Toccare il cielo con un dito.
Rinuncia ai beni terreni, adorazione, contemplazione, preghiera, penitenza, disciplina, distacco dal mondo e dalle sue concupiscenze per consacrarsi pienamente al Signore e raggiungere il più alto grado di perfezione e finalmente essere cittadini della Patria Celeste… dicendo: “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona della giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno… e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione (2 Timoteo 4,7-8). È l’itinerario del monaco che cerca di avvicinarsi alla dimensione divina servendo la propria comunità.
Ne abbiamo discusso con padre Antonio Cassano monaco e sacerdote benedettino presso l’Abbazia Madonna della Scala di Noci in provincia di Bari, che segue quotidianamente con la preghiera ed il consiglio persone attaccate dal demonio.
Ma la santificazione è un processo che deve riguardare anche i fedeli laici. Difatti nella lettera agli Ebrei (12,14-15) è scritto: “Cercate la pace con tutti e la santificazione, senza la quale nessuno vedrà mai il Signore; vigilate perché nessuno si privi della grazia di Dio”. In un mondo secolarizzato i più (soprattutto i giovani) non conoscono chi sia Gesù e ci si preoccupa soltanto dei beni materiali. È anche per questo che mancano vocazioni alla vita consacrata?
Sì, certamente, la mancanza di vocazioni è segnata anche da una non conoscenza di Gesù, dovuta, a mio parere, dall’interruzione della trasmissione della fede tra le generazioni a iniziare dalla rivoluzione studentesca del ’68. Successivamente, anche la secolarizzazione ha compiuto passi da gigante, fomentando, in questi ultimi tempi, un comportamento che spinge all’individualismo. Da considerare, inoltre e non ultimo, la denatalità in Occidente.
Tutti i battezzati sono chiamati a testimoniare il Signore con la parola e le opere e ad anche a pregare e a portare il lieto annuncio, perché non c’è carità più grande che quella di seminare affinché il prossimo si converta. Assistiamo però all’assenza di preghiera nelle famiglie, all’abbandono della fede?
Sì, l’assenza della preghiera e l’abbandono della fede caratterizzano molto questo tempo.
Aggiungerei anche, una certa supponenza intellettuale, per cui viene rifiutata ogni forma di norma. Oggi, c’è un certo culto della personalità individuale, per cui, come dicevo, sembra che l’individuo singolo sia misura di tutte le cose, richiamando un filosofo greco Protagora. Quindi, la norma anche religiosa della preghiera come ringraziamento, ad esempio per il pasto o per la giornata che inizia o che termina, non è considerata una cosa da fare per conservare una relazione con Colui che tutto dona.
Tuttavia, c’è da segnalare che tra le nuove generazioni in Occidente, specie in Francia, Regno Unito e Stati Uniti, c’è un forte risveglio di fede e di adesione alla Chiesa Cattolica. Fenomeno studiato anche dal punto di vista sociologico, i cui esperti hanno evidenziato tre fondamentali motivazioni: tra i giovani la relatività dei valori ha suscitato un desiderio di certezze; in una società dove tutto è liquido, cercano ciò che stabile, ciò che è sempre stato; in un mondo individualista cercano relazioni durature di comunione. Molti giovani attualmente stanno trovando tutto questo nella Chiesa Cattolica, poiché la Chiesa riguardo ai valori è sempre stata ferma nel Magistero; riguardo alla transitorietà la Chiesa manifesta una Tradizione secolare di duemila anni; riguardo alle relazioni la Chiesa si manifesta come comunione di persone.
“Non vi meravigliate, fratelli, se il mondo vi odia”(1 Giovanni 3,13). Quanti hanno il coraggio di mostrarsi cristiani e perdere il rispetto, la stima e subire non solo il martirio fisico, ma soprattutto spirituale attraverso la persecuzione, l’emarginazione, la calunnia, la diffamazione , gli oltraggi, gl’insulti …?
Non so quanti siano i cristiani ad avere il coraggio della fede, ma dalla mia esperienza di confessioni sono molti e, inoltre, la Chiesa continua a proclamare santi uomini e donne che hanno avuto questo coraggio di proclamare la loro fede. Credo che ci consoli e ci incoraggi, come afferma la Lettera agli Ebrei, di essere circondati da una tale moltitudine di testimoni.
Cos’è il Monachesimo, come e quando e perché si è sviluppato?
Il monachesimo nasce intorno al III sec. d.C. da parte di cristiani, uomini e donne, che andarono nel deserto per cercare una vita di preghiera e di contemplazione più radicali di quanto potesse offrire la Chiesa istituzionalizzata; questo però senza opposizione alla Chiesa stessa, ma come nuova forma di essere cristiani. I luoghi originari del monachesimo furono il deserto in Egitto, il deserto di Siria e il deserto di Palestina, ed era prevalentemente eremitico. Poi, sempre in quei luoghi, apparve il monachesimo cenobitico, ossia più monaci che vivevano insieme sotto una regola e un abate; allo stesso modo avveniva per le monache guidate da una abatessa. In seguito il monachesimo si allargò e diffuse oltre i limiti di quei deserti per andare in altre zone, ad esempio, in monti e valli dell’Europa poiché il desiderio di radicalità continuava a suscitare molti cuori.
