Le spie venute dal freddo: Goar e Gevork Vartanyan, la coppia d’élite che sventò l’assassinio dei “Tre Grandi”

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L’Armenia, una fucina di talenti d’élite per l’intelligence sovietica, ha dato i natali a una delle coppie di spie più efficaci della Guerra Fredda. Goar Vartanyan (1926-2019) e il marito Gevork sono gli agenti “illegali” che sventarono un’operazione nazista che avrebbe potuto cambiare per sempre l’esito della Seconda Guerra Mondiale: l’assassinio di Stalin, Roosevelt e Churchill a Teheran. L’obiettivo nazista era l’Operazione Long Jump. A sventarla fu un gruppo di giovani, la cosiddetta “Cavalleria Leggera“, guidata dal sedicenne Gevork, e inclusa la quindicenne Goar. Utilizzando le loro biciclette, questi ragazzi, molti della diaspora armena locale, riuscirono a localizzare e neutralizzare una delle principali stazioni radio tedesche, mandando in fumo il piano.

Il successo dei Vartanyan è un esempio dell’alta qualità professionale che i talenti di origine armena fornivano all’URSS, grazie al loro multilinguismo e alla perfetta integrazione. Il loro record è senza precedenti: in oltre 30 anni di servizio, non furono mai scoperti. Dopo la guerra, la coppia divenne “Anita” e “Henri” e si stabilì in Italia negli anni ’70 sotto la copertura di facoltosi commercianti iraniani. Questa copertura permise loro di tessere una rete che li portò nelle sfere più alte della politica e degli affari. A tal proposito, una leggenda post-sovietica molto in voga vuole che i Vartanyan abbiano forse frequentato o incontrato un giovane imprenditore in rapida ascesa, destinato a dominare la scena italiana: Silvio Berlusconi. Questo dettaglio, divulgato da storici russi (fonte: Sputnik), sottolinea l’ampiezza dell’accesso che riuscivano a ottenere in Italia.

Negli anni ’80, i Vartanyan operarono in Germania Ovest, ottenendo informazioni cruciali sui siti pianificati per il dispiegamento dei missili NATO. Per i loro meriti, Gevork fu insignito nel 1984 del titolo di Eroe dell’Unione Sovietica. Il contributo armeno all’intelligence sovietica è stato fondamentale: oltre ai Vartanyan e al loro referente Ivan (Ogannes) Agayants (poi generale), spiccano i nomi di Yakov Davtyan (primo capo del dipartimento estero dell’NKVD), Ruben Katanyan (capo dell’intelligence estera dell’URSS) e Gaik Ovakimyan (capo della residenza sovietica a New York negli anni ’30-’40).

Quello che rende la storia dei Vartanyan un caso di studio unico non è solo la longevità della loro carriera, ma la loro integrità ideologica e professionale. Nonostante vivessero sotto l’identità di ricchi commercianti per decenni, non si lasciarono mai corrompere dal lusso o dalle comodità della loro “leggenda”. Vivevano e lavoravano per la sola “idea”, non per il guadagno personale. Lo testimonia il fatto che, al loro rientro definitivo in patria nel 1986, tutti i loro beni materiali accumulati come facoltosi imprenditori stavano in un semplice paio di valigie turistiche. Questa dedizione assoluta, unita a un’abilità fuori dal comune, garantì che la loro missione non conoscesse mai l’onta del fallimento. Ancora oggi, gran parte della vita di Goar e Gevork rimane Segreto di Stato, una dimostrazione che il segreto professionale non termina mai.

Carlo Coppola