Mussolini e Disney, nonché delle ricerche condotte personalmente compulsando i quotidiani dell’epoca. Quel che è ormai accertato, anche grazie alle testimonianze del fratello di Disney, Roy, e del figlio del duce, Romano, è che nel luglio del 1935, durante un suo viaggio in Italia, Disney incontrò ben due volte, in un clima di grande cordialità, Benito Mussolini, da sempre ammiratore delle sue creazioni. Peraltro, è un dato di fatto che Disney, almeno fino all’entrata in guerra dell’America, ebbe simpatie per Mussolini e per il fascismo.

Di particolare interesse è infine il commento che Barbera fa, nel capitolo intitolato Topolino e la bomba atomica, alla storia Topolino e il mistero dell’uomo nuvola, pubblicata a strisce sui quotidiani tra il 1936 e il 1937. Si tratta di una storia «assolutamente sorprendente per capacità di predizione e per quel che svela sull’ideologia di Walt Disney». Essa anticipa «in primo luogo quello che sarà l’effettivo atteggiamento di Disney all’indomani dello scoppio della guerra in Europa. Disney aderirà a quelle organizzazioni americane, come l’America First, che si battono perché gli Stati Uniti non intervengano nel conflitto. In secondo luogo, anticipa in chiave critica, il destino degli scienziati atomici, Albert Einstein, Enrico Fermi, Angelo Majorana. I primi due fuggiranno dall’Europa, rispettivamente nel 1933 dalla Germania e nel 1938 dall’Italia, per lavorare allo sviluppo dell’energia nucleare in America; il terzo – prima coincidenza straordinaria – sparirà nel nulla. Infine, anticipa il concreto impiego della bomba atomica da parte degli Stati Uniti sul Giappone nel 1945». 

Protagonista del fumetto è lo scienziato Enigm, il cui nome allude chiaramente a Einstein, che, per sottrarre la sua scoperta all’uso distruttivo che probabilmente ne avrebbero fatto i governi, si era rifugiato su una nuvola. Ma, nota l’autore, «tra il fisico dei fumetti e quello della realtà c’è un abisso per quel che riguarda i comportamenti. Entrambi fuggono dalla Germania. Il primo perché non vuole che nessuno si impadronisca della nuova energia; il secondo, a discapito del suo iniziale pacifismo, per offrirla all’America, come farà anche Fermi. Si può leggere tra le righe una critica preventiva alle scelte dei due scienziati europei». Enigm e Einstein-Fermi fanno in realtà scelte opposte: . «I secondi contro qualcuno; il primo a favore di tutti».

Considerazione quest’ultima in sintonia con quella di Leonardo Sciascia, che nel suo libro, La scomparsa di Majorana, notava come «si comportarono liberamente, cioè da uomini liberi, gli scienziati che per condizioni oggettive non lo erano; e si comportarono da schiavi, e furono schiavi, coloro che invece godevano di una oggettiva condizione di libertà. Furono liberi coloro che non la fecero. Schiavi coloro che la fecero. E non per il fatto che rispettivamente non la fecero o la fecero, ma precipuamente perché gli schiavi ne ebbero preoccupazione, paura, angoscia; mentre i liberi senza alcuna remora e persino con punte di allegria, la proposero, vi lavorarono, la misero a punto e senza porre condizioni o chiedere impegni, la consegnarono ai politici e ai militari».

Paperino reazionario è un testo che consigliamo vivamente non solo agli appassionati dei fumetti e dei cartoni animati, ma anche a tutti coloro che vogliono saperne di più su quale sia l’ideologia di Walt Disney sottesa alle sue creazioni artistiche.

Sandro Marano