Imm-invasione dell’Europa. Le prevedibili reazioni popolari cominciano a fiorire anche nei Parlamenti.

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Il problema dell’immigrazione clandestina, avendo assunto le dimensioni di una vera e propria invasione del continente europeo a gestione UE, si è sempre detto, anche da parte dei governi italiani che si sono succeduti, magari per camuffare una chiara volontà di assecondare il drammatico fenomeno come impotenza rispetto ad un fenomeno di dimensioni bibliche, che fosse questione da non lasciare ai singoli stati ma da affrontare a livello continentale. I risultati li vediamo sotto i nostri occhi quando scendiamo per strada o quando leggiamo notizie di cronaca. L’UE non solo non ha affrontato il problema, non solo ha abbandonato a se stessi gli Stati maggiormente esposti al fenomeno, e cioè quelli mediterranei, ma censura quotidianamente ogni notizia che possa evidenziare la gravità di quanto accade. Sta di fatto che questo genere di politica, che invoglia l’arrivo di milioni di persone che si accalcano sulle rive del mediterraneo, provoca le prime reazioni popolari che trovano spazio nella rete che invia in ogni dove le immagini di protesta, a volte anche violenta, che provengono dalla Spagna alla Gran Bretagna, dalla Grecia alla Germania dove il partito che si è fatto ufficialmente portavoce di questo scontento, l’AfD, ha cominciato a subire l’ostracismo dei “democratici”, sordi al montare del malcontento tra il popolo, sino a dichiarare la formazione politica democraticamente eletta dal popolo “non compatibile con l’ordine democratico”.

Nel frattempo però anche in Grecia, dove altro partito, Alba Dorata, dopo aver raggiunto il 26% nei sondaggi del 2016 (https://www.ilfattoquotidiano.it/2013/11/16/grecia-il-sondaggio-alba-dorata-primo-partito-con-il-26-per-cento-dei-consensi/780251/), è stato sciolto dalla magistratura perché considerato organizzazione criminale neonazista, la continua invasione di persone provenienti dal vicino oriente e dal nord Africa, crea malcontento e danno economico alle centinaia di isole dell’Egeo piegando un’economia già messa in ginocchio dalle politiche scellerate dell’Unione Europea.

Com’è facile comprendere, quel 26% di consensi non era dovuto al perseguire l’emulazione di regimi del passato quanto all’aver intercettato le reali esigenze e necessità di vita di un popolo e dunque quel segnale non poteva cadere nel vuoto ma doveva necessariamente trovare una nuova rappresentanza parlamentare che, se negata, sarebbe potuta sfociare realmente in una legittima reazione extra-istituzionale.

Proprio nel Parlamento di Atene, proprio mentre il governo filo-EU Mitsotakis è coinvolto in uno scandalo di proporzioni esagerate, giorni addietro l’on. Dimitrokallis è intervenuto affermando: “È tempo che la Grecia torni a parlare di dignità – La patria chiede confini, non promesse”.

Con particolare intensità e fervore patriottico, il deputato indipendente per l’Attica orientale, Yiannis Dimitrokallis, è intervenuto in Parlamento, facendo un profondo riferimento alla questione cruciale dell’immigrazione illegale e alla posizione complessiva del governo nei confronti di un problema che, come ha affermato, “non è più una coincidenza, ma una costante minaccia nazionale”.

Nel suo intervento, l’on. Dimitrokallis ha espresso la sua indignazione per la politica migratoria del governo, accusandolo di “trasformare le nostre isole in depositi di anime” e di “implorare ogni Haftar nel Mediterraneo di agire come guardia di frontiera per nostro conto”. Ha ribadito la sua posizione di lunga data secondo cui il Paese è stato abbandonato al suo destino, accusando al contempo il Primo Ministro di non avere una strategia e un piano concreto.

“Il popolo greco non chiede promesse. Chiede risultati, chiede sicurezza, chiede confini, chiede rispetto”, ha affermato, aggiungendo che l’assenza di una linea nazionale sull’immigrazione costituisce “un’ammissione di fallimento e un pericolo per la stessa sovranità nazionale”.

In un momento particolarmente teso, il parlamentare indipendente ha sottolineato:  “La nostra patria non è un vigneto aperto. È un paese di storia, cultura, sangue e sacrificio. Non mercanteggiamo con questi confini, né li concediamo, né li cediamo”.

Concludendo il suo intervento, il signor Dimitrokallis ha invocato un nuovo inizio patriottico: È giunto il momento per la Grecia di tornare a reggersi in piedi da sola. È giunto il momento che la politica riacquisti un carattere patriottico. Che la Grecia parli di dignità, libertà e sovranità nazionale. E questa voce, per quanto alcuni la temano, verrà ascoltata”.

Sembra proprio giunta l’ora che le Nazioni d’Europa facciano sentire la loro voce agli euroburocrati di Bruxelles.

Paolo Scagliarini