Esami di Stato 2026. Saragat, un’occasione perduta

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Fra le tracce di  Italiano inserite negli esami di Stato 2026 è stato annoverato un discorso di Giuseppe Saragat in qualità di Presidente dell’Assemblea Costituente eletta il 2 giugno 1946.

È stata un’occasione perduta perché il pensiero di Giuseppe Saragat si rivelò fondante e lungimirante nel gennaio 1947 allorquando uscì dal Partito Socialista Italiano Unità Proletaria (PSIUP) alleato del PCI, per fondare il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (PSLI) in seguito Partito Socialdemocratico Democratico Italiano (PSDI).

Con quella mossa coraggiosa e controcorrente, Saragat prese le distanze dalle forze totalitarie e filosovietiche quali erano appunto Psiup e Pci.

Una mossa coraggiosa e controcorrente perché, nel momento in cui il socialista Pertini ed i comunisti esaltavano la dittatura stalinista sovietica giungendo a piangere Stalin quando si spense nel marzo 1953, Saragat, con la scissione di Palazzo Barberini ideò quella che doveva essere la via socialista alla democrazia.

Il suo fu un percorso ad ostacoli non solo per l’avversione dei suoi ex compagni di partito (socialisti) e di alleanza (comunisti), che lo bollarono come social-traditore, ma anche per colpa della DC di De Gasperi e Scelba che spianò la strada al Comunismo in Italia, al di là dei meriti del PCI.

Un’accusa assurda quella di social-traditore a Saragat, lui che fu antifascista non del 25 aprile, ma fin dagli albori del Fascismo.

Saragat andò avanti per quella tanto avversata via socialista alla democrazia lasciando al palo i socialisti di tentenna Nenni, che non riuscivano a smarcarsi dal PCI, e gli stessi comunisti rigidamente fedeli alla casa madre sovietica.

La scelta democratica di Saragat fu premiata nel dicembre 1964 quando fu il primo ed unico socialdemocratico ad essere eletto Capo dello Stato.

Per varcare la soglia del Quirinale i compagni che aveva lasciato al palo dovettero attendere il 1978, il socialista massimalista Sandro Pertini; e addirittura il 2006, il comunista Giorgio Napolitano.

Il progetto saragattiano si arrestò sul finire degli anni Sessanta a causa delle fallimentari riunificazioni fra i due Partiti Socialisti accompagnate da insanabili fratture, nonché dalla politica portata dalla avanti dalla DC che guardava sempre più sinistra verso il PCI. In tal modo la socialdemocrazia di Saragat dovette cedere il passo alla sinistra comunista di Secchia, Longo e Berlinguer – da sempre maggioritaria – che avrebbe dominato la scena anche con i successivi partii succeduti al PCI  

È chiaro che se la traccia odierna avesse trattato del Saragat controcorrente di Palazzo Barberini, nell’Italia attuale dei patentini ideologici appatentati alla DPU (Dittatura del Pensiero Unico), le attuali sinistre radical-chic e caviale salmone, per nulla eredi di Giuseppe Saragat, ma che ritengono Giuseppe Saragat cosa loro, avrebbero scatenato un finimondo senza precedenti al punto tale da invocare perfino le dimissioni del Ministro Valditara.

Michele Salomone