Dodici anni dopo l’omicidio di Giorgos Fountoulis e Manolis Kapelonis, la giustizia greca latita nel silenzio

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Un caso che tormenta la Grecia – dodici anni dopo, nessuna risposta, nessun risultato. Il deputato Ioannis Dimitrokallis chiede al governo di rompere il silenzio e di fare giustizia.

Dodici anni dopo il duplice omicidio di Giorgos Fountoulis e Manolis Kapelonis, il silenzio dello Stato risuona più assordante degli spari che hanno causato la morte di due persone una notte di novembre a Neo Heraklion.

Due giovani, di 26 e 22 anni, sono stati giustiziati a sangue freddo fuori dalla sede di un partito politico. Un terzo, Alexandros Gerontas, ha lottato con la morte per mesi. All’epoca, tutti parlavano di “attacco terroristico”. Sono state fatte promesse, dichiarazioni, luci accese. E poi, il buio.

Il caso rimane, dodici anni dopo, irrisolto. Nessun arresto, nessuna informazione sostanziale, nessuna nuova prova. Le famiglie delle vittime vivono con un “perché” permanente e uno Stato che sembra aver accettato l’oblio come risposta.

“La democrazia non può avere una sensibilità selettiva”. Con queste parole, il deputato indipendente per l’Attica orientale, Ioannis Dimitrokallis, ha presentato un’interrogazione al Ministro della Protezione dei Cittadini in Parlamento, chiedendo di sapere se l’indagine sull’omicidio dei due giovani sia ancora in corso o sia stata tacitamente archiviata.

Dimitrokallis parla di un duro colpo allo stato di diritto e pone l’ovvio: com’è possibile che casi come il recente omicidio di Finikounda vengano risolti in pochi giorni, con il pieno utilizzo di mezzi tecnologici, mentre il caso di Neos Iraklios è rimasto stagnante per oltre un decennio?

“Lo Stato non può avere doppi standard quando si tratta di vite umane”, sottolinea il deputato. “La giustizia non può operare con filtri ideologici o di identità politica”.

L’omicidio di Fountoulis e Kapelonis non è solo un “dossier aperto” nel fascicolo della Polizia Antiterrorismo. È una ferita profonda per una società che vede il sangue di due giovani versato in nome dell’impunità.

Le famiglie continuano ad aspettare. Non per vendetta, ma per giustizia, per riconoscimento, per verità. Invece, tutto ciò che ottengono è il silenzio.

Ogni anno, il 1° novembre, centinaia di persone lasciano una candela nel punto in cui un tempo caddero i proiettili. Lo Stato è assente. Le autorità competenti tacciono. E la giustizia rimane “cieca”, non per neutralità, ma per indifferenza.