La legalizzazione del suicidio assistito non può lasciarci indifferenti
Contro ogni iniziativa volta ad introdurre nel nostro ordinamento giuridico una legge che ammetta il “suicidio assistito”, varie realtà nazionali ed internazionali si stanno mobilitando per organizzare iniziative di informazione e sensibilizzazione volte a scongiurare questa pericolosissima capitolazione al male. Il suicidio assistito infatti è la soluzione di comodo di una società disumana che umilia e mercifica l’uomo e, in base a logiche di profitto, sceglie di sopprimere piuttosto che prendersi cura del prossimo.
L’esperienza dei Paesi in cui è legale dimostra che l’effetto è inevitabilmente quello di spianare la strada a una deriva eutanasica, sprofondando le persone in un baratro di morte e ingiustizia da cui sarebbe praticamente impossibile tornare indietro (esemplare è il caso del Canada che è sintetizzato in questo articolo https://www.sabinopaciolla.com/la-strada-per-linferno-e-lastricata-di-mali-minori/ ).
Solo in questo mese segnaliamo:
- martedì 9 settembre alle 20:45 preghiera per la Vita presso la Cappella della Madonna delle Ghiaie di Bonate Sopra (BG)
- venerdì 12 settembre alle 20:45 presso il teatro del borgo di Ranica in Via Santi Sette Fratelli Martiri 7 a Ranica (BG) incontro con la dott.ssa Giulia Bovassi, bioeticista, moderato da Roberto Allieri, rappresentante delle realtà prolife organizzatrici. Prenotazioni al numero 371 651 1252
- giovedì 25 settembre 25 settembre alle 21 a Milano incontro sul fine vita/suicidio assistito. Prossimamente verranno forniti maggiori dettagli.
Altri convegni sono in preparazione in diverse città italiane.
Inoltre a partire da ottobre le Sentinelle in piedi organizzeranno veglie in varie città (Bergamo, Brescia, Milano …) per svegliare le coscienze di chi ignora cosa stia accadendo e per spronare all’impegno in difesa della nostra civiltà e per il futuro dei nostri figli. Per maggiori informazioni è possibile scrivere a info@sentinelleinpiedi.it
Segnalo inoltre due strumenti che possono essere di ausilio nell’opera di sensibilizzazione:
- il video informativo disponibile al link https://www.youtube.com/watch?v=HEZ_kPKvs9A&t=5s
- e l’agile vademecum, riportato di seguito, che sintetizza le principali ragioni per cui è assolutamente da evitare qualunque legge che ammetta il suicidio assistito. È a disposizione di chi promuova iniziative di informazione e sensibilizzazione.
VADEMECUM ESSENZIALE SU QUESTIONI VITALI
SUICIDIO ASSISTITO è l’atto mediante il quale una persona si procura la morte grazie all’assistenza di personale sanitario. Più corretto sarebbe definirlo ‘omicidio del consenziente’, come viene qualificato l’atto dal Codice penale in vigore (art. 579).
EUTANASIA si ha quando il soggetto che richiede la morte non coincide con quello che morirà. Si definisce eutanasia attiva quella che viene attuata tramite un’azione volta a sopprimere la vita, mentre si parla di eutanasia passiva quando la morte subentra per l’astensione di interventi medici o trattamenti necessari a tenere in vita la persona.
Non è assolutamente vero che una legge sul suicidio assistito sia inevitabile
Infatti:
- non c’è alcun obbligo da parte del Parlamento di approvare una legge a fronte di una sentenza della Corte Costituzionale;
- il fatto che un disegno di legge sia portato alla discussione non implica che sul tema diventi inevitabile legiferare. Lo dimostrano i disegni di legge Scalfarotto (2013) e Zan (2018);
- non esiste alcun “vuoto normativo”: l’assenza di una legge che ammetta il suicidio assistito è espressione implicita ma chiara del principio secondo cui la vita umana è indisponibile e non può costituire oggetto di una pretesa autodistruttiva tutelata o facilitata dall’ordinamento. Se la vita diventa disponibile allora qualcuno deciderà se vale o non vale, con tutti gli abusi e rischi a carico delle persone disabili, non produttive o emarginate.
- all’interno dell’ordinamento giuridico equivale di fatto al suicidio del diritto, perché togliendo la vita promuove il diritto a non avere più diritti. Inoltre perché, aprendo scenari di morte, fa venir meno la tutela e la dignità delle persone fragili, considerate uno scarto che può essere eliminato.
Il problema non sta nell’inevitabilità di una normativa sul suicidio assistito, ma nel fatto che ci sia ormai una mentalità eutanasica in gran parte della società e perfino tra chi si dichiara cattolico.
Non dovremmo mai dimenticare che l’eutanasia rappresenta la peggiore delle tentazioni possibili, perché contemporaneamente, mistifica e stravolge due verità che sono i doni più preziosi di Dio all’uomo, ovvero la vita e la libertà.
Una legge sul suicidio assistito è pericolosissima
- Introdurre una legge del “male minore” non neutralizza il male, ma di fatto lo normalizza.
- L’esperienza dei Paesi in cui è legale dimostra che l’effetto è quello di spianare la strada a una deriva eutanasica, sprofondando le persone in un baratro di morte e ingiustizia da cui sarebbe praticamente impossibile tornare indietro. Si vedano ad esempio i casi di Olanda, Belgio e Canada dove questo tipo di morte è diventata la prima causa di decesso e dove sono aumentati sensibilmente anche i casi di suicidio in generale.
- Quando lo Stato regola la morte, rendendola un’opzione socialmente legittima e persino auspicabile, le persone più vulnerabili finiscono per sentirsi “un peso”. Così quella che oggi chiamano “scelta” per pochi, domani diventa un “diritto” per molti e alla fine, un “dovere” per chiunque sia considerato dispendioso, inutile e improduttivo. Instaura rapidamente una società dello scarto, dove chi è più fragile non viene più curato, ma di fatto indotto a togliersi di mezzo. Così, la proclamata ‘l’autodeterminazione terapeutica’ diventa un pretesto ed un inganno che nasconde la vera determinazione di qualcun altro: l’obiettivo disumano di una mentalità utilitaristica che pretende di eliminare esistenze giudicate senza valore.
- Ritenere che una legge restrittiva possa costituire un argine contro proposte più permissive è pura illusione. Con il tempo, le eccezioni diventano la regola e i tribunali finiscono per smantellare i vincoli. Lo abbiamo visto con la legge 40, con le unioni civili e con la 194: la china scivolosa non è un’ipotesi, ma un modello storico.
In conclusione
- Il suicidio assistito è la soluzione di comodo di una società disumana che umilia e mercifica l’uomo e, in base a logiche di profitto, sceglie di sopprimere piuttosto che prendersi cura del prossimo.
- L’uccisione di un essere umano innocente è sempre, in ogni circostanza e per qualsiasi intenzione, un atto intrinsecamente ingiusto, data l’indisponibilità della vita umana. Tale indisponibilità vale non solo per gli altri ma anche verso sé stessi, per cui non sono ammissibili moralmente né l’omicidio, né l’aiuto al suicidio. La legge umana positiva non ha valore di legge, se non rispetta la legge naturale e divina.
- Come ha recentemente affermato la Conferenza Episcopale dell’Uruguay, la risposta umana e cristiana alla sofferenza passa attraverso l’accompagnamento, le cure palliative, la solidarietà e l’autentica compassione, non attraverso l’eliminazione del paziente.
Meglio nessuna legge sul suicidio assistito che qualsiasi legge che lo ammetta.
Wanda Massa*
* Laureata in Scienze dell’Informazione, vicepresidente dell’Associazione “Ora et Labora in Difesa della Vita”, socio fondatore dell’associazione “Luces Veritatis”.