Libera Chiesa in libero Stato? I padrini per la Cresima li sceglie Nordio.
In altra parte di questo giornale online riportiamo, mortificati, quanto accade nell’Istituto di detenzione di Rebibbia dove, ancora una volta, lo Stato, indisturbato, ha fatto le sue incursioni in quell’ambito spirituale dell’uomo che dovrebbe, ripeto dovrebbe, essere curato dalla Chiesa.
Per restare alle cronache più recenti, ricordiamo ancora con un certo fastidio quando lo Stato italiano si è imposto nella vita della Chiesa: il famoso Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, all’epoca il pentastellato Giuseppe Conte, che l’8 marzo 2020 decretò la sospensione delle cerimonie civili e religiose, incluse quelle funebri, su tutto il territorio nazionale.
In quell’occasione la Conferenza Episcopale Italiana, abdicando clamorosamente alle sue prerogative, senza batter ciglio ma con “sofferenza”, obbedì immediatamente alla norma statale con un comunicato ufficiale del suo presidente il cardinale Gualtiero Bassetti. L’8 maggio successivo, poi, la Chiesa sottoscrisse con lo Stato un protocollo col quale eliminava l’acqua santa dalle acquasantiere delle chiese ed introduceva nel rito l’uso di disinfettanti per le mani come pure dei guanti monouso per i ministri che avevano contatto con il Corpo di Cristo sotto forma di ostia.
Questa volta, apprendiamo dall’on. Gianni Alemanno, inspiegabilmente ancora detenuto presso il carcere romano di Rebibbia, dell’esistenza di una norma statale che prevede il divieto per i detenuti di fare da padrini e quindi di accompagnare al sacramento della cresima, o confermazione che dir si voglia. Avete capito bene: ci sono luoghi in cui lo Stato si arroga il diritto di stabilire chi sia degno di far da padrino ad un cresimando.
Non mi chiedo come mai lo Stato, sedicente laico, abbia sconfinato in un ambito spirituale ed ecclesiastico; certamente ci saranno delle ragioni. Mi chiedo invece, con una certa preoccupazione, come la Chiesa, e quando dico Chiesa mi riferisco alla sua gerarchia, tolleri ciò. Mi chiedo, scandalizzato, come i pastori di anime, i vescovi, non siano intervenuti e non intervengano per affermare che la cura delle anime dei credenti in Cristo non è affare dello Stato, né lo Stato, nelle sue articolazioni e con le sue leggi, può stabilire chi sia degno di accompagnare ai sacramenti una persona. Non è forse ai vescovi affidato il gregge di Cristo? Ricordo la parabola del Buon Pastore che dà la propria vita per le sue pecore mentre il mercenario quando “vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore”.
Il mio pensiero non può non andare ai cardinali, di rosso vestiti perché pronti a versare il proprio sangue per la fede cristiana (usque ad sanguinis effusionem), per la pace del popolo di Dio e per la libertà della Chiesa. Di cardinali ne abbiamo 245, di vescovi in Italia ne abbiamo 414 in attività ed emeriti, è possibile mai che alcuno di questi pastori non sia intervenuto in alcun modo per difendere il sacro gregge loro affidato?
Sta di fatto che a Rebibbia i padrini per la cresima oggi li sceglie Nordio.
Paolo Scagliarini