“Protocollo Elena” di Franca De Santis

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I sensi fanno da guida in tutta la lettura: l’olfatto, che restituisce con pienezza il contesto descritto, l’udito, che richiama a silenzi e a suoni di una Berlino non più esistente, la vista, che sollecita a creare immagini filmiche di quanto viene narrato. Una pellicola che si sviluppa tra la Guerra Fredda e la caduta del Muro di Berlino, quando tutto sembra riprendere ordine, quando si mescola ciò che sembrava sbagliato a ciò che sembrava giusto. Ma la menzogna non ha muri, passa da una parte all’altra, da un tempo all’altro e diventa sostanza di una vita all’apparenza ordinata e disciplinata, quella del Redaktor Klaus che vive il suo amore travolgente per Isabella, donna misteriosa, avvolgente, incarnazione dell’immaginazione. che porta a vivere secondo i propri sogni che nessuno, soprattutto gli uomini del governo possono permettersi. Sta qui la differenza tra i loro due modi di approcciare alla vita e concepire la realtà e quando il Redaktor scopre la prima crepa, decide di ignorarla e farsi guidare dal sentimento. Dietro tutte le personalità forti c’è una “crepa”, una frattura attraverso la quale entra l’inaspettato, che però uccide l’identità costruita con sacrificio e meticolosità. Il Redattore, architetto di destini, può a questo punto essere redatto e manipolato nella sua identità, e perdere l’identità costruita significa ritrovarsi in un mondo dove non ci sono più schedari, penne, carta, dove per cancellare non basta bruciare con l’ausilio delle mani, tutto corre su sistemi informatici che si possono duplicare, moltiplicare, modificare, alterare: l’informazione alterata e manipolata che passa per vera anche se inesistente. In fondo anche in questo nostro mondo apparentemente perfetto e falsamente libero non avviene altrettanto?

E gli amori su cui investiamo una vita intera non celano dei segreti? Siamo davvero sicuri di conoscere chi ci sta di fianco da una vita se, a volte, non conosciamo neanche noi stessi?

Protocollo Elena.

Ma chi è Elena? Lascio ai lettori la scoperta di questo personaggio femminile vittima e carnefice al tempo stesso che per riscrivere la sua storia deve, con ogni mezzo, annullare il passato e rinascere, lontana dai suoi segreti, dalle contaminazioni, dal mondo di prima per diventare un poi…

Il libro è difficilmente riassumibile perché denso nei contenuti e nei significati, ricercato e curato nel lessico. Le parole sono infatti scelte con la meticolosità del redattore.

Sento profumo di agrumi, la mia mente si sta spostando ad Amalfi, per affacciarsi davanti ad un magnifico mare azzurro in cui immergere un corpo che necessita di tornare nuovo: buona lettura.

Roberta Mazzoni*

*Docente e archeologa