Conversazione dopo cena su “L’eterno Adamo” di Jules Verne con Massimo Del Pizzo e Sandro Marano

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  • Massimo, dopo aver gustato i tuoi rustelle [arrosticini] e il mio primitivo, vorrei dirti che mi sono imbattuto per caso in una magnifica novella di Jules Verne edita dalla casa editrice Sellerio nel 1984.
  • Ah, L’eterno Adamo
  • Sì, e qui ho trovato, al di là della piacevolezza della lettura, due sorprese.
  • La prima?
  • Che l’hai tradotta e curata tu con una tua pregnante postfazione intitolata, se non ricordo male, “La fine del mondo, la fine della scrittura”.
  • Beh, devo farti una premessa. A Jules Verne si devono oltre mezzo secolo di scrittura e più di sessanta romanzi… La sua grande avventura editoriale, i suoi  Viaggi straordinari, come sai, era cominciata, col prestigioso editore parigino Jules Hetzel, nel 1863, con Cinque settimane in pallone…
  • Ricordo che da ragazzo lessi L’isola misteriosa, Ventimila leghe sotto i mari e Il giro del mondo in ottanta giorni, tutti romanzi avvincenti.
  • Certamente, ti dirò di più, la sua avventura editoriale andò avanti, gestita secondo un programma, per decenni, con enorme successo e continuità, senza fermasi nemmeno con la sua morte avvenuta nel 1905. Infatti, il figlio Michel curò l’uscita degli inediti paterni fino al 1919, rimaneggiando però i testi con interventi personali, a volte importanti.
  • Quindi questa novella è attribuibile in parte a Michel Verne?
  • Sì, il titolo originale dato da Jules era Édom, tuttora inedito in italiano. La recente scoperta del manoscritto originale si deve all’impareggiabile erudito, studioso e collezionista “verniano” Piero Gondolo della Riva. Ebbene, nel 1984, proposi L’eterno Adamo (e dunque non Édom)con mia traduzione e postfazione a Sellerio, sottolineando un problematica “continuità” tra padre e figlio. Il testo fu così inserito nella collana “La memoria”, suscitando grande interesse nella critica e nei lettori, anche francesi. L’eterno Adamo fa parte di quelle opere postume curate da Michel e in varia misura da lui riscritte, ampliate e corrette. Ma accennavi ad una seconda sorpresa…
  • È nella conclusione della novella, che mi fa pensare senz’ombra di dubbio alla dottrina dell’eterno ritorno di Friedrich Nietzsche: «Immaginava adesso, dopo aver letto questo racconto d’oltretomba, il terribile dramma che perpetuamente ha luogo nell’universo, e il suo cuore era gonfio di pena. E sanguinando per gli innumerevoli mali sofferti in precedenza da tutto ciò che aveva avuto vita, cedendo sotto il peso dei vani sforzi accumulati nell’infinito dei tempi, lo zartog Sofr-Aï-Sr raggiungeva lentamente, dolorosamente, l’intima convinzione dell’eterno ricominciare delle cose».
  • Il tema letterario della fine del mondo, dell’origine dell’uomo, del ricominciare delle civiltà, trova riscontro preciso nei dibattiti scientifici dell’epoca. L’eterno Adamo si lega a quel sentimento della fine del mondo che ha pervaso l’epoca tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, avendo come tragico specchio un insieme di catastrofi naturali, per esempio l’esplosione dell’isola di Krakatoa nel 1883, il terremoto di San Francisco nel 1906 e quello di Messina e Reggio Calabria nel 1908… Quanto alla tua ipotesi di una influenza di Nietzsche, non può non notarsi quanto di nietzschiano vi sia non solo nella finale constatazione di un eterno ricominciare delle cose, da parte dello zartog Sofr, ma anche nell’amor fati, nella accettazione della vita dominata dalla casualità e dall’imprevedibilità.
  • Tanto più che in quel torno di tempo l’opera filosofica di Nietzsche cominciava a conoscere un grande e insperato successo ed uscirono anche opere filosofiche come Il tramonto dell’Occidente (1918) di Oswald Spengler, che sosteneva una visione ciclica della storia, secondo la quale tutte le civiltà seguono necessariamente un ciclo di nascita, fioritura e decadenza. Quindi, nell’eterno Adamo Jules Verne (o Michel), mettendo in discussione il mito scientista del progresso inarrestabile, ribalta in qualche modo la filosofia positivista che è sottesa a tutta la sua opera precedente?
  • Il senso filosofico de L’eterno Adamo comprende certamente anche questa interrogazione finale sul destino di una umanità lanciata su strade di progresso apparentemente inesauribile, che si trova a dover ricominciare dal punto zero verso una diversa, faticosa comprensione. L’eterno Adamo è il testo dove il tema della morte della civiltà e della Terra si amplia fino a costituire il punto centrale della narrazione. Vi si legge infatti una affermazione di dubbio, non solo sul destino ultimo dell’umanità, ma anche sull’andamento del progresso.
  • D’altra parte, anche Michel, il figlio di Jules Verne che curò la pubblicazione di questa novella nel 1910, nella nota al lettore che precede il testo, osserva che esso «offre la caratteristica di tendere verso conclusioni di un certo pessimismo, contrarie al fiero ottimismo che anima i Viaggi straordinari».
  • Certo, mai così in negativo nei Viaggi straordinari si era presentata un’avventura umana, sebbene un possibile contenuto ottimistico sia rintracciabile nella considerazione che l’uomo ha e conserva sempre una sua forza vitale, che opponendolo alla Natura distruttrice, lo rende ancora capace di reagire.
  • E in questo filo di ottimismo, se non erro, gioca un ruolo fondamentale la scrittura.
  • Nel descrivere i progressi della società dello zartog, si fa risalire all’invenzione della scrittura e della stampa il proliferare di tutte le altre invenzioni. È grazie alla decifrazione di un diario che Sofr riesce a ricostruire la storia dell’umanità, perché è alla parola scritta che l’anonimo superstite ha affidato l’ultima fiducia ormai possibile affinché un filo di comunicazione, per quanto labile, non venga interrotto. La fine del mondo dunque non coincide con la fine della scrittura, che sopravvive garantendo almeno la testimonianza di un’esistenza.
  • Bene, facciamo un ultimo brindisi?
  • Certo, alla salute di Jules Verne!

Sandro Marano