Emergenza carceraria. Fallimento dello Stato e tradimento della Costituzione

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Il tema del sovraffollamento delle carceri in Italia sta diventando un tema nazionale grazie anche a Gianni Alemanno che da “dentro” informa tutti noi sulle reali e gravi condizioni dei detenuti e degli agenti della Polizia Penitenziaria.  Dal Presidente della Repubblica Mattarella al Ministro della Giustizia Nordio tutti più o meno sono intervenuti sull’argomento che, però, è affrontato come di routine con le solite dichiarazioni, con le solite soluzioni che ciascuno ha nel taschino in vista delle conferenze stampa. Il Presidente della Repubblica richiama la politica a provvedere, la politica proclama di stare provvedendo. Poi si va in vacanza, tutti al mare…  e tutto resta come prima. Peggio di prima.

Il problema delle carceri, che non riguarda il solo sovraffollamento che di solito si è chiamati a mitigare con un indulto o con una amnistia, non è un problema ma un dramma che grida il fallimento di questa Repubblica che ipocritamente si vanta di avere la “Costituzione più bella del mondo”. Il regime carcerario, le condizioni dei detenuti e degli agenti che operano nelle carceri, insieme allo stato comatoso del sistema sanitario nazionale, è l’insegna del fallimento di questo Stato, sedicente democratico, che osa affermare nella sua Carta costituente che “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

Ci chiediamo, e chiediamo soprattutto a chi esercita il potere di controllo sull’espiazione della pena: le pene detentive in Italia sono conformi al senso di umanità? E che tipo di rieducazione garantiscono al condannato e alla società? Stando le cose così come sono, ci saremmo aspettati da parte della Magistratura di Sorveglianza una denuncia sulla violazione della Costituzione ma, ad oggi, nulla di tutto ciò è accaduto. Eppure recentemente c’è stata occasione per sventolare la Costituzione, peccato però che sia accaduto per motivo di lobby e non certo in difesa dei diritti umani ma poi, in fin dei conti, prevale sempre il pensiero che chi sta dentro ci sta perché se lo è meritato, l’espiazione della pena poi è solo questione di tempo; quanto alla rieducazione… meglio non parlarne.

Un fatto è certo: gli obiettivi posti dai padri costituenti sono quotidianamente disattesi proprio dallo Stato: il dato è fallimentare sia perché l’esecuzione della pena detentiva non ha alcun carattere di umanità, sia perché i numeri di coloro che una volta in carcere ci ritornano è altissimo; le statistiche indicherebbero addirittura che il 40% – 60% degli arrestati ha già precedenti penali.

La questione carceraria, dunque, va affrontata alla radice: un provvedimento “svuotacarceri” è necessario nei momenti di emergenza, come quello che stiamo vivendo, ma andrebbero affrontati con estrema urgenza il tema dell’edilizia carceraria con la realizzazione di nuove e moderne strutture ricettizie, come pure andrebbe congruamente finanziato, al fine di ottenere una effettiva rieducazione ed un positivo reinserimento nel tessuto sociale di coloro che si siano macchiati di reato, lo studio e la ricerca di misure alternative al carcere con il coinvolgimento delle Istituzioni accademiche nelle loro articolazioni disciplinari più ampie, coinvolgendo sì la branca del diritto ma anche, ad esempio e non solo, quella pedagogia, psicologia e scienze dell’educazione.

Paolo Scagliarini