A Cipro (UE) negato il permesso per celebrare la Divina Liturgia

C’è un luogo di questa nostra Unione Europea nel quale per celebrare la Divina Liturgia è necessario fare richiesta per il tramite delle Nazioni Unite: è Cipro.

Ecco la notizia circolata sull’isola ma che non ha avuto eco negli altri stati membri, non ha destato  scandalo e non ha suscitato sdegno, manifestazioni o pallidi segnali di solidarietà da parte di alcuno: nei giorni scorsi la Diocesi di Costantia e Famagosta in Cipro ha inoltrato alle autorità turche, occupanti la parte nord dell’isola europea, una richiesta di celebrare una Divina Liturgia nella chiesa di Agios Prokopios Sygrasis. Tale richiesta è stata inoltrata per il tramite delle Nazioni Unite, ma, come già avvenuto in altre circostanze, la risposta è stata negativa.  

Nel comunicato della Diocesi si legge: “Si comunica che, a seguito di una richiesta presentata tramite le Nazioni Unite alle autorità occupanti, per la celebrazione della Divina Liturgia domenica prossima, 10 luglio 2022, nella Santa Chiesa di Agios Prokopios Sygrasis, la stessa è stata respinta”.

A tal punto non può non considerarsi che esiste un luogo dell’Unione Europea dove la libertà di culto è un’utopia. E dire che mentre l’Unione Europea volentieri si impegna a intervenire fuori dai suoi confini allorquando libertà fondamentali vengono violate nel caso di Cipro preferisce chiudere entrambi gli occhi sospendendo il proprio diritto nelle zone in cui il governo cipriota (il governo della Repubblica di Cipro) non esercita un effettivo controllo. Cioè, nella parte di Cipro occupata dai turchi è concessa agli occupanti licenza di conculcare ogni libertà.

Ricordiamo che Cipro è paese membro dell’Unione Europea dal 1° maggio 2004 e rappresentata nel Parlamento Europeo da sei deputati. Nicosia, la capitale, è ancora percorsa da un muro che divide la parte occupata da quella libera. Il 20 luglio prossimo ricorrerà il 48 anniversario dell’occupazione turca.

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