Il Natale è alle spalle…

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In questi giorni, poco dopo la fine del dodicesimo giorno di festeggiamenti, mentre cammino per le strade di Atene, mi imbatto nelle solite tristi immagini del dopo festa: gli alberi di Natale gettati accanto ai bidoni dell’a spazzatura’immondizia aspettano che passi il camion della spazzatura del Comune per poter essere smaltiti in discarica.

Anche l’albero di Natale, che in questi giorni è stato al centro dell’attenzione, ora segue il ciclo naturale della vita.

Questa immagine mi torna in mente ogni anno a fine novembre, quando si inizia a decorare l’albero. Mi ricorda profondamente il ciclo della vita: oggi nasce tra risate e gioia, domani muore abbandonato all’angolo di una strada.

Ma non si tratta solo degli alberi di Natale. Ci sono anche i vasi con le stelle di natale morte. Ci sono anche le scatole ammaccate delle grandi pasticcerie. Ci sono anche i sacchetti strappati che un tempo custodivano, nelle loro viscere, doni preziosi o meno preziosi.

Un altro tema triste sono i negozi, di ogni genere, che pur essendo pieni di vita d’estate, ti spezzano l’anima d’inverno. Ristoranti, caffè, pasticcerie, dove d’estate si faceva fatica a trovare un tavolo dove sedersi (e per ricordare Yannis Brilis, bisognava sedersi sulle sedie, perché – e giustamente – la gente non si siede ai tavoli…).

Persino quei chioschi che vendono di tutto, dai gelati ai giubbotti di salvataggio, dai giornali ai materassini da spiaggia, dalle sigarette ai filtri dell’aria per le auto. Questi chioschi che hanno 3-4 macchinine elettriche per i bambini, cavalli o elicotteri, altalene e… masticano i genitori felici (dai, papà, un altro giro, gridano i bambini). Tutti questi mangia-dracme, o meglio mangia-euro… motorizzati, ora sono avvolti nel nylon e aspettano pazientemente (cos’altro dovrebbero fare, comunque?) l’estate.

Anche i ristoranti di souvlaki hanno chiuso i battenti e rinnovato l’appuntamento con la loro stimata clientela per l’estate. Quest’anno, infatti, si prevedono vere e proprie feste, visto che dall’11 giugno al 19 luglio si svolgerà la Coppa del Mondo, quando sospireranno… le cipolle.

Avrete sicuramente notato un’altra immagine malinconica che appare alla fine di un carnevale, che sia un ballo o una sfilata. Pile di stelle filanti, strati di coriandoli e qua e là maschere o cappelli di carnevale sgualciti, resti di una folle serata di carnevale di cui parlano persino i poeti.

Per Pasqua, naturalmente, le immagini sono completamente diverse e non rientrano nella sfera di competenza dei poeti malinconici, ma dei medici. Lo dimostra lo spiedo che se ne sta vuoto in un angolo (anche se malinconico…) dopo aver ormai assolto alla sua missione, e nel migliore dei modi, mentre accanto ad esso ci sono casse piene di bottiglie vuote di birra, soda e altre bibite analcoliche.

E così il tempo passa e noi lo spingiamo avanti (“quando arriverà Natale?”, “per l’estate è ancora presto”, ecc.) e ci svegliamo una mattina e non abbiamo più voglia di alberi o maschere. Abbiamo agnelli e spiedi, ma per anni il cardiologo ha dogmatizzato (“eliminate gli agnelli, gli involtini di carne e i fegatini”). E non abbiamo più voglia, perché siamo a quest’età, in cui noi stessi siamo ormai una “triste immagine” o meglio, per dirla in modo più indolore ed elegante, siamo all’età del “Bravo, bravo. Per la tua età te la cavi bene…”, perché come è noto ci sono tre gradazioni di età: nella prima: due amici si incontrano e si ricordano di un amico comune. La conversazione è: “Ehi, che succede a Giorgio? L’hai visto?”; la seconda: gli stessi amici dopo qualche anno: “Ehi, come sta Giorgio? Sta bene?” (Iniziano le cose belle); la terza: gli stessi, e non ripetiamolo più: “Ehi, che succede a Giorgio? È vivo?”. Fine.

Christos Bolosis