“Diplomazia dei Santi”: la mano di San Spiridione a Mosca mette in imbarazzo il Governo greco e non solo
Era l’11 ottobre 2018, molto prima dell’inizio della guerra russo-ucraina, quando il Santo Sinodo di Costantinopoli, guidato dal Patriarca ecumenico Bartolomeo I, annunciava formalmente l’intenzione di concedere l’autocefalia (indipendenza canonica) alla Chiesa ortodossa in Ucraina. Qualche giorno dopo, il 15 ottobre 2018, sarebbe seguita la reazione del Patriarcato di Mosca che, definendo le decisioni di Costantinopoli “anticanoniche”, deliberava il divieto assoluto per tutto il proprio clero di concelebrare liturgie con i sacerdoti di Costantinopoli e per i propri laici di ricevere i sacramenti nelle chiese costantinopolitane.
Da otto anni le relazioni tra il Patriarcato di Mosca e quello di Costantinopoli non sono certo le migliori ma, nonostante tutto lo strappo del 2018 non può considerarsi una separazione scismatica non avendo alla sua base alcuna motivazione che attenga alla fede. Piuttosto, le ragioni di questa lacerazione dei rapporti intraortodossi vanno ricercate nei calcoli di geopolitica che hanno a che fare con i rispettivi Stati e che si ripercuotono, questo sì, all’interno delle stesse Chiese nazionali.
L’ultimo, clamoroso terremoto ecclesiastico porta la firma di Monsignor Nektarios, Metropolita di Corfù, Paxoi e delle Isole Diapontie. Con un’iniziativa che molti ad Atene definiscono un vero e proprio “colpo di mano”, l’alto prelato di Corfù si è recato il 19 agosto 2026 in visita ufficiale a Mosca, in occasione della Solennità della Trasfigurazione di Nostro Signore Dio e Salvatore Gesù Cristo, portando con sé una delle reliquie più venerate del mondo ellenico: la mano destra di San Spiridione, patrono appunto di Corfù.
Il viaggio pastorale, però, ha finito con l’assumere i contorni di un caso politico internazionale, riaprendo le ferite del 2018.
A Mosca, l’accoglienza riservata a Nektarios è stata calorosissima. Il Metropolita greco ha concelebrato la Divina Liturgia insieme al Patriarca russo Kirill e ad altri prelati come il Metropolita Gregorio di Voskresensk, Amministratore del Patriarcato di Mosca e Primo Vicario del Patriarca Kirill per la Città di Mosca, il Metropolita Tikhon di Simferopol e Crimea, il Metropolita Arseny di Zvenigorod, il Vescovo Veniamin di Rybinsk e Romanovo-Borisoglebsk, il Vescovo Giovanni di Shuya e Teikovo, il Vescovo Leonid di Argentina e Sud America, il Vescovo Alexy di Ramenskoye, il Vescovo Giovanni di Bronnitsy, il protopresbitero Vladimir Divakov, l’arciprete Mikhail Ryazantsev, l’arciprete George Vlachos di Corfù, lo ieromonaco Dositeo (Papamitros) di Corfù, l’egumeno Gabriele, lo ieromonaco Giosafat, l’arciprete Sergei Trofimovich, il sacerdote Vasily Kovalchuk.
Al termine della Divina Liturgia – riporta il Dipartimento per le Relazioni Ecclesiastiche Esterne del Patriarcato di Mosca e di tutte le Russie sul suo canale ufficiale moscat.ru – il Patriarca russo Kirill, quale contributo al rafforzamento delle relazioni amichevoli tra le Chiese ortodosse russa e greca, ha insignito il Metropolita Nektarios di Corfù, Paxos e delle Isole Diapontie dell’Ordine di San Serafino di Sarov della Chiesa Ortodossa Russa.
Il metropolita Nektarios, accettando il premio, si è poi rivolto a Sua Santità il Patriarca Kirill con parole di gratitudine e, sottolineando che era per lui un onore speciale condividere la gioia della festa della Trasfigurazione e celebrare la Divina Liturgia insieme al Primate e ai vescovi della Chiesa ortodossa russa, ha parimenti conferito al Patriarca Kirill la più alta onorificenza della Metropolia di Corfù: l’Ordine della Croce d’Oro con la Stella di San Spiridione, ricevendo in cambio la Croce d’Oro della Diocesi di Corfù.
A destare qualche mal di pancia alla gerarchia ellenica, tuttavia, sono state le dichiarazioni pubbliche di Nektarios. Il Metropolita di Corfù non solo ha elogiato apertamente Kirill ma ha accostato la figura del Patriarca russo a quella dello scomparso e amatissimo Arcivescovo greco Christodoulos, lodandone la capacità di parlare ai giovani. Per Atene, sentire un proprio vescovo affermare che Kirill “esprime rettamente la parola della verità” – mentre il Patriarca russo continua a sostenere l’azione militare in Ucraina – è stato certamente un duro colpo.
La reazione dell’Arcivescovo di Atene, Ieronymos II, è un misto di profonda irritazione e prudenza diplomatica. Fonti vicine al Santo Sinodo fanno sapere che, sebbene esista un’autorizzazione formale per i viaggi legati al culto dei santi, la gestione politica della visita non era affatto concordata.
Per Ieronymos II si tratta di un affronto personale e istituzionale. Dal 2019, infatti, Kirill ha rimosso il nome del Primate greco dalle preghiere liturgiche, considerandolo di fatto “scomunicato” e dunque vedere un prelato ricevere onori da chi “disconosce” il vertice della Chiesa greca ha creato certamente un imbarazzo senza precedenti.
Ma non finisce qui. Il caso è anche sul tavolo del palazzo Maximos, sede del governo greco. Sull’evento il premier Mitsotakis e il suo entourage hanno bocche cucite intravedendo nell’iniziativa di Nektarios una falla nella dottrina atlantista del Paese, fermamente allineato alla NATO e all’Unione Europea nel sostegno a Kiev.
L’evento, ovviamente, è rimbalzato anche sui mezzi d’informazione. La stampa greca sta riflettendo su questa profonda spaccatura identitaria. I più diffusi quotidiani generalisti e progressisti hanno riportato serie critiche senza appello per quello che definiscono un “azzardo geopolitico”, accusando il Metropolita di essersi prestato come strumento di soft-power per la propaganda russa. Sulla stessa linea i portali ecclesiastici filo-costantinopolitani, che parlano di “tradimento dei dittici” e di offesa alla figura di Ieronymos.
Di contro, i blog religiosi tradizionalisti e la stampa conservatrice difendono a spada tratta il “ponte spirituale” gettato da Nektarios. Per questa corrente, la “diplomazia dei Santi” e la comune fede millenaria che lega il popolo greco a quello russo sono superiori alle temporanee alleanze militari e alle sanzioni occidentali. Le immagini delle migliaia di fedeli russi in coda a Mosca per baciare la reliquia di San Spiridione vengono esibite come la prova che l’unità ortodossa non può essere cancellata dai decreti governativi.
Ora l’Arcivescovo Ieronymos si trova davanti a un dilemma: punire Nektarios applicando le sanzioni canoniche per placare il governo e l’ala progressista, col rischio però di trasformarlo in un martire per le agguerrite frange conservatrici e filorusse del clero ellenico, o far finta di niente, mostrando però una pericolosa debolezza istituzionale?
Sta di fatto che il mondo ortodosso, di ogni latitudine, è chiamato, ancora una volta, a dover chiarire i rapporti con quello che dalle nostre parti era definito potere temporale.
Paolo Scagliarini