Dignità e speranza… negate ai detenuti
Rebibbia, 14 dicembre 2025. Giubileo dei Detenuti – 348° giorno di carcere. Alla fine, ne eravamo certi, è successo quello che non poteva non accadere: nella sua omelia nella Messa del Giubileo dei Detenuti, Papa Leone XIV ha chiesto ai Governanti di assumere iniziative per “forme di amnistia o di condono della pena” per garantire i diritti, la dignità e i percorsi di rieducazione delle persone detenute.
Il discorso del Santo Padre è fluito limpido come un corso d’acqua, spiegando, anche a chi non vuole sentire, che non è possibile negare a nessuno, e quindi neppure alle persone detenute, dignità e speranza. Per i carcerati dignità significa garantire condizioni minime di vivibilità negli istituti di pena e speranza significa avere la possibilità di intraprendere percorsi che permettano, attraverso la cultura, la formazione e il lavoro, di potersi ricostruire una vita.
Ma, come abbiamo cercato di spiegare in tutti questi mesi, con il sovraffollamento che si vive nelle carceri italiane è sempre più difficile costruire queste possibilità. Il sovraffollamento, che ormai ha raggiunto quota 139%, è come una frana che travolge ogni diritto e ogni progetto all’interno degli istituti di pena. Non solo mancano gli spazi fisici, ma una struttura già debole e sfiancata come l’Amministrazione Penitenziaria non regge questa situazione e non riesce più a gestire nessuna funzione in modo adeguato: i progetti per la riabilitazione, come la semplice vivibilità nelle celle e negli istituti.
Negli ultimi giorni sono morte altre quattro persone detenute: una donna per overdose al Femminile di Rebibbia, un suicida nel carcere di Viterbo, un’altra persona nel carcere di Lecce e infine Francesco V., deceduto dopo sei mesi di coma per un pestaggio subito al braccio G11 di Rebibbia. Quest’ultima vicenda è quella più grave e misteriosa: i parenti hanno sporto denuncia e potrebbe essere aperto dalla Magistratura un fascicolo per omicidio. Così abbiamo raggiunto i 77 suicidi nel 2025. Cosa c’è dietro ad eventi così apparentemente diversi? Un unico filo conduttore: l’impossibilità di controllare così tante persone detenute con così pochi agenti della polizia penitenziaria.
Le carceri italiane intanto continuano ad andare a pezzi: dopo il crollo a Regina Coeli, dopo il blocco del riscaldamento a Rebibbia (tutt’altro che risolto), adesso anche San Vittore (lo storico carcere di Milano, gravato da un sovraffollamento superiore al 200%) ha dovuto chiudere un paio di reparti per incendi causati probabilmente da cortocircuiti elettrici. Questo significa che altri 250 posti in cella non sono più disponibili: il “piano carceri” invece di andare avanti, va indietro e dovremo pregare affinché, invece di offrire nuovi posti per attenuare il sovraffollamento, riesca a compensare almeno parzialmente i posti in cella che si perdono per l’obsolescenza delle carceri.
E poi c’è la sanità, dove non funziona veramente nulla. Vi raccontiamo solo le ultime notizie qui del G8. A Roberto C., il detenuto di ormai 78 anni di cui vi abbiamo parlato tante volte, è stata annullata per la quinta volta la visita ai suoi occhi che non vedono più. Motivo? Mancanza di scorte per arrivare all’ospedale Pertini, che dista 15 minuti da qui. Ciro (33 anni) ha un blocco della circolazione sulle mani e sui piedi con pericolose forme di dermosclerosi, ma non c’è verso di avere neppure una diagnosi dal medico di reparto. Emanuele, un ragazzone di appena trent’anni, ha probabilmente un’ernia espulsa all’inguine, è bianco come un cencio, non si alza più dal letto, ma non c’è verso di fargli fare neppure un’ecografia. Santo, affetto da qualche male non meglio identificato, dorme da tre giorni su una lettiga nel corridoio dell’infermeria del reparto. Infine, la scabbia si sta progressivamente diffondendo nel carcere e sono sempre di più i casi nei vari reparti, senza che si possa attuare una qualche forma decente di isolamento per i troppi detenuti presenti.
Bastano questi dati per capire come mai, durante la celebrazione del Giubileo dei Detenuti, nella prima fila della Basilica Vaticana non c’era né il Ministro Nordio, né i sottosegretari del Ministero della Giustizia. Solo il Capo del DAP dott. Stefano Carmine De Michele e il capo del Provveditorato regionale dell’Amministrazione Penitenziaria, dott. Giacinto Siciliano.
Capite? Il Papa celebra il Giubileo dei Detenuti davanti a migliaia di persone provenienti da tutto il mondo, e i vertici politici del Ministero della Giustizia italiana sono assenti, voltano la testa dall’altra parte, se ne lavano le mani come Ponzio Pilato. Il primo caso di politici italiani che rinunciano ad un’occasione così importante e prestigiosa di protagonismo e visibilità. A questo siamo.
Signor Presidente del Consiglio, cara Giorgia Meloni, non pensa forse che sia necessario uscire dai luoghi comuni e dagli slogan propagandistici, per capire quale disastro sta avvenendo all’interno delle carceri italiane? Qui non siamo al solito duello tra “buonisti” e “manettari”, qui non stiamo disquisendo di come si applichi il principio della certezza della pena, qui siamo di fronte ad una catastrofe umanitaria che si sta aggravando giorno dopo giorno, mentre i decisori politici che dovrebbero affrontarla sono completamente nel pallone, fanno finta di nulla o forse non sono veramente in grado di comprendere la situazione.
Signor Presidente del Consiglio, da brava cristiana quale è, ascolti il monito di Papa Leone e di Papa Francesco. Quella dedicata alle persone detenute è l’ultima giornata del “Giubileo della Speranza” e la Bolla giubilare è intitolata “La Speranza non delude”. Cara Giorgia, non deludere le persone detenute, ma soprattutto, non deludere il tuo buon senso e le più elementari forme di umana solidarietà.
Gianni Alemanno e Fabio Falbo
+++DOMANI SARÀ PUBBLICATO UN DIARIO DI CELLA SPECIALE PER RACCONTARE UN FATTO GRAVE+++