Il “Nicola di Myra” che non rispetta il moderno galateo linguistico

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Poeta, scrittore e saggista barese dotato delle 3P, penna prolifica e poliedrica, in aggiunta alle tante opere pubblicate, Alessandro Lunare non poteva far mancare un romanzo su Nicola di Myra pubblicato da Giacovelli Editore (https://www.giacovellieditore.com/product/nicola-di-myra/). In proposito, abbiamo rivolto alcune domande all’autore.

Lunare, come nasce Nicola di Myra?

L’idea di scrivere un romanzo sul vescovo del IV secolo, nato a Patara, in Asia Minore (odierna Turchia) e diventato poi vescovo della cattedra della città di Myra, è nata dal desiderio di poter dare o ridare vita a questo controverso e anticonformista personaggio storico: infatti, il vescovo di Myra, sebbene ossequioso e osservante della religione cristiana che incarna, tenderà, nel corso del suo ministero, con i suoi atti e il suo esempio, ad attestare che la giustizia e l’etica sono più importanti del ritualismo, delle regole o dogmi. I dogmi ci portano a creare etichette per giudicare le azioni e le vite degli altri, il senso di umanità e di giustizia ci stimolano a cercare la verità e il bene anche dove sembra non esserci affatto.

Nel romanzare la vita di Nicola, lei parte ovviamente dalla nascita, un vero dono del Signore in ascolto delle suppliche dei genitori che lo ebbero in età avanzata. Che fanciullo fu Nicola?

Nicola di Patara si dimostrò subito un bambino eccezionale, sensibile e dotato; infatti, mentre la sua nutrice lo lava in un bacile d’oro, la sua ferita al braccio si rimargina miracolosamente; durante la sua adolescenza, Nicola predilige la preghiera e la contemplazione ai giochi propri dei ragazzi della sua età, in lui si manifesta già una serietà e maturità da adulto.

In che modo Nicola sposò la fede cristiana?

Nicola si avvicina alla fede cristiana e alla sua missione di uomo di chiesa in maniera inaspettata: essendo morto il metropolita di Myra, il collegio di anziani cercava un degno successore; un angelo in sogno profetizza a un chierico della diocesi che il primo giovane che all’alba del giorno dopo metterà piede in cattedrale sarà il prescelto da Dio; così, all’alba, il vegliardo vede entrare in chiesa un giovane, gli chiede il suo nome, costui risponde: Nicola. Infatti, Nicola viene nominato vescovo per acclamazione dell’assemblea dei fedeli e del collegio dei chierici in cattedrale. Non era la prima volta che il Signore designava dall’alto un uomo santo che non proveniva da una carriera ecclesiastica.

Del personaggio cosa l’ha colpita in particolare?

Il personaggio storico Nicola, cittadino della regione orientale della Licia, dimostra con le sue azioni, di essere dotato di spirito di intraprendenza, di sacrificio, di umana pietà; per i suoi principi, è disposto a sfidare il potere sia locale, sia centrale, per la sua fede viene fatto imprigionare da Massimino Daia, uno dei tetrarchi sotto l’impero di Galerio. Né il pericolo, né la sofferenza, né il rischio della vita lo trattengono da porre in atto ciò che sente giusto in quel momento; mi viene in mente per tutti l’episodio dello schiaffo al vescovo Ario durante il Concilio di Nicea, alla presenza dell’imperatore Costantino.

Leggendo il suo romanzo colpisce la terminologia naturale nell’uso di talune parole, oggi messe al bando dal politicamente corretto. Cosa può dire in merito?

Riguardo tale scelta stilistica, tengo a chiarire che proprio per assicurare la naturalezza del linguaggio comune e popolare all’epoca storica in cui è ambientato il romanzo, dove alcuni termini riferibili alle origini etniche, religiose, allo status sociale, non provocavano in chi li ascoltava una reazione di scandalo o condanna, ho volutamente preferito non rispettare il moderno galateo linguistico che impone di evitare termini contrari al concetto di politicamente corretto.

Nicola, un cristiano controcorrente. Come agirebbe se vivesse in questi tempi di morta fede ed empietà trionfante?

Una domanda a cui è difficile dare una risposta soddisfacente. Tenterò comunque di rispondere. Sia il personaggio storico, che il personaggio di fantasia delineato nel romanzo, si dimostrano capaci di mediare tra opposte tesi e orientamenti, sia di pensiero che d’azione. Forse, applicando tale filosofia morale, intesa in senso tecnico, si potrebbe dire che il mondo contemporaneo andrebbe affrontato da un uomo di fede non con un atteggiamento di chiusura dogmatica, accusatoria e giudicante (cercando lo scontro), ma con una disposizione d’animo incline alla comprensione e alla solidarietà, alla condivisione e ascolto dei divergenti punti vista, così da testimoniare, più con l’esempio silenzioso della vita che con altisonanti discorsi, le verità e i valori della fede.

Michele Salomone