Una riflessione all’inizio di un nuovo anno
Nel suo capolavoro Del sentimento tragico della vita (1912) il filosofo spagnolo Miguel de Unamuno osservava: «e poi, quando avremo riempito il mondo di meraviglie industriali, di grandi fabbriche, di strade, di musei, di biblioteche, cadremo esausti ai piedi di tutto questo e ci chiederemo: perché? L’uomo fu fatto per la scienza o la scienza per l’uomo?». Risuona nelle sue accorate parole l’eco delle immortali parole di Gesù: «il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato» (Mc 2,27).
L’enorme quantità di merci, spesso superflue, i sempre più sofisticati ritrovati tecnologici, la fede cieca nel Progresso, l’allontanamento da una vita naturale e semplice, tutto contribuisce a distrarci dalla meditazione sul nostro destino individuale e sociale. Così finisce per sembrarci normale che i supermercati aprano di domenica, che il Natale sia solo un pranzo pantagruelico con annesso scambio di doni costosi ed inutili, che il mare, le foreste, gli animali siano solo risorse da sfruttare e la terra qualcosa da consumare a proprio piacimento. E resta la domanda: l’uomo del nostro tempo ha ancora un’anima?
Sandro Marano