Quali sono i Padri fondatori?
I fondatori sono tanti, dai Padri e dalle Madri del Deserto, ad esempio Antonio, Paolo, Pacomio, Maria Egiziaca, Maria Sincletica e altri ancora, per passare da Cassiano che porta il modello monastico in Europa, a Basilio il Grande che lo diffonde in Medio Oriente. Poi compare un monaco che ha segnato il monachesimo occidentale, ossia Benedetto da Norcia e da lui l’enorme “albero” del monachesimo benedettino.
Quale la differenza tra Monachesimo Eremitico e Monachesimo Cenobitico?
La differenza lo dicono i termini stessi. Eremitico, da eremo che in greco significa deserto, fa riferimento a monaci o monache che vivono solitari. Cenobitico da cenobio, sempre dal greco che significa “vita comune”, indica monaci o monache che vivono insieme.
Quali le principali forme di monachesimo cristiano si sono affermate all’interno delle diverse tradizioni (orientale e occidentale)?
In Occidente la forma monastica che ha prevalso è stata quella benedettina, ossia quella sorta dalla Regola che san Benedetto da Norcia scrisse a Montecassino per la sua comunità e poi diffusasi durante il Sacro Romano Impero. In Oriente è prevalsa quella basiliana, cenobitica, ossia originata dagli scritti di san Basilio il grande.
Quale il messaggio che il Monachesimo ha voluto lanciare fondando Ordini e Comunità?
Un radicalità volta a vivere la carità fraterna al servizio di Dio.
In che modo ha influenzato la cultura e l’Europa?
Il monachesimo occidentale caratterizzato da san Benedetto ha influenzato enormemente l’Europa, sulla scia di cosa la Regola invita a fare. Solo per citare alcuni punti: i monaci sono chiamati a lavorare per vivere; i monaci sono chiamati a leggere i testi sacri; i monaci sono chiamati ad organizzare il monastero in settori e competenze, i monaci sono chiamati a consigliarsi insieme e a riconoscere nell’abate l’autorità di decidere; i monaci sono chiamati a strutturare la giornata in momenti precisi di preghiera, lavoro, studio. Tutto questo ha prodotto in Europa: lo sviluppo del lavoro (terreni dissodati e artigianato); lo sviluppo delle università (Oxford per citarne una); lo sviluppo di forme di governo e di organizzazione civile (una struttura piramidale della società e importanza della normativa). Ricordiamo in questo ultimo caso che la Regola di san Benedetto, entra nella storia, in un momento storico di grande incertezza e confusione civile e sociale che si viene a creare dopo la caduta di Roma e l’invasione delle tribù germaniche.
È quanto mai doveroso ricordare la preziosa attività dei monaci svolta nel Medioevo, consistente nella copiatura di manoscritti e nella preservazione di libri classici e religiosi. Vuol fare qualche esempio?
Sì, appunto, esempio principale è la rinomata riconoscenza attribuita ai monasteri benedettini di aver salvato nelle loro biblioteche, la cultura classica dei testi latini (Cicerone, Tacito, ecc.). I monasteri più antichi di quello in cui vivo io – abbazia Madonna della Scala in Noci (BA) – hanno questo tesoro prezioso.
Come si svolge la vita monastica?
La vita monastica si svolge in giornate cadenzate. Prevalgono i momenti di preghiera, perché la chiamata del monaco è per la lode di Dio. Ai momenti di preghiera si alterna il lavoro necessario per il proprio sostentamento. Infine, il monaco, essendo un uomo di Dio, ha come priorità conoscere Dio, quindi si dedica alla meditazione della Bibbia e allo studio dei Padri della Chiesa, oltre che dei Dottori della Scolastica, fino ai teologi di questi giorni. Tutto questo in un clima di vita fraterna, in cui si impara a vivere la carità.
L’uomo necessita di riavvicinarsi al creato, fuggendo dai “rumori” e dalle insidie della città, per poter riscoprire i suoni e le meraviglie della natura che non ha niente a che fare con un mondo tecnologizzato che lo porta sempre più lontano da Dio?
Sì, la filosofia monastica è nella frase “fuga dal mondo”, mondo inteso come fuga da tutto ciò che distrae da Dio. Di certo la via privilegiata è il contatto con il Creato, chiamato dai Padri della Chiesa, il Primo Libro della Rivelazione, perché il Creato porta l’impronta di Dio ed è di certo via privilegiata per facilitare la comunione con Lui.
Cinzia Notaro