Addio a Kevin Keegan, leggenda del calcio
Lunedì scorso, stroncato da un male incurabile, si è accomiatato dalla vita terrena, all’età di 75 anni, il leggendario Kevin Keegan, stella del football inglese e del calcio internazionale.
Nel ricordare “King Kev”, tale era il suo soprannome, la memoria ci riporta a quel calcio degli anni Settanta-Ottanta che fu, e che oggi purtroppo non c’è più; un calcio che era idea, passione, attaccamento alla maglia non solo per coloro che scendevano in campo, ma anche per chi li sosteneva, i fedelissimi tifosi.
Chi ebbe modo di conoscere ed ammirare la classe di Keegan, lo ricorda con il suo inconfondibile n. 7 stampato sulla maglia rossa del mitico Liverpool allenato dapprima da Bill Shankly e successivamente dal grande Bob Pasley, e sulla maglia bianca della nazionale inglese.
Con i Reds di Liverpool Keegan vinse tre campionati inglesi (1973, 1976, 1977), una Coppa d’Inghilterra (1974) , due Super Coppe inglesi (1974 e 1976), due Coppe Uefa (1973 e 1976) ed una Coppa dei Campioni (1977), realizzando cento goal.
Si aggiudicò il premio di Calciatore dell’Anno 1975-76 della Football Writers’ Association.
Ottimo portatore di palla e pregevole ragionatore, straordinario negli assist, all’occorrenza veloce, non disdegnava il gioco aereo; proprio un goal impossibile lo realizzò di testa, a Wembley, il 16 novembre 1977 nel match Inghilterra-Italia terminato 2-0 per gli inglesi. In quella partita Keegan mise il timbro anche sul raddoppio inglese con passaggio filtrante che mandò in porta Brooking.
In qualità di trascinatore fu capace di imprese impossibili soprattutto quando il suo Liverpool sembrava andare incontro a sicure sconfitte. Caricandosi la squadra sulle spalle, era capace di condurla alla vittoria come accadde nella Coppa UEFA del 1976 e nella Coppa dei Campioni del 1978.
“Il Liverpool mi ha formato, non solo come calciatore ma anche come persona” ebbe a dire anni dopo la sua esperienza con i Reds.
La sua Stella, seppur lentamente, cominciò a brillare meno quando si accomiatò nel 1977 dal Liverpool sostituito dallo scozzese Kenny Dalglish, per approdare all’Amburgo, squadra tedesca costruita per vincere a livello internazionale. Il Liverpool continuò a vincere, Keegan non più come prima.
Con la maglia dell’Amburgo Keegan vinse il campionato tedesco 1978-1979, raggiunse nel 1980 la finale di Coppa dei Campioni persa per 1-0 a Madrid contro il Nottingham Forest, altra squadra inglese che all’ombra della foresta di Sherwood stava costruendo una vera propria leggenda calcistica.
Nel 1978 e nel 1979 si aggiudicò il Pallone d’Oro.
Il ritorno in Patria nel 1980 non fece registrare nulla di eclatante se non una promozione in Premier League da allenatore del Manchester City nell’annata 2001-2002 e degli eccellenti risultati con il Newcastle United.
Da allenatore guidò anche la nazionale inglese, ma solo per poco.
Quanto al Keegan calciatore della nazionale inglese nel decennio 1972-82, il suo estro, la sua genialità, non furono sufficienti a portare in alto i leoni d’Inghilterra che in quel periodo vissero una dei momenti più bui della loro storia. Ciò, proprio in un’epoca in cui proprio il calcio inglese, a livello di club, furoreggiava in Europa.
“King Kev” sarà ricordato anche per quella capacità di dialogo ed ascolto che ha sempre avuto con il prossimo cui non si limitava a firmare autografi. Anche in questo Kevin Keegan è stato un fuoriclasse!
Michele Salomone