L’Unione Europea ci vuole annientare
L’Europa è diventata terra di scontro culturale, politico, religioso e uno degli attori in campo, il più virulento è proprio una istituzione: l’Unione Europea. Quello che non è riuscito a Serse alle Termopili, ciò che non è riuscito a Müezzinzade Alì Pascià a Lepanto, ciò che non è riuscito alle armate con stella rossa e kalashnikov, sta riuscendo all’Unione Europea. Dopo aver eroso agli Stati nazionali le prerogative vitali per la loro stessa esistenza, dopo aver favorito l’invasione in corso, l’Unione Europea ora punta al cuore della vita stessa dell’Europa sferrando apertamente un attacco senza precedenti alla sua anima, alla sua identità proponendo in alternativa un Nulla indifferenziato.
Ciò che più preoccupa è il torpore nel quale i Popoli europei sono avvolti da tempo mentre l’Unione Europea attacca, senza dover temere alcuna reazione, l’identità europea e l’idea stessa di Europa. Segnali di allarme di quanto sostengo, non a caso, provengono da quelle nazioni che ancora conservano tratti di vitale identità.
In Italia l’Associazione ProVita & Famiglia, per mezzo di Antonio Brandi, denuncia chiaramente e sistematicamente l’aggressione in corso: «Vietare le parole “padre” e “madre”, cancellare “maschile” e “femminile”, sostituire “patria” con “terra di nascita” e persino impedire di dire “signori e signore” è il nuovo e vergognoso diktat Woke e Gender di un’Unione Europea che pretende di rieducare i popoli», denunciando le “Linee guida per l’uso della lingua come fattore di uguaglianza e inclusività”, documento ufficiale dell’Unione Europea e delle Nazioni Unite, redatto nell’ambito del progetto Gender Equality Facility, finanziato da Bruxelles con 1,5 milioni di euro e inserite come condizione per l’adesione all’UE di nuovi Stati, e come rivelato dal quotidiano Il Giornale.
«Queste direttive – prosegue Brandi – non solo censurano il linguaggio quotidiano, ma sono un assalto alle radici familiari e nazionali dell’Europa, praticamente una vera colonizzazione ideologica: Bruxelles impone l’agenda woke ai Paesi candidati, trattandoli come territori da “conquistare” culturalmente per allinearsi all’Agenda Lgbt che nega la realtà biologica. Invece di risolvere crisi urgenti come l’economia, la sicurezza e il declino demografico, l’UE spreca, ancora una volta, risorse dei cittadini per promuovere una censura mascherata da inclusività, sulla scia dell’altrettanto vergognosa Strategia Lgbt 2026-2030 da 3,6 miliardi, presentata lo scorso 8 ottobre, che mira a promuovere il gender nelle scuole, sui media e in ogni ambito sociale e contro la quale una nostra petizione ha raccolto oltre 33.000 firme», conclude Brandi.
E così mentre in Irlanda si discute sul Battesimo che, udite udite, violerebbe i diritti umani, in Grecia l’aggressione all’Identità del Popolo, ha portato alla sbarra della CEDU lo Stato ellenico per la presenza delle sacre icone nelle aule dei suoi tribunali. A tal proposito, ricordiamo una pari battaglia (?) condotta in Italia per la presenza del Crocifisso nelle aule delle istituzioni e delle scuole. Una battaglia sospesa con una tregua conseguente ad un compromesso culturale tossico: il riconoscimento nel Crocifisso, non del figlio di Dio fatto Uomo morto e risorto per la salvezza di tutti i Popoli, ma di un simbolo culturale, tradizionale, museale, un ricordo del passato… offrendo così, al Nuovo che avanza a dodici stelle, non una ritirata strategica per preparare un contrattacco se non una migliore difesa, ma una resa incondizionata.
Ora si comprende ancora meglio perché nell’atto costitutivo dell’UE non si è fatto alcun esplicito riferimento alle radici cristiane dell’Europa. Un tale riferimento sarebbe stato d’intralcio rispetto alla politica messa in atto in questi giorni.
Quanto è lontana l’Europa dei Don Giovanni d’Austria, dei Sebastiano Venier, dei Marcantonio Colonna, dei Gianandrea Doria, dei Leonida… eppure resta viva la speranza: se quelle radici non sono gelate, l’Europa certamente saprà generare nuovi figli degni.
Paolo Scagliarini