Sofferenze, stress e tecnologia: come la psicoterapia affronta le sfide contemporanee in poche battute

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Psicoterapia, cambiamento e nuove tecniche di cura. Ne parliamo con la dottoressa Cristina Ombra psicologa e psicoterapeuta.

Nota dei cambiamenti nel disagio psicologico rispetto a 10–20 anni fa?

Negli ultimi due decenni si è vista una maggiore eterogeneità dei quadri clinici: oltre ai classici disturbi d’ansia e dell’umore emergono con più frequenza disturbi del sonno, sintomi somatici funzionali, burnout, e forme di sofferenza legate all’instabilità lavorativa e sociale. Si osserva inoltre:

– maggiore rapidità di espressione dei sintomi sotto pressione (crisi acute);

– comparsa di difficoltà legate a identità e relazioni in contesti iperconnessi;

– aumento della consapevolezza e del linguaggio psicologico nella popolazione, che porta più persone a riconoscere e nominare il disagio, anche in forma precoce.

Questi cambiamenti richiedono approcci terapeutici flessibili e integrati che tengano conto di fattori sociali, lavorativi e tecnologici.

Chiedere aiuto è ancora difficile per molte persone o è in aumento la richiesta di supporto psicologico? E se sì, da parte di chi in particolare?

C’è un aumento complessivo della domanda di supporto psicologico, soprattutto fra:

– giovani adulti e adolescenti;

– persone in transizione lavorativa o con carichi familiari elevati;

– chi ha subìto eventi traumatici o stress prolungato.

Tuttavia permangono barriere significative: stigma culturale in alcune fasce d’età (soprattutto gli over 50), difficoltà economiche, scarsa accessibilità territoriale o mancanza di tempo. Alcuni gruppi (uomini, persone in contesti meno informati) continuano a chiedere aiuto meno frequentemente.

Cosa direbbe a chi ha paura di iniziare?

La paura è normale e comprensibile. Punti chiave da sottolineare:

– la terapia è graduale: si procede passo dopo passo, rispettando i tempi personali;

– il primo colloquio serve a comprendere obiettivi e a costruire fiducia, non a giudicare;

– si stabiliscono insieme obiettivi piccoli e misurabili;

– è possibile fare una seduta esplorativa per verificare l’alchimia con il terapeuta prima di impegnarsi.

Spesso superare il primo passo produce già sollievo e motivazione.

Lo stress quanto incide sulla salute mentale ?

Lo stress cronico è un fattore di rischio centrale per molte condizioni psicopatologiche: altera il sistema sonno-veglia, la regolazione emotiva, la concentrazione e la motivazione; a lungo termine favorisce ansia, depressione e disturbi psicosomatici. Effetti tipici:

– incremento della reattività emotiva e della irritabilità;

– difficoltà cognitive (attenzione, memoria di lavoro);

– peggioramento delle relazioni interpersonali;

– esacerbazione di condizioni mediche croniche.

Intervenire precocemente con strategie di gestione dello stress (psicoeducazione, tecniche di rilassamento, ristrutturazione cognitiva, miglioramento del sonno) riduce il rischio di cronicizzazione.

La tecnologia (uso degli smartphone, social…) produce disagi mentali?

La tecnologia non è intrinsecamente negativa, ma può favorire rischi psicologici quando usata in modo eccessivo o disfunzionale:

– confronto sociale e senso di inadeguatezza;

– frammentazione dell’attenzione e riduzione della capacità di concentrazione;

– alterazione del sonno per esposizione a schermi e notifiche;

– sviluppo di abitudini di autoregolazione emotiva dipendenti da feedback esterni (like, messaggi).

I giovani sono più vulnerabili perché stanno ancora costruendo identità e competenze relazionali; tuttavia l’impatto varia molto in base a contesto, qualità delle relazioni offline e competenze digitali. Interventi utili: alfabetizzazione digitale, limiti di uso, promozione di tempi offline e attività ricreative e relazionali in presenza.

E’ specializzata in varie tecniche (analisi bioenergetica, ipnosi, EMDR, mindfulness ). Come decide quale metodo è più adatto ad una persona?

Scelta del metodo terapeutico (bioenergetica, ipnosi, EMDR, mindfulness)

La selezione del metodo è individuale e si basa su:

– valutazione diagnostica e clinica (tipo e gravità dei sintomi, presenza di trauma, componenti somatiche);

– storia personale e preferenze del paziente;

– obiettivi terapeutici (es. elaborazione traumatica, regolazione emotiva, cambiamento comportamentale);

– grado di attivazione corporea e modalità di relazione con il corpo.

Esempi pratici:

– EMDR è spesso indicato per trauma e ricordi intrusivi;

– mindfulness per incremento della regolazione emotiva, consapevolezza e prevenzione della ricaduta;

– ipnosi per problemi con abitudini radicate, gestione del dolore, fobie o ricordo controllato;

– analisi bioenergetica quando la sofferenza si manifesta fortemente nel corpo e nelle posture emotive.

Spesso si lavora in modo integrato, alternando o combinando tecniche per massimizzare i benefici.

Quanto è importante la relazione terapeuta–paziente nel processo di cura?

La relazione terapeutica è spesso il cuore del cambiamento: fiducia, empatia, autenticità e un setting coerente consentono al paziente di esplorare aspetti vulnerabili, sperimentare modelli relazionali nuovi e consolidare apprendimento emotivo. Una buona alleanza favorisce motivazione, aderenza al percorso e risultati più duraturi, indipendentemente dalla tecnica scelta.

La terapia online funziona?

Sì. La terapia online è efficace per molti disturbi (ansia, depressione, stress, problemi relazionali) quando:

– c’è una solida alleanza terapeutica;

– sono garantite privacy e condizioni tecniche adeguate;

– il metodo è adattato al setting remoto.

Limiti: casi con necessità di interventi corporei complessi, rischio suicidario acuto o severe comorbilità psichiatriche possono richiedere presenza in studio o approccio integrato. La terapia online è un’opzione valida e spesso più accessibile.

Un consiglio semplice per stare meglio ogni giorno?

Consiglio semplice per stare meglio ogni giorno

Tre rituali quotidiani minimi e pratici:

– 10–15 minuti di attività fisica o di esercizi di respirazione consapevole;

– routine del sonno regolare e “digital detox” 30–60 minuti prima di coricarsi;

– almeno un contatto sociale significativo (anche breve) ogni giorno.

La costanza di piccoli comportamenti produce miglioramenti robusti nel tempo.

Cinzia Notaro