La dipendenza patologica da internet e l’iperconnettività dei pugliesi
L’Internet Addiction Disorder (IAD), o dipendenza patologica da Internet, identifica un disturbo psicopatologico caratterizzato dall’uso compulsivo, incontrollato e ossessivo della rete. Nei soggetti minorenni, tale condizione determina una progressiva compromissione della salute mentale, della stabilità emotiva, delle relazioni sociali e del rendimento scolastico.
La valutazione dello IAD prescinde dal mero computo delle ore trascorse online, focalizzandosi sull’impatto distruttivo nella vita quotidiana del minore. Il fenomeno si declina principalmente in quattro macro-tipologie: il Social Media Addiction cioè l’utilizzo ossessivo dei social network come meccanismo di fuga da stati d’ansia o vissuti depressivi; l’Internet Gaming Disorder (IGD) ossia la dipendenza patologica dai videogiochi online, attualmente inclusa nei principali manuali diagnostici internazionali (DSM-5); il Cyber-Relational Addiction ovvero la tendenza a sostituire i rapporti interpersonali reali con interazioni e legami esclusivamente virtuali ed infine l’Information Overload cioè la ricerca compulsiva, incessante e disfunzionale di informazioni sul web.
DATI EPIDEMIOLOGICI E STATISTICHE NELLA REGIONE PUGLIA
I dati emersi dalle indagini di sorveglianza dell’Istituto Superiore di Sanità (studio HBSC Puglia), dalle rilevazioni di Save the Children e dai report del Garante dei Minori della Regione Puglia delineano un quadro clinico e sociale di particolare allarme per il territorio pugliese, posizionando la regione ai vertici nazionali per iperconnettività.
La sintesi dei fattori di rischio digitali in una popolazione dagli 11 ai 15 anni si riassume così: ● Tempo eccessivo davanti agli schermi: Il 65,4% dei bambini e ragazzi pugliesi manifesta una sovraesposizione quotidiana a schermi digitali (TV, smartphone, PC, tablet), collocando la Puglia al quarto posto in Italia (media nazionale: 58,1%). Un nucleo del 4,6% dei giovanissimi mostra un’esposizione estrema superiore alle 3 ore giornaliere senza scopi didattici. ● Uso problematico dei Social Media: il 14,6% degli adolescenti pugliesi mostra un uso marcatamente problematico delle piattaforme. Il picco di vulnerabilità si registra tra le ragazze di 13 anni, che utilizzano la rete come strategia disfunzionale di coping emotivo per fuggire da stati di ansia o solitudine. ● Vittimizzazione da Cyberbullismo: il 15,7% dei minori tra gli 11 e i 13 anni dichiara di essere stato vittima di violenza digitale. La Puglia si attesta come la terza regione in Italia per prevalenza del fenomeno, preceduta solo da Sicilia e Campania. ● Sintomatologia somatica quotidiana: il 47,4% della popolazione studentesca pugliese manifesta con cadenza giornaliera sintomi psicologici o somatici direttamente correlati all’iperconnessione (insonnia cronica da vamping notturno, cefalee, tensioni muscolari e ansia legata alla FOMO — Fear of Missing Out).
Nonostante l’avanguardia normativa e l’importanza strategica dello strumento, l’effettiva capacità di intervento sul territorio soffre di forti limiti applicativi dovuti a una grave e cronica carenza di organico che colpisce il Comune di Bari e i suoi 5 Municipi.
I fattori di affanno strutturale sono: ● la carenza di personale e blocco del turnover: il numero di assistenti sociali ed educatori comunali è ampiamente sottodimensionato rispetto al bacino di utenza. I pensionamenti non vengono compensati tempestivamente da nuove assunzioni. ● il sovraccarico burocratico (Effetto ADI): con l’introduzione delle misure di contrasto alla povertà (come l’Assegno di Inclusione – ADI), le équipes dei Municipi sono state gravate da mole imponente di pratiche amministrative e di triage economico. Questo ha sottratto tempo prezioso all’attività clinica di ascolto, alla prevenzione e alla presenza sul campo. ● Le carenze della controparte sanitaria (ASL Bari): la rete dell’EMI si poggia sull’integrazione con la ASL. Tuttavia, la contemporanea carenza di psicologi e neuropsichiatri infantili nei consultori rende estremamente complesso, per i servizi sociali comunali, trovare gli specialisti sanitari disponibili a comporre l’équipe per i casi di IAD.
Mappatura del disagio nei Municipi baresi.
La carenza si avverte in modo drammatico nei quartieri a più alta densità abitativa o marginalità sociale:
● Municipio I (Murat, San Nicola, Madonnella, Japigia, Torre a Mare): È l’area strutturalmente più colpita. L’équipe deve gestire un territorio immenso che unisce la complessità della città vecchia alle espansioni periferiche. La carenza di personale rallenta vistosamente i tempi di presa in carico dei minori vittime di cyberbullismo o dipendenza da gioco online. ● Municipio IV (Carbonara, Ceglie, Loseto) e Municipio V (Palese, Santo Spirito, Catino, San Pio): oltre alla carenza numerica, scontano la distanza geografica dai poli socio-sanitari centrali. L’integrazione operativa tra l’assistente sociale del Municipio e lo psicologo della ASL diventa discontinua a causa delle pochissime ore che i medici riescono a dedicare a queste specifiche periferie.
Impatto clinico sul fenomeno IAD
A causa di queste carenze, i protocolli territoriali subiscono gravi distorsioni come lo slittamento del triage per cui i tempi di attesa tra la segnalazione della scuola e la prima visita dell’EMI possono durare mesi, lasciando che il disturbo del minore si cronicizzi, ovvero che gli interventi avvengano solo sulle emergenze coatte sicché le pochissime risorse disponibili vengono assorbite quasi interamente dai decreti urgenti del Tribunale per i Minorenni (abusi gravi, reati). Tutta l’attività di prevenzione precoce dello IAD (quando il ragazzo manifesta i primi segnali di isolamento o vamping) viene declassata o lasciata all’iniziativa privata delle famiglie che possono permetterselo; oppure, che si assista alla esternalizzazione facendo ricorso al Terzo Settore per tamponare le falle, tant’è che il Comune di Bari è costretto ad appaltare ampie fette di educativa domiciliare e centri diurni a cooperative esterne, affidandosi al Pronto Intervento Sociale (P.I.S.) per le emergenze h24, soluzioni che tuttavia non possono sostituire una presa in carico terapeutica stabile e strutturata.
Il quadro normativo di riferimento entro cui le EMI sono chiamate a operare, laddove l’organico lo consente, comprende: la Legge Regionale 10 giugno 2025, n. 8 (“Disposizioni in materia di ritiro sociale: Hikikomori”) che introduce l’obbligo per le ASL e gli Ambiti Territoriali di finanziare e attuare protocolli di formazione specialistica per docenti e operatori sociosanitari, al fine di uniformare i criteri di riconoscimento precoce dell’isolamento virtuale; il Protocollo d’Intesa USR Puglia – Autorità Giudiziarie Minorili, siglato tra l’Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia, il Tribunale per i Minorenni e la Procura della Repubblica che codifica le procedure in caso di dispersione scolastica. Qualora la scuola rilevi assenze prolungate ascrivibili a iperconnettività, è obbligata ad attivare i servizi sociali e l’EMI d’Ambito per un’ispezione tempestiva delle dinamiche familiari; le Linee Guida