Il “culturame” a circuito chiuso e il caso Wanna Marchi in Campidoglio
Non c’è da meravigliarsi del caravanserraglio mediatico e politico scatenatosi contro Wanna Marchi e sua figlia Stefania Nobile, colpevoli di aver ricevuto un riconoscimento ed un premio alla Cultura nella sala Protomoteca del palazzo Campidoglio di Roma.
Ancora una volta, la polemica scatenatasi ha messo a nudo le coerenti contraddizioni di un sistema, quello nostrano, dove, a primeggiare non è la Cultura, ma il culturame a circuito chiuso generato dalla DPU (Dittatura del Pensiero Unico), che si basa su censure e patentini di affidabilità democratica, giudizi e verdetti inappellabili, su chi può scrivere e chi non può scrivere, su chi è bravo ed intellettualmente presentabile in tv e chi, invece, è ciuccio quindi ignorante, brutto, sporco e cattivo.
Non vogliamo apparire o assurgere a difensori della Marchi e della Nobile che, come noto, sono state condannate ed incarcerate per vicende legate a delle tele vendite truffaldine, ma una obiezione va mossa nei confronti di certe anime candide che, a loro dire doppiamente moralistico, mamma e figlia non avrebbero dovuto varcare la soglia del Campidoglio per ricevere i citati premi in occasione di un evento, peraltro organizzato da una casa editrice.
È oramai nota, infatti, la doppia morale ed il doppiopesismo di chi, da sempre ed anche in queste ore parla di inopportunità di premiare la Marchi e la Nobile in Campidoglio. Anzi, già si inizia a discutere di un ulteriore restringimento degli spazi riguardo l’accesso futuro in Campidoglio per eventi culturali.
Ora, che le opportunità nel nostro paese siano figlie della ideologia dominante e del verbo piattamente conformista è cosa ai pochi nota da tempo.
Quando una persona condannata paga il suo debito con la giustizia, le anime candide di cui sopra si affannano e si affrettano a declamare che è giusto non escluderla dalla società e che bisogna offrirle comunque delle opportunità per il reinserimento nella società. Perché tale opportunità non può essere offerta a Wanna Marchi e Stefania Nobile che hanno pagato il loro debito con la giustizia? La cosa puzza di ideologia perché, opportunisticamente, privilegia il solo compagno d’idee e di schieramento che ha sbagliato, da reinserire immediatamente… ma guarda il caso… nella società.
C’è, però, un altro aspetto della vicenda. Con il trascorrere delle ore si è venuti a conoscenza che, a prenotare la sala per l’evento – seguendo l’iter previsto – sia stato un consigliere comunale; nome e rappresentanza politica ignoti. Dopo alcune ore si è saputo il nome, Dario Nanni, ma nulla circa l’appartenenza politica. Abbiamo allora intuito la non appartenenza del consigliere allo schieramento di centro-destra. Solo in seguito siamo venuti a conoscenza che si tratterebbe di un ex PD eletto con la Lista Calenda. Per quanto il consigliere si sia giustificato adducendo di non essere a conoscenza della presenza di Wanna Marchi e Stefania Nobile quali persone da premiare, noi non ci sentiamo di condannarlo perché rifiutiamo l’imperversante ed opprimente culturame a circuito chiuso dal quale – inconsapevolmente? – il Nanni si è tenuto alla larga.
Michele Salomone