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Santa Sofia in ostaggio

Paolo Scagliarini
agia-sofia

Santa Sofia di Costantinopoli, luogo simbolo della Cristianità, fa ancora parlare di sé.

Inaugurato il 27 dicembre 537, il tempio cristiano dedicato alla Sapienza di Dio fu violata e profanata il 29 maggio 1453 dai musulmani, diventando moschea fino al 1935 quando Mustafa Kemal Pasa Ataturk, in nome della laicità dello Stato turco, la trasformò in museo.

Simbolo della Nuova Roma, Santa Sofia dal 1453 in poi è rimasta nei cuore dei cristiani, specie di quelli ortodossi, che ancora non si rassegnano al fatto che in quella magnifica chiesa non si debba celebrare la Divina Liturgia. Molte sono le leggende che si tramandano da allora fino ai nostri giorni. Tutte dal tratto profetico: la riconquista di Costantinopoli. Tra le più note, la tradizione cristiana popolare che narra del momento nel quale i turchi sfondarono le porte di Santa Sofia. In quel momento il sacerdote che celebrava la Divina Liturgia nel mentre vide i musulmani avanzare tra la folla verso l’Altare, si fece indietro entrando nel muro che si aprì di fronte a lui miracolosamente. Si dice che quando Costantinopoli tornerà  nelle mani dei cristiani, il sacerdote uscirà dal muro per ultimare la celebrazione. Un’altra riguarda Costantino Paleologo, l’imperatore che affrontò eroicamente la morte nel difendere la Città dall’assalto dei barbari. Costantino è appellato come il “Re marmorizzato” colui che si sveglierà dalla sua tomba per riprendere l’Impero e Costantinopoli dai suoi conquistatori. Durante la battaglia, l’imperatore stava per essere colpito da un turco quando apparve un angelo che lo sottrasse alla morte portandolo in una grotta profonda vicino ad una porta d’oro. Là l’imperatore è diventato di marmo e attende l’ora nella quale l’angelo lo andrà a rianimare, rendendogli la spada con la quale caccerà gli invasori.

Se Santa Sofia ha dunque questa forte connotazione simbolica per i cristiani, deve dirsi che altrettanta ne ha presso i musulmani, tanto è vero che Recep Tayyip Erdoğan, Presidente della Turchia, già da tempo ed in più occasioni ha smentito il padre della patria Kemal Ataturk affermando che trasformare Ayasofya (Santa Sofia) in museo è stato un errore.

Quest’anno poi, il 29 maggio, in occasione della caduta (per noi) di Costantinopoli, ma per loro è conquista, il Presidente Erdogan ha organizzato dei festeggiamenti mai visti prima con tanto di arcieri, fuochi d’artificio e proiezione di immagini sacre sulle mura della Nuova Roma poi seguite da immagini di colpi deflagranti. Come se tanto non bastasse, e come già avvenuto diverse volte durante il suo governatorato, ha fatto sì che in Santa Sofia fossero proclamati versetti del Corano.

Tale circostanza ha suscitato le rimostranze di Atene , avverso le quali in occasione dell’inaugurazione di un ospedale, Ergogan si è così espresso: “Quando Mohammed II il Conquistatore entrò in città, non lo accolsero come un conquistatore, ma come un salvatore, e lo aspettavano. Santa Sofia, invece di essere demolita con odio religioso, fu ancor più abbellita e fu data ai musulmani per diritto di conquista”. A queste dichiarazioni sono seguite quelle del Ministro degli Esteri Hami Aksoy: “Ogni volta che si proclama il Corano in Santa Sofia, la Grecia rilascia dichiarazioni inutili e senza effetto. In un momento in cui i minareti pregano in Europa e si comprende l’importanza del rispetto reciproco, l’unico paese europeo in Europa che non ha una moschea nella sua capitale è infastidito dalla lettura del Corano in Santa Sofia. Questo è un esempio per comprendere la psicologia di questo paese”.

Dalle parole scambiate non vi è dubbio che Santa Sofia sia ancora in ostaggio. Ed ora, come allora, nel “dibattito” il grande assente è l’occidente.

Paolo Scagliarini

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