Decreto Sicurezza 2026, la parola alle Forze dell’Ordine

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E’ questione all’ordine del giorno del dibattito politico il “Decreto Sicurezza 2026” (D.L. 24 febbraio 2026 n. 23, convertito in legge il 24 aprile 2026). La sicurezza è uno degli argomenti più utilizzati in campagna elettorale specie nell’area di centro-destra proprio per l’emergere di nuove forme di criminalità che si manifesta proprio e soprattutto in conseguenza dell’aumento dell’immigrazione regolare o irregolare che sia. Per averne riprova basta sfogliare le pagine di un qualsiasi quotidiano locale per imbattersi in risse, stupri, violenze, spaccio delle droghe più impensabili, controllo del territorio di bande criminali e chi più ne ha più ne metta.

Di recente poi è venuta alla ribalta un’altra emergenza: quella degli “incidenti” conseguenti all’inseguimento di coloro che non si fermano all’alt delle Forze dell’Ordine e all’attacco mediatico subito dagli agenti.

Su tutto ciò abbiamo pensato di ascoltare il parere di chi è direttamente interessato, di chi è sul campo e affronta quotidianamente la criminalità mettendo a rischio la propria vita e in taluni casi, come lo dimostrano anche sentenze della magistratura, anche il proprio “portafoglio”. Abbiamo quindi rivolto alcune domande al dott. Vito Ferrara, Consigliere Nazionale FSP (Federazione Sindacale della Polizia di Stato) e Sostituto Commissario della P.S.

Dott. Ferrara, cosa ne pensa del Decreto Sicurezza 2026 ?

Il Decreto Sicurezza 2026 è uno dei provvedimenti più ampi degli ultimi anni in materia di ordine pubblico, sicurezza urbana, immigrazione e tutela delle Forze di Polizia. Dal punto di vista operativo, molte norme nascono da problematiche concrete che gli operatori affrontano quotidianamente: violenza giovanile, porto di coltelli e strumenti atti ad offendere,
aggressioni alle Forze dell’Ordine, disordini durante manifestazioni, criminalità urbana diffusa, fughe pericolose all’ALT di polizia.
Tra le novità più rilevanti ci sono: l’estensione dell’arresto in flagranza differita, il rafforzamento del DASPO urbano e delle “zone rosse”, nuove misure preventive durante le manifestazioni, norme più severe sul porto di coltelli,,maggiore tutela giuridica per gli operatori di polizia, nuove disposizioni contro la fuga all’ALT con pericolo per la pubblica incolumità.
Molto discussa è anche la possibilità di accompagnamento e trattenimento fino a 12 ore, durante specifici servizi di ordine pubblico, per soggetti ritenuti concretamente pericolosi per il pacifico svolgimento delle manifestazioni.

La ritiene una misura sufficiente ad arginare tutti questi fenomeni sociali?

Come sindacalista e operatore, io credo che il punto centrale sia questo: le norme possono aiutare, ma da sole non bastano.
Se non si investe contemporaneamente in: organici, formazione, mezzi, tutela legale, supporto operativo, anche il miglior impianto normativo rischia di essere difficile da applicare sul territorio.

Quanto questo Decreto inciderà sulle libertà individuali?

Esistono inevitabili criticità e profili che saranno oggetto di dibattito giuridico e costituzionale, soprattutto sulle misure preventive e sull’equilibrio tra sicurezza pubblica e libertà individuali. Alcune norme richiederanno interpretazioni molto attente da parte della magistratura e delle Forze di Polizia. Dal punto di vista pratico, però, è evidente che il legislatore abbia voluto dare un segnale forte: maggiore tutela agli operatori, risposta più rapida ai fenomeni violenti, rafforzamento degli strumenti di prevenzione.
Il vero banco di prova sarà l’applicazione concreta quotidiana: è lì che capiremo quali norme funzionano davvero e quali invece avranno bisogno di correttivi.

Paolo Scagliarini