Il Custode della Scintilla. Custodire le radici nell’era del totalitarismo terapeutico

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L’Eterno Presente dell’Emergenza, concentrare tutta l’attenzione della società sull’emergenza del momento (sanitaria, climatica, psicologica, tecnologica) annulla la prospettiva storica. Se si vive in una perenne urgenza “terapeutica”, non c’è tempo per ricordare il passato né per pianificare il futuro.

Esistono rari momenti in cui l’industria culturale dell’intrattenimento globale «concepita nei laboratori della distrazione di massa per anestetizzare le coscienze» subisce un cortocircuito spirituale. Accade quando un’opera, quasi per un misterioso impulso inconscio dei suoi creatori, cessa di essere una merce e si trasforma in un crudo frammento di archetipo mitico.

È il caso di “Stargate”, pellicola degli anni Novanta che oggi, a decenni di distanza, non risuona più come una favola di fantascienza, ma come una spietata, schematica e profetica anatomia del potere contemporaneo. La trama è nota nella sua immediatezza lineare, un archeologo visionario, deriso dall’accademia ufficiale per le sue tesi eretiche sulla cronologia delle civiltà, e un colonnello dell’esercito, logorato dal trauma del dovere, varcano una porta spazio-temporale scoperta tra le sabbie dell’Egitto. Quella soglia non li conduce semplicemente su un pianeta remoto dell’universo, li scaraventa all’origine esatta del trauma primordiale del genere umano. Lì, sotto un cielo alieno e opprimente, scoprono una comunità di esseri umani deportati dalla Terra, ridotti a pura manodopera costretti a scavare nel fango per erigere piramidi monumentali. A governarli è un sovrano eterno, un’entità parassitaria che ha assunto le sembianze di Ra, l’antico dio del sole egizio. Tuttavia, l’elemento che qualifica il dominio di Ra non risiede nella sua superiorità tecnologica, né nei guardiani mascherati da sciacalli o nelle astronavi capaci di polverizzare intere città. Il vero pilastro del suo impero, il sigillo bio-politico della sottomissione dei suoi sudditi, è un decreto assoluto,”la proibizione totale della scrittura”. Ra, l’archetipo eterno del Tiranno Universale, sa perfettamente ciò che ogni oligarchia della storia ha compreso per istinto di sopravvivenza, per rendere eterno il potere, non è sufficiente spezzare il corpo dei sottomessi o confiscarne la ricchezza materiale. È necessario compiere l’atto metafisico definitivo, l’estirpazione chirurgica della memoria storica.

«Privare un popolo della capacità di scrivere e documentare il proprio passaggio nel tempo significa appiattirlo in un eterno e grigio presente. Senza storia non esiste identità, e senza identità la ribellione cessa di essere concepibile.» n.H.

Nel panorama politico del nostro tempo, il parallelismo cessa di essere una metafora e si fa cronaca quotidiana. I moderni signori dell’oblio , le tecnocrazie sovranazionali, le procedure dei colossi della Silicon Valley, gli ingegneri sociali della transizione globale ,  non hanno bisogno di erigere templi nel deserto o di indossare maschere d’oro. Il loro metodo è più sottile, più democratico nelle apparenze, ma altrettanto totalitario nella sostanza. L’eccesso di informazioni, la deviazione mirata dell’attenzione e la progressiva formalizzazione della cultura della cancellazione . L’obiettivo geopolitico e antropologico è identico a quello di Ra, recidere il cordone ombelicale che lega le comunità storiche alle vette spirituali del proprio passato, trasformando i popoli della terra in una massa amorfa di atomi consumatori, nomadi, intercambiabili e privi di radici.

«Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato». George Orwell.

Se vogliamo dare un nome e un volto contemporaneo all’entità che nel film risponde al nome di Ra, dobbiamo volgere lo sguardo verso le strutture algide di Bruxelles, verso i vertici delle grandi istituzioni finanziarie internazionali e verso i santuari del globalismo economico. L’architettura tecno-burocratica dell’Unione Europea e i dogmi del neoliberismo apolide rappresentano la più compiuta manifestazione odierna di quel potere faraonico. Non usano fruste, ma vincoli di bilancio, direttive standardizzate e spread economici. La riduzione dell’uomo europeo a consumatore precario, flessibile e transumante è il capolavoro antropologico di questo regime. Sradicato dalla sua terra, privato della protezione dello Stato sociale nazionale, il cittadino occidentale diventa identico allo schiavo che scava nelle miniere.

«Per liquidare i popoli si comincia con il privarli della memoria. Si distruggono i loro libri, la loro cultura, la loro storia. […] Dopo di che il popolo comincia lentamente a dimenticare quello che è e quello che è stato».  Milan Kundera

Egli produce ricchezza per un’entità distante e parassitaria, che in cambio gli concede le briciole di un benessere puramente materiale e virtuale. La piramide contemporanea non è fatta di blocchi di pietra nel deserto, ma di imponenti grattacieli di vetro e acciaio che ospitano fondi speculativi. La riflessione centrale che deve guidare l’intellettuale dissidente e il cittadino consapevole tocca una corda profonda, chi ricorda di essere stato “Romano” in un’altra vita, non può assoggettarsi. Chi l’ha dimenticato diventa una facile preda dell’oppressione. Occorre liberare questa affermazione da qualunque fraintendimento nostalgico o folcloristico. Essere “Romani”, in questo contesto filosofico e metapolitico, significa incarnare un orientamento dell’anima basato su valori eterni, «Pietas» il riconoscimento di un ordine sacro verticale e la fedeltà alla propria comunità; «Gravitas» la dignità severa del comportamento che non si lascia scuotere dalle contingenze emotive della cronaca, «Imperium» il dominio sovrano su se stessi, sulle proprie paure e sulle proprie passioni, «Fides» vincolo d’onore indissolubile che lega i membri di una medesima comunità di destino. L’essere umano che custodisce dentro di sé questa memoria interiore possiede un’immunità metafisica contro i dispositivi del totalitarismo “terapeutico” moderno.

«Appiattimento in un grigio presente» Pierpaolo Pasolini

 Un’altra intuizione fondamentale sollevata dalla riflessione su Stargate riguarda la “Cripto-Tradizione”. In una società che ha espulso il sacro dalle istituzioni, la verità archetipica riemerge per vie sotterranee nei luoghi più inaspettati, persino nelle narrazioni commerciali della fantascienza. Tuttavia, il sistema del potere globale tenta di neutralizzare la potenza sovversiva del mito attraverso luna saturazione ipnotica. Il pubblico viene inondato da un flusso incessante di immagini e stimoli sensoriali continuativi, progettati per impedire la concentrazione e l’assimilazione profonda. Pornografia e iper-sessualizzazione digitale, offre gratificazione istantanea e accessibile con un solo clic. Distorce la percezione delle relazioni umane e satura i canali della dopamina, riducendo l’interesse per stimoli che richiedono impegno o attesa. Social media e algoritmi di “scrolling” infinito, progetti sul modello delle slot machine. Reels, TikTok e feed infiniti creano una catena di micro-stimoli visivi e uditivi che frammentano il tempo e azzerano la soglia di attenzione. Siamo passati dai 12 secondi di attenzione negli anni 2000 a i 5 secondi di oggi.  Notiziari h24, un flusso ininterrotto di allarmismi, titoli sensazionalistici e breaking news spesso privi di reale approfondimento. Questo mantiene il pubblico in uno stato di costante ansia e urgenza superficiale. Scommesse, gioco d’azzardo online, App di casinò virtuali accessibili ovunque. Sfruttano l’illusione del guadagno rapido e l’adrenalina del rischio per agganciare l’attenzione e le risorse della massa. Consumismo, “shopping” compulsivo in un clic, Algoritmi che bombardano l’utente con offerte personalizzate. Spostano il focus emotivo sul desiderio costante di possedere beni materiali non necessari.  Mondi virtuali strutturati su cicli continui di ricompensa e competizione. Assorbono ore di energia mentale e isolano l’individuo in una realtà parallela puramente reattiva.

Solo l’essere umano curioso, colui che ha conservato la fame di verticalità e di significato, è in grado di interrompere questo circuito di consumo passivo, estraendo il nucleo dorato del mito per trasformarlo in un’arma filosofica e politica. Se la proibizione della scrittura è il dispositivo di sottomissione universale imposto da Ra, riprendere il controllo della scrittura è il primo e più importante passo per difendere le proprie idee sul piano culturale.  La resistenza identitaria richiede una prassi articolata, irrinunciabile, il disconnettersi dal flusso sterile dei social media per riconsacrarsi allo studio dei testi fondativi e della grande filosofia. Ogni pagina letta è un metro di terreno sottratto al controllo dell’avversario, fondare e sostenere circoli culturali, case editrici indipendenti, scuole libere e spazi fisici di aggregazione sottratti alle logiche del mercato, forse la parte più difficile opporre con fermezza dogmatica la verità storica a ogni tentativo di falsificazione e relativizzazione. La memoria storica non è un museo di ceneri morte da venerare con malinconia, è un immenso deposito di carbone ardente coperto da uno strato superficiale di polvere. Il risveglio di una civiltà comincia sempre nell’oscurità e nel silenzio del cuore di pochi uomini differenziati che hanno saputo decodificare i segnali nel buio. La memoria storica è lo specchio in cui una comunità riconosce i propri valori, le proprie conquiste, i propri traumi e i propri legami di solidarietà. L’identità non nasce dal nulla, si sedimenta attraverso il racconto delle generazioni precedenti. Essere umani significa conoscere le proprie radici. Sapere da dove si viene aiuta a capire chi si è e quali diritti e dignità si possiedono.

Rifiutiamo il fango intellettuale del nichilismo e le catene invisibili imposte dalle burocrazie senza volto. Noi siamo i figli di una civiltà che ha edificato il diritto, che ha misurato il cosmo e che ha scolpito il marmo per renderlo eterno. Custodiamo la Scrittura con devozione guerriera, un popolo che ricorda le proprie vette non potrà mai essere addomesticato.

Rodolfo Frassanito