La guerra ucraina tiene in piedi l’economia U.E.
Ancora una volta il conflitto Russia-Ucraina interpella l’Europa. Il Presidente ucraino Zelensky è in giro per richiedere sostegno a un conflitto che non sembra avere fine e che comporta ingenti sacrifici economici per tutti i cittadini degli Stati dell’Unione Europea che, in un modo o nell’altro, chi più chi meno, hanno solidarizzato con l’Ucraina. Da poche ore il Presidente ucraino ha ultimato il suo giro che lo ha visto in Grecia, in Francia, in Spagna, Stati dai quali ha ottenuto l’ulteriore sostegno energetico e militare che richiedeva.
Le cronache degli ultimi giorni riportano le immagini raggianti di un Macron che ha portato a casa contratti milionari a fronte della fornitura di 100 Rafale all’Ucraina per i prossimi 10 anni, nonché nonché altri armamenti, come ad esempio, il sistema di difesa aerea Samp-T, sistemi radar e gli immancabili droni. Che dire? Un investimento di pace per i prossimi 10 anni.
Anche la visita a Madrid ha portato i suoi frutti: per il prossimo mese il Primo Ministro Pedro Sánchez ha, belli e pronti, 615 milioni di euro tra nuovo equipaggiamento difensivo ed altro. La Spagna, per quest’anno, ha previsto allegramente un impegno di un miliardo di euro di aiuti in materia di sicurezza all’Ucraina. Questi ultimi aiuti della Spagna seguono altri ben più ingenti: dal 2022 l’apporto spagnolo ammonterebbe a miliardi di euro tra carrarmati Leopard, missili Patriot, sistemi missilistici anticarro, munizioni, attrezzature sanitarie e sistemi energetici di emergenza senza contare l’apporto consistito nell’addestramento delle truppe ucraine.
Insieme agli altri Stati, anche la Grecia uscita (?) da una grave crisi economica che le ha comportato un commissariamento UE senza precedenti, ha risposto entusiasticamente all’appello ucraino trovando anch’essa un modo per solidarizzare. L’incontro Zelensky-Mitsotakis ha assicurato alla Grecia vendita di gas naturale per due miliardi di euro, che dovrebbe garantire all’Ucraina il fabbisogno necessario per superare l’inverno appena cominciato. Insieme al patto energetico, però, la Grecia fornirà anche il solito contributo militare ed è proprio questo contributo che ha suscitato le polemiche del parlamentare indipendente Ioannis Dimitrokallis che ha bollato gli accordi greco-ucraini come “impegni pericolosi”.
L’on. Dimitrokallis ha dichiarato: “La visita odierna del signor Zelensky ad Atene e il suo incontro con il Primo Ministro Kyriakos Mitsotakis confermano, purtroppo, che il governo di Nuova Democrazia continua a posizionare la Grecia nel ruolo di esecutore volontario delle aspirazioni straniere. Invece di mettere al primo posto il Paese, il governo sceglie di agire senza equilibrio, senza una bussola nazionale e senza consapevolezza delle conseguenze. Nuova Democrazia e il signor Mitsotakis sembrano pronti a impegnare sistemi di difesa critici per la sicurezza nazionale, senza alcuna consultazione preventiva con il Parlamento, senza una pianificazione strategica e senza alcun ritorno sostanziale sulle questioni nazionali greche. In un momento in cui le provocazioni turche si stanno intensificando, il governo sceglie di “prestare” la difesa della patria a terzi, senza garanzie, senza compenso, senza traccia di responsabilità. La Grecia non può essere governata dalla logica delle impressioni e da una politica estera automatica. Non può apparire come un alleato scontato che offre tutto, senza chiedere nulla. Non può rimanere in silenzio di fronte a governi che non hanno mai sostenuto i nostri diritti nazionali nell’Egeo, in Tracia e a Cipro. Invito il signor Mitsotakis a cessare di agire a porte chiuse e a presentare al Parlamento, immediatamente e integralmente, tutti gli accordi e gli impegni discussi oggi. La Grecia non può tollerare ulteriori accordi segreti che espongono il Paese a rischi, senza offrire al contempo alcun vantaggio strategico. La politica estera – prosegue Dimitrokallis – è una questione nazionale. Non è né pubblicità personale né un campo per dimostrare “volontà”. La Grecia deve tornare a un atteggiamento di dignità, serietà e reale responsabilità nazionale, non di servilismo”.
Ora, poiché conosciamo fin troppo bene l’Unione Europea e la sua gestione finanziaria, che certamente non persegue scopi di beneficenza, tutta questa solidarietà manifestata con questo copioso apporto di mezzi e capitali in favore dell’Ucraina, per il quale dovrebbe rimanerne moralmente, ma non solo, debitrice, ci sa tanto di ticket che Kiev dovrà saldare per non essere fagocitata… cioè… volevo dire… per essere accolta nell’UE. Per gli Stati aderenti all’UE poi, questa guerra è indubbiamente un business che ha risvegliato il comparto industriale, specie quello tedesco, messo in ginocchio dalle importazioni cinesi, convertito nella produzione di armi e di sistemi di difesa.
Di fronte a questo scenario due domande restano senza risposta: 1) In Unione Europea quanti sperano e lavorano veramente per la cessazione del conflitto in Ucraina? 2) Dopo il conflitto l’Ucraina avrà la forza e le sostanze per ripagare i suoi “benefattori”?
Paolo Scagliarini