Il Giubileo dei Detenuti e la sordità di chi non vuol sentire
Prision Cells at Old Idaho Penitentiary in Boise, Idaho
Rebibbia, 8 dicembre 2025 – 342° giorno di carcere. Sabato 20 dicembre alla Chiesa centrale di Rebibbia saranno impartiti i Sacramenti della Comunione e della Cresima a molte persone detenute. Io, Gianni, farò il padrino di Cresima del mio compagno di cella Ciro (33 anni), mentre un altro mio compagno di cella, Alessio (26 anni), farà la prima Comunione e la Cresima con Manolo (altro “cellante”) come padrino. Io, Fabio, farò il padrino di Cresima del mio conterraneo calabrese Antonio (46 anni).
Perché ve lo raccontiamo? Perché Ciro, Alessio e Antonio non è un caso che prendano i Sacramenti di Comunione e Cresima: sono tre persone tutt’altro che perse.
Ciro è un elegante ed esperto sommelier di un ristorante alla moda al centro di Roma, che tutt’ora gli mantiene il posto di lavoro. Ha un figlio di 9 anni appena compiuti, una ragazza di cui è pazzamente innamorato e la possibilità di uscire presto in affidamento in prova, se il suo Magistrato di sorveglianza manterrà gli impegni.
Alessio è un marchigiano che sprizza intelligenza e furbizia da tutti i pori e dai suoi incredibili occhi chiari. Lavorava anche lui in un ristorante e ha una moglie e un figlio di 5 anni che adora. Dovrà faticare un po’ più di Ciro per uscire, ma comunque vede la possibilità di arrivare alle pene alternative.
Antonio, come vi abbiamo raccontato, ha da poco avuto il terzo figlio da sua moglie. È un imprenditore che ha avuto “colpa” di gestire ristoranti e organizzare ricevimenti nel cuore della Calabria, ma si capisce che è un imprenditore vero e presto o tardi tornerà a lavorare e a far lavorare con lui molte altre persone.
Prima di arrivare ai loro Sacramenti di Comunione e Cresima queste tre persone detenute attraverseranno la scadenza del Giubileo dei Detenuti che Papa Leone XIV celebrerà a San Pietro domenica 14 dicembre. Ciro ha avuto anche la fortuna e il riconoscimento di essere mandato in permesso per partecipare con la famiglia a questa celebrazione.
Che Giubileo sarà per Ciro, Alessio e Antonio e per tutte le 63.831 persone detenute nelle Carceri italiane? Un rito spirituale, certamente, come è stato l’attraversamento della Porta Santa che Papa Francesco ha aperto qui nel Carcere di Rebibbia. Ma sarà anche un momento di umana speranza e di concreto intervento sociale?
Scrive Luigi Manconi nel suo bellissimo articolo pubblicato su Repubblica: “Nella Bolla di Indizione Papa Francesco così si esprimeva il 9 maggio 2024: Propongo ai governi che nell’Anno del Giubileo assumano iniziative che restituiscano speranza; forma di amnistia o di condono della pena volte ad aiutare le persone a recuperare fiducia in se stesse e nella società.” I nostri devozionissimi governanti hanno atteso devotamente spallucce e, a 18 mesi dalla Bolla, non un solo atto di indulgenza e clemenza è stato assunto.
Adesso la parola passa a Papa Leone che, ne siamo certi, tornerà a ripetere quell’appello. Ma la nostra politica sarà all’altezza della prova? Certo, avere il coraggio di un atto di clemenza non è una scelta facile. Troppi sono i luoghi comuni che gravano sulla popolazione detenuta.
Tanti cittadini pensano che per difendere la loro sicurezza bisogna garantire “la certezza della pena” e nessuno degli uomini e delle donne al potere si prende la briga di spiegargli che per difendere la società bisogna garantire non la pena in sé, ma l’utilità della pena. Cioè è inutile e pericoloso tenere chiusa in carcere una persona per un tempo il più possibile lungo, quando il carcere serve solo a rendere più esasperati, più cattivi e più esperti nel crimine. Invece è necessario che quella pena riporti alla libertà una persona cambiata, che ha fatto un percorso di rieducazione e reinserimento. Così si abbatte la recidiva al crimine, come dimostrano tutte le esperienze sul campo.
Ma quale rieducazione volete fare con il 138.39% di sovraffollamento? Avviene esattamente il contrario, con una perfetta logica anti-meritocratica: nel caos del sovraffollamento le persone che vogliono continuare a comportarsi male si trovano perfettamente a loro agio, mentre chi vuole ricostruirsi un percorso di vita pulito, chi vuole riabilitarsi e reinserirsi, vede invece crescere in modo insormontabile le sue difficoltà.
Nel sovraffollamento di Rebibbia (giunto al 153,37% con il riscaldamento ancora in buona parte non funzionante), nella paralisi dei percorsi culturali e lavorativi di reinserimento, Ciro, Antonio, ma soprattutto il più giovane Alessio, rischiano di perdere la speranza e la fiducia.
Come, io Gianni, ho strillato al convegno della Camera penale di Roma, organizzato al Teatro centrale di Rebibbia venerdì 5/12: “Io mi sento ancora un uomo delle istituzioni, ma come faccio a trasmettere la fiducia nelle istituzioni a un giovane di vent’anni recluso qua dentro, quando vive tutte queste assurdità e vede il tradimento costante dei principi costituzionali di rispetto delle persone detenute?”
E allora, forza, un po’ di fede e di coraggio e trasformiamo questo “Giubileo dei Detenuti” in un grande evento di speranza, degno di una Nazione cattolica, Patria del Diritto, come la nostra Italia. Approviamo un provvedimento trasversale votato da tutti (o quasi) i gruppi parlamentari per mandare a casa alcune migliaia di persone detenute, tra quelle che si sono sempre comportate bene e hanno scontato gran parte della pena. Le nostre carceri torneranno a respirare e potranno diventare dei luoghi dove veramente si lavora per la rieducazione e il reinserimento. Vogliamo essere da meno della Francia, della Germania e della Spagna?
Non siamo, forse, dei Cattolici e dei Patrioti?
Gianni Alemanno e Fabio Falbo