Verdi, il sole che non ha mai riso
Conosciamo la sensibilità ambientalista che da una vita appassiona l’intellettuale Sandro Marano. Ci vorremmo soffermare sulla sua analisi pubblicata giorni fa su La Fiaccola in tema di ambiente, intitolata «Il cielo dei Verdi si è da tempo oscurato e il sole ormai non ride più».
Partendo dalla metà degli anni Ottanta Marano sottolinea come, al «loro apparire le Liste Verdi, fondate nel 1986 da esponenti della società civile e da associazioni ambientaliste, avevano suscitato simpatie e speranze». Ciò è innegabile, ma vi sono – ci si perdoni il ripetitivo gioco di parole – vari ma e molti però da farci affermare, per quel che ci riguarda, che il sole dei verdi non ha mari riso.
Partiamo da una considerazione generale.
Quando si dà vita ad un’associazione, che è cosa ben diversa da un partito politico, si presuppone che questa, per gli obiettivi che si propone debba agire, quale movimento di opinione, parlando ai cittadini ed interloquendo con tutte le realtà che animano la vita di una determinata Nazione, istituzioni e partiti compresi, nessuno escluso.
Quando un’associazione, specie se si definisce apolitica, perde credibilità?
Proprio quando strizza l’occhio ad un partito o ad un’area politica ben definita o il massimo esponente, ovvero colui che la guida, si candida alle elezioni politiche… per – afferma ed affermerà costui – formulare proposte di legge che vadano nella direzione giusta e nel rispetto dei principi per i quali è nata l’associazione che ho l’onore di presiedere…
Coerenza e correttezza vorrebbero che si resti fuori dalla politica, nel caso però si voglia percorrere la detta via, per essere credibili e dare seguito ai principi dell’associazione, è opportuno che esponenti e rappresentanti della stessa si candidino in tutti i partiti e movimenti partecipanti alla competizione. Solo agendo trasversalmente si può apparire credibili.
Avvedutamente Marano fa ricadere al 1986 la nascita delle Liste Verdi. Ebbene, il 1986 è l’anno del disastro nucleare avvenuto nella sovietica Chernobyl, è il periodo in cui, i movimenti pacifisti sfilano per il disarmo a senso unico dell’occidente non accorgendosi di quanto avviene nell’Est comunista; forse sono consapevoli che la contrapposizione Est-Ovest è più falsa che reale?
In pratica, mentre lo scempio dell’ambiente si consumava in tutte le latitudini del mondo, le manifestazioni contro il nucleare le vedevamo solo da noi… chissà perché.
Ecco, quindi, uno dei primi peccati originali dei Verdi nostrani.
Altro aspetto della riflessione di Marano è la enfatizzazione della figura di Alex Langer, secondo cui «i Verdi potevano avviarsi a diventare “un punto d’incontro di rifondazione e di fusione di aspirazioni vecchie e nuove, dove intorno all’ecologismo, accanto a qualche bandiera lasciata cadere a sinistra, si raccolga anche qualche idealità smarrita tradizionalmente dalle sinistre e magari rifugiata a destra”».
Anche in tal caso l’analisi di Marano, per quanto rispettabile, omette taluni aspetti del percorso ideologico di Alexander Langer, politico di formazione cattolica, militante di Lotta Continua, fondatore della Neue Linke/Nuova Sinistra, partito politico altoatesino, pacifista ed europeista convinto.
Orbene, già il biglietto da visita di cui sopra, per quanto rispettabile, lasciava intravvedere una connotazione marcatamente di sinistra di quanto andava a fare Langer quale ispiratore della Lista Verde, un partito che, in quella Italia ad alto tasso ideologico, difficilmente avrebbe potuto mettere «da parte i pregiudizi ideologici».
Sarebbe stato auspicabile, per avere più credibilità, che la nascente Lista Verde si fosse data una connotazione associazionistica di opinione sulla gente, e di pressione sulle istituzioni. Ciò non avvenne e si optò per la via ambientalista alla politica. E qui l’errore fu ancora più marcato perché sarebbe stato auspicabile, in nome dall’ambiente, preliminarmente alla nascita del partito verde, un incontro, più incontri, di persone di opposte tesi e tendenze in modo da stabilire principi e valori di quanto si sarebbe andato a fondare. Sarebbe stato questo il sogno di Marano, intellettuale scevro da ogni pregiudizio ideologico, sempre disposto a dialogare e confrontarsi con chiunque. Ciò non è avvenuto e, alla fine, la Lista Verde non ha fatto altro che annoverare esponenti provenienti grossomodo dalla estrema sinistra. Ad ulteriore riprova basta citare il poco coraggio avuto per la causa ambientalista allorquando, venuto meno il periodo del proporzionale, nel momento in cui ha cominciato ad imperversare il maggioritario, anziché intraprendere una battaglia politica ed elettorale alternativa al centrodestra ed alle sinistre non proprio sensibili ai temi ambientali, i Verdi si sono schierati a sinistra, ma non certo in nome dell’ecologia.
Alla fine Marano riconosce il fallimento dei Verdi appiattitisi «via via su posizioni di sinistra» lui che, almeno inizialmente coltivando tante speranze, aveva visto il sole ridere nel cielo dei Verdi, cosa questa mai vista da noi!
Michele Salomone