Ezra Pound, tra i più grandi del Novecento

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Il primo novembre di cinquantatré anni fa si spegneva a Venezia uno dei più grandi poeti del Novecento, Ezra Pound. Ricordiamo “il miglior fabbro”, come T.H. Eliot lo definì sulle orme di Dante, con brevi glosse ad alcuni suoi versi.

«il saggio

trova gioia nell’acqua

l’uomo umano è in amicizia con le colline»

(dal Canto LXXXIII)

È la visione confuciana fondata sul Ren (benevolenza e rispetto dei diversi ruoli,) ad ispirare a Pound questi versi ecologici, che fanno parte dei Pisan Cantos. Il saggio trova la propria gioia nel seguire il corso naturale delle cose, come suggerisce l’immagine dell’acqua che scorre dall’alto verso il basso. Una società organica, e dunque profondamente umana, non può porsi in contrasto con la natura vivente (le colline), intesa non solo come paesaggio, ma anche come ordine cosmico che si riflette nella società e negli individui, sotto pena d’un suo crescente degrado. Le alluvioni e la siccità, il crescente disagio, la perdita d’un senso del vivere sono anche figlie d’un inquinamento mentale che privilegia la crescita economica e disprezza ogni legame spirituale e naturale.

«Democrazie che eleggono il liquame

finché non c’è più un’idea chiara della santità»

(dal Canto XCI)

Non c’è davvero bisogno di un commento esplicativo, il dettato poetico è chiaro. Ovviamente i versi si riferiscono non all’idea di democrazia, ma alle varie democrazie così come storicamente si manifestano e si trasformano. Può una democrazia instillare nei suoi cittadini “un’idea chiara della santità”, cioè, fuori di metafora, far valere la funzione anagogica dello Stato? E al giorno d’oggi non assistiamo forse ad una crisi della democrazia (almeno nella sua forma rappresentativa), dal momento che, per sfiducia o per protesta nei confronti dell’intera classe politica, si reca alle urne meno della metà degli aventi diritto? Certo nessuno può pensare ad un ripudio della democrazia, che è da considerare, com’è noto, il migliore dei governi possibili, malgrado la contraria opinione di Platone, di Hegel e di Pareto.

«E i cavalieri salgono,

non più ombre,

luci fra di loro accese

e l’ombra scura del coraggio»

(dal Canto XC)

Questi versi, come quelli del precedente Canto XCI fanno parte della sezione Rock-drill (perforatrice di roccia) dei Cantos, quasi ad indicare nel nome che soltanto la poesia può perforare l’imbecillità e l’ottusità del mondo. Furono composti quando Pound era prigioniero nel manicomio di St. Elizabeths Hospital a  Washington, perché il governo “democratico” statunitense riteneva che un americano sano di mente non potesse criticare l’entrata in guerra degli gli USA (!). Il Canto XC è un inno all’amore con la bella e potente immagine benaugurale dei cavalieri che insofferenti del fango, dell’oscurità, dei luoghi comuni emergono luminosi, avendo per virtù il proprio coraggio.

Sandro Marano