Armenia: un patrimonio storico in pericolo

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Il patrimonio storico e archeologico armeno è tra i più straordinari del Caucaso e, per certi versi, dell’intero panorama mondiale. Proprio per questo, la sua tutela non può essere lasciata all’improvvisazione né affidata a personale non adeguatamente formato e motivato. Allo stesso modo, la sua salvaguardia non può dipendere dalla buona volontà occasionale di singoli funzionari o addetti particolarmente scrupolosi. Eppure, chi visita con occhio attento alcuni siti e musei del Paese si imbatte non di rado in una realtà che desta preoccupazione: carenze nei controlli, formazione insufficiente del personale e, in alcuni casi, un’incuria che lascia trasparire un certo disinteresse a livello istituzionale.

Un episodio, tra i tanti, appare emblematico. Presso uno dei siti archeologici più noti di un’area metropolitana armena, dove sono ancora visibili tracce di affreschi, una visitatrice ha scavalcato la modesta recinzione e prelevato un frammento, reagendo con noncuranza quando è stata ripresa da un altro visitatore. Preferiamo non riferire la nazionalità della persona coinvolta, riconducibile a un contesto geopolitico che talvolta induce un atteggiamento di sicurezza fuori luogo nei confronti del patrimonio altrui. Il visitatore ha segnalato l’accaduto al personale di sicurezza; l’anziano vigilante ha però liquidato la questione osservando che si trattava «solo di copie» e che, quindi, la signora era libera di fare ciò che voleva. Nessun altro è intervenuto.

Non meno significativo è un secondo episodio, avvenuto in un importante museo cittadino della capitale un paio di anni fa. Dopo aver acquistato regolarmente il biglietto, insieme ad alcuni amici italiani e armeni sono stato fatto entrare a prezzo pieno, senza che ci venisse comunicato l’orario effettivo di chiusura anticipata. Varcata la soglia, abbiamo notato una certa freddezza da parte del personale, al quale abbiamo più volte chiesto ragione di quell’atteggiamento poco cordiale. Il borbottio iniziale è sfociato in commenti sgarbati, perché le custodi presenti erano convinte che non comprendessimo la lingua e, tantomeno, gli improperi pronunciati al nostro indirizzo. Solo quando un amico ha risposto nella loro stessa lingua, il tono è cambiato — non certo in meglio.

Le segnalazioni inviate ai dirigenti di questo e di altri musei, oltre che alle competenti autorità nazionali, sono rimaste senza risposta ufficiale, anche a causa di un corporativismo d’occasione. Peraltro, il chiarimento personale promesso da un direttore al quale ci eravamo rivolti direttamente non ha avuto seguito, a causa della sua successiva assenza.

Episodi come questi si ripetono con una certa frequenza e non possono essere derubricati ad aneddoti isolati: rivelano, piuttosto, una fragilità sistemica nella catena delle responsabilità, dalla base fino ai livelli direzionali. Non è in discussione la straordinaria ricchezza del patrimonio armeno, né l’impegno di quanti — penso agli archeologi capaci di realizzare scoperte di rilievo internazionale — lavorano con serietà e competenza. È in discussione, piuttosto, la mancanza di un sistema strutturato di sorveglianza, formazione e rendicontazione, insieme a una certa impostazione di retaggio tardo-sovietico, non più adeguata a proteggere ciò che le generazioni future hanno il diritto di ereditare.

Purtroppo, di fronte a questi episodi, le autorità competenti sono chiamate a un supplemento di attenzione: non per punire, ma per evitare che la disattenzione di alcuni comprometta irreparabilmente un’eredità che appartiene all’intera nazione armena e, più in generale, alla storia dell’umanità.

A queste criticità se ne aggiungono altre, legate a un approccio non sempre rigoroso nella gestione del restauro, nel quale, in alcuni casi, ci si affida più a una logica ricostruttiva di stampo sovietico che a studi scientifici solidi, con l’impiego di malte cementizie e componenti chimiche non sempre adeguate alla natura dei manufatti, ai materiali originari e alle caratteristiche dei luoghi.

Da tempo, diverse realtà internazionali cercano di dialogare con le autorità tecniche armene per condividere standard più aggiornati in alcuni settori del restauro e della museologia. Si spera che questo confronto possa contribuire a un cambiamento concreto.

Carlo Coppola