La politica distratta da falsi problemi mentre avanza uno tsunami “sociale” provocato dall’intelligenza artificiale
Carissimi lettori, la politica ha disertato! Il tramonto della nostra civiltà è palpabile e noi, il Popolo, quello che la demagogia costituzionalista vorrebbe libero e sovrano, siamo spettatori passivi assorti in falsi problemi e false tematiche. Un tempo la Politica, che era principalmente riflessione, andava a braccetto con la filosofia e quindi volava alto, si interrogava sui problemi più profondi dell’uomo ed al termine di questo processo indicava soluzioni teorico-pratiche ora facendo progredire la società ora invece rifilando fiaschi tremendi sino al punto estremo di annullare libertà individuali o di categorie. In ogni caso era una politica che sapeva da quali principi partiva e ne era consequenziale. Da questa rigida dipendenza poteva essere giudicata dai cittadini.
Ad un certo punto della storia, però, il Pensiero umanistico che alimentava la Politica, ha abbandonato ogni interesse alla speculazione metafisica, negando o restando indifferente ad ogni spirituale dimensione dell’uomo; dunque, il cadere e scadere nel materialismo più disperato fino a giungere alla conclusione che le relazioni umane, in fin dei conti, altro non sono che frutto della materia. Da qui ha preso piede il pensiero economicista che, in questa parte di mondo, nella sua fase più avanzata, guarda al mercato come la giusta soluzione di ogni problema umano. Il risultato catastrofico di questo modo di pensare non ha permesso all’umanità di gestire il periodo della rivoluzione industriale, lasciando che l’uomo diventasse egli stesso macchina applicata ad un’altra macchina per rispondere alla famelicità del Mercato il cui Decalogo è: “maggiore è l’offerta minore sarà il costo!” Da questa regola aurea discendono tanti problemi tra i quali quello ecologico derivato dall’iperproduzione: più prodotti sul mercato, secondo queste teorie malsane, avrebbero comportato un abbattimento del costo finale del prodotto ma, chiediamoci, a quale costo ambientale? Questa logica da essere applicata alle merci è stata applicata anche alle persone: maggiore è il numero di persone in cerca di lavoro minore sarà la loro pretesa retributiva/contributiva. Viene chiamata concorrenza. Proprio con riferimento a quest’ultimo aspetto, oggi, con l’evoluzione tecnologica il mondo della produzione dei beni, nell’ottica di ridurre le spese, si è sempre più automatizzato e il numero dei lavoratori che un tempo servivano per mandare avanti una fabbrica, oggi, si è notevolmente ridotto. A tal proposito sentivamo dire che il mondo della produzione non aveva più bisogno di operai generici ma di operai specializzati e dunque i ragazzi lo hanno fatto: si sono specializzati. Ora però la situazione si fa ancora più critica il connubio robotizzazione e intelligenza artificiale pone un problema che, se non affrontato adeguatamente dalla Politica, rischia di esplodere tragicamente nei prossimi anni.
Il segnale d’allarme lo lancia sul suo profilo Linkedin un personaggio molto noto per la sua preparazione: Marco Camisani Calzolari, docente universitario, comunicatore scientifico, e, come si definisce lui stesso cyberumanista. Nel suo post Marco Camisani Calzolari afferma: “C’è un dato che fa più paura di mille previsioni catastrofiste: nel 2024, le offerte di lavoro per neolaureati negli Stati Uniti sono calate del 6%. Ma nei settori legati a tecnologia, consulenza e finanza — cioè quelli “da curriculum” — il crollo è stato del 21%. E il motivo è semplice: l’AI sta facendo gratis quel che prima facevano loro. Analisi dati, ricerche di mercato, stesura di report. Roba da junior. Roba da entry-level. Ma oggi le aziende non hanno più bisogno di pagarli. I colossi come IBM, JPMorgan, Wells Fargo stanno dicendo a mezza voce quello che sarà presto la norma: i ruoli più a rischio sono proprio quelli dei giovani appena usciti dall’università. Non perché siano scarsi. Ma perché l’intelligenza artificiale fa (quasi) lo stesso lavoro, senza ferie, senza contratto, senza dover imparare. E non si parla di un futuro ipotetico. Succede già. Con la beffa che l’AI viene allenata proprio con i dati generati da quei lavoratori. Prima li assumono, poi ne fanno il training set, poi li sostituiscono. Un boomerang perfetto. Voi cosa ne pensate? Il problema non è solo occupazionale. È generazionale. Se togliamo ai giovani l’accesso al lavoro, spezziamo il primo gradino. Quello che ti permette di imparare, crescere, sbagliare. E senza primo gradino, non c’è nessuna scala. Nessuna carriera. E allora chi li prenderà i futuri manager, i futuri dirigenti, i futuri professori? Speriamo non l’AI. Perché quella, a scuola, non ci va”.
Il tema è epocale. Si va verso una società con sempre meno lavoro, inteso nel senso tradizionale, poiché lo stesso è demandato a macchine e computer, e se così è, o così si palesa che sarà in futuro, come si guadagneranno da vivere le nuove generazioni? Come sarà distribuita la ricchezza se il lavoro cesserà di essere, almeno per alcune larghe fasce di popolazione, lo strumento principale di reddito?
Il fatto che la politica oggi sia impegnata soltanto nell’amministrare l’esistente e nel non prevedere come dirigere il futuro che già bussa alla porta di casa nostra, rende l prospettiva ancora più atroce.
Paolo Scagliarini