I volenterosi chiedono aiuto alla mamma
Piove, Governo ladro! Era l’esclamazione ricorrente per indicare che tutte le sciagure che accadevano erano riconducibili al governo. Al di là della pioggia che per ora, forse, non è pilotata dall’uomo, quando uno le rogne se le va a cercare poi non è detto che a pagare debba essere il governo o l’intera popolazione di uno Stato. E invece, da oggi potrebbe non essere più così.
In questo diffuso clima di esaltazione dei volenterosi, attenzione al termine usato e a non accostarlo assolutamente a quello più guerrafondaio dei volontari!, dunque, in questo clima di esaltazione del volenterosismo, qua e là nel vecchio continente, il neo-proletariato ha tagliato il cordone ombelicale che lo legava ai papà e si è imbarcato in yacht e barche a vela per andare alla volta di Gaza, una città in corso di demolizione non con ruspe ma con bombe devastanti a firma stella di david, per impedire il sanguinoso sfratto forzato e portare conforto agli sfrattati.
Com’è ben noto ai nostri navigati lettori pensionati, quando c’è un cantiere di lavori l’accesso agli estranei è interdetto, e se qualcuno per non sapere come passare il tempo si avvicina per dare un’occhiata viene fatto subito allontanare. Nel caso di Gaza il capo cantiere, che deve consegnare i lavori in tempi brevi al committente, sembra alquanto determinato non va tanto per il sottile, tant’è che più volte ha minacciato chiunque a non avvicinarsi, a non immischiarsi nella faccenda. I papà e le mamme di mezza Europa, conoscendo bene il tipo, hanno capito che non scherza affatto e che quando si mette in testa una cosa non c’è ragione che lo possa fermare.
Ma la curiosità è femmina, oops scusate il termine maschilista, volevo dire: la curiosità è arcobaleno, e ha spinto la giovane classe proletaria di mezza Europa, che conosce il capo cantiere solo per averne letto a scuola la storia, ad avvicinarsi, o meglio a tentare di avvicinarsi con la composita flotilla alla costa di Gaza per mettere in atto l’eroica missione: “la società civile globale che agisce laddove i governi hanno fallito”, si è sentito dire da qualche parte. L’inesperienza di questi giovanotti in vena di avventura e di indipendenza dai papà, li ha portati però ad una lunga navigazione durante la quale alcuni sono sbarcati e tornati a casa, altri invece hanno continuato tra balli, canti… ed altro ancora, fino a quando l’eco del loro canto di guerra è giunta al capo cantiere che in qualche modo, con segnali di fumo e fuoco, più fuoco che fumo, gli ha fatto capire il pericolo che avrebbero corso avvicinandosi ulteriormente.
Di fronte a questi segnali tutt’altro che amichevoli, questi giovani volenterosi pronti a tutto, hanno capito che la loro audacia in realtà aveva raggiunto il limite e che quindi l’agognata indipendenza ed il sogno internazionalista per un attimo potevano essere sospesi e messi da parte. Ma la caratura di questa gioventù europea non è tale da permettere autocritica: la colpa è sempre di papà e dunque le note di biasimo non sono più rivolte al cattivo e sanguinario capo cantiere che non li lascia avvicinare, quanto al Governo che non appoggia questa organizzazione che si vanta di non essere governativa in questa missione non governativa. E sì perché questi giovincelli hanno avuto l’ardire di denominarsi Global Sumud Flotilla (che significherebbe Flotta Globalista della Resistenza, o qualcosa di simile, utilizzando il termine arabo sumud, che appunto significherebbe resistenza) ma poi ricorrono al sindacato, CGIL ovviamente, per chiedere l’aiuto dello Stato per completare la loro missione che ovviamente resta non governativa, e se l’aiuto dello Stato non ci sarà? Sarà sciopero generale! In Italia ovviamente.
Il Governo italiano, diretto da una mamma, non ha abbandonato i suoi figli per quanto discoli questi siano e ha mandato una fregata in loro aiuto, e così pure la Spagna, perché non si facciano male. Quando cresceranno, capiranno. Che ci volete fare sono ragazzi!
Se la situazione a Gaza non fosse drammatica per davvero, ci sarebbe da ridere.
Paolo Scagliarini