UE: ambiente/economia meno burocrazia

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La commissione per l’industria, la ricerca e l’energia (ITRE) del Parlamento europeo ha adottato oggi il suo parere sul cosiddetto “Patto omnibus ambientale” con 47 voti favorevoli, 35 contrari e 3 astensioni. L’emendamento di compromesso presentato dal PPE e dall’ECR, e sostenuto dal Gruppo Europa delle Nazioni Sovrane (ESN), era stato precedentemente adottato con 48 voti favorevoli e 34 contrari. Una proposta alternativa presentata da Socialisti e Democratici, Renew Europe e Verdi è stata respinta.

La riforma mira a ridurre gli obblighi di rendicontazione non necessari e gli oneri amministrativi per l’industria e l’agricoltura europee, rafforzando la competitività delle imprese europee.

Markus Buchheit, relatore del Gruppo ESN, ha commentato: “Oggi, per la prima volta in commissione Industria, una maggioranza di centro-destra ha prevalso sulla politica di eccessiva regolamentazione della sinistra. Per anni, l’industria europea si è trovata ad affrontare obblighi di rendicontazione, requisiti di documentazione e norme burocratiche sempre più stringenti, senza benefici tangibili per l’ambiente o la società. Il voto odierno rappresenta un primo passo per invertire questa tendenza errata.”

Il compromesso raggiunto elimina i sistemi obbligatori di gestione ambientale che duplicavano gli schemi di certificazione esistenti. Abolisce inoltre gli inventari dei prodotti chimici, le analisi di sostituzione e un database di sostanze pericolose, utilizzato raramente, che imponeva costi informatici significativi alle imprese.

In futuro, se il rispetto dei limiti di emissione più rigorosi comporta costi superiori al dieci percento dell’investimento totale di un progetto, tali costi saranno considerati sproporzionati, a meno che le autorità non dimostrino il contrario. Il ciclo di revisione delle autorizzazioni sarà esteso da quattro a otto anni, migliorando la certezza del diritto e la sicurezza della pianificazione per gli investimenti industriali. Le deroghe in caso di crisi saranno estese da tre a sei mesi, mentre gli impianti di combustione alimentati a idrogeno saranno esentati dai limiti di emissione tecnicamente ingiustificati.

Entro il 2027, la Commissione europea dovrà inoltre valutare l’impatto della legislazione ambientale dell’UE sulla competitività dell’industria europea.

La proposta alternativa della sinistra si è limitata a rinominare la burocrazia anziché ridurla, ed è stata giustamente respinta. Le nostre industrie non hanno bisogno di più scartoffie. Hanno bisogno di energia a prezzi accessibili, condizioni favorevoli agli investimenti e regole che possano realisticamente rispettare. Il voto di oggi rappresenta un primo passo importante in questa direzione.