Ex Ilva, Amenduni: «La legge impone la tutela preventiva della salute»
Più volte ha sostenuto che, quando un impianto industriale non rispetta i limiti ambientali previsti dalla legge, la tutela della salute dei cittadini debba prevalere. Una posizione che l’avvocato Ascanio Amenduni ha ribadito nelle iniziative giudiziarie promosse per conto dell’associazione Genitori Tarantini e nei commenti alle decisioni della Corte di Giustizia dell’Unione Europea sull’ex Ilva. Noto per aver assistito le vittime di numerosi disastri aerei, marittimi e ambientali, Amenduni è oggi tra i protagonisti del contenzioso legato all’ex stabilimento siderurgico di Taranto. Con lui analizziamo gli ultimi sviluppi giudiziari, le prospettive per il futuro dell’impianto e il delicato equilibrio tra diritto alla salute, tutela dell’ambiente e salvaguardia dell’occupazione.
Avvocato Amenduni, qual è oggi lo stato delle principali cause giudiziarie riguardanti l’ex Ilva?
La Corte d’Appello di Milano si è pronunciata il 27 luglio 2026 con un provvedimento immediatamente esecutivo, disponendo la sospensione dell’attività dell’area a caldo e stabilendo che le operazioni di spegnimento in sicurezza degli altoforni abbiano inizio subito dopo la comunicazione del provvedimento, per concludersi entro 90 giorni. Davanti al TAR di Lecce è ancora pendente il ricorso contro l’Autorizzazione Integrata Ambientale, già disapplicata dal Tribunale e dalla stessa Corte d’Appello di Milano, mentre dinanzi al Tribunale di Potenza prosegue ciò che resta del procedimento penale “Ambiente Svenduto”, fortemente ridimensionato dall’intervenuta prescrizione di numerosi reati.
Quali conseguenze avrà la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea sul futuro dello stabilimento?
La sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 25 giugno 2024 partendo dalla class action inibitoria intrapresa nel 2021 da alcuni membri dell’Associazione Genitori Tarantini, patrocinati dall’avvocato Maurizio Rizzo Striano e da me , ha fornito tre principi interpretativi che hanno costituito il fondamento delle successive decisioni della magistratura milanese:
1)non è consentito prorogare continuamente l’applicazione della Direttiva europea sulle emissioni industriali attraverso ripetuti interventi legislativi, come è avvenuto in Italia;
2) la tutela della salute deve essere preventiva e non successiva rispetto alle emissioni nocive;
3) tale tutela deve estendersi a tutte le sostanze tossiche che la scienza individua progressivamente.
Ritiene che l’attuale Autorizzazione Integrata Ambientale sia sufficiente a garantire la tutela della salute dei cittadini?
No. Non a caso è stata disapplicata, perché sul piano della tutela della salute si è rivelata come un assegno incompleto e, soprattutto, “postdatato”.
Quali sono stati gli elementi probatori più rilevanti presentati davanti ai giudici?
I dati epidemiologici che evidenziano l’eccesso di mortalità e di morbilità tumorale registrato a Taranto e nelle aree limitrofe.
Come si concilia, dal punto di vista giuridico, il diritto al lavoro con il diritto alla salute
Il diritto alla salute e all’ambiente salubre, dopo anni di sudditanza e di bilanciamento, ora è diventato prevalente sul diritto alla produzione industriale, anche rispetto ad impianti di alto valore strategico come l’ex Ilva, perché anche una sola vita umana in pericolo, in quanto bene infungibile, ha la precedenza sulla produzione stessa. E in caso di dubbio non è il cittadino che deve provare il rischio, ma l’industria che deve dimostrarne l’assenza.
Nel referendum consultivo del 2013 sull’Ilva di Taranto la maggioranza dei votanti si espresse a favore della chiusura, ma il quorum non fu raggiunto. Dal punto di vista giuridico e politico, come interpreta quel risultato?
La tutela della salute umana non si attua a colpi di maggioranza, perché è valore assoluto universalmente valido ed immediatamente esigibile.
Si può affermare che i cittadini fossero contrari alla chiusura dello stabilimento?
Assolutamente no. Potevano esserlo forse i cittadini lavoratori dell’ex ILVA in quanto sottoposti all’insana alternativa, loro prospettata, di perdere il lavoro.
Quali responsabilità attribuisce allo Stato nella gestione della vicenda dell’ex Ilva?
Quella di aver “tirato a campare” senza prevenire adeguatamente i verdetti della Magistratura.
Se venisse disposta la sospensione degli impianti, quali sarebbero gli effetti pratici e in quali tempi?
L’ha già fatto la Corte d’Appello di Milano con provvedimento di sospensione del 27 luglio 2026 immediatamente esecutivo.
Esistono, secondo lei, le condizioni per una produzione siderurgica realmente compatibile con l’ambiente?
Si, ma delocalizzando e decarbonizzando: gli impianti siderurgici non si debbono più fare a ridosso di una città, e devono prescindere dal carbone, ritenuto risorsa non ecosostenibile e pericolosa sul piano della normativa europea.
Quali tutele possono ottenere oggi i cittadini che ritengono di aver subito danni alla salute o al patrimonio?
Agire anche contro lo Stato per ritardo nell’applicazione della Direttiva Europea.
Che ruolo hanno avuto le associazioni dei cittadini nel percorso giudiziario e quali ritiene saranno i prossimi passaggi decisivi?
Le associazioni dei cittadini servono e sono servite, efficacemente e coraggiosamente, a convogliare la protesta individuale in vere e proprie azioni collettive come accaduto per l’Associazione genitori tarantini contro l’ex ILVA.
Quale messaggio desidera rivolgere ai lavoratori dell’ex Ilva e ai residenti di Taranto, che vivono quotidianamente il conflitto tra occupazione e tutela della salute?
Quel conflitto non deve esistere. E, se in passato è esistito, oggi deve essere definitivamente superato all’insegna di un principio semplice: lavoro sano in una Taranto sana.
Come immagina il futuro dell’area industriale di Taranto nei prossimi anni?
Come un luogo dove il lavoro si potrà svolgere senza alcun rischio per lavoratori e cittadini, anche se per diversi anni dalla cessazione delle immissioni nocive i tarantini dovranno difendersi, temo, dai residui dell’inquinamento industriale e dai loro nocivi effetti sulla salute e sulla salubrità ambientale.
Cinzia Notaro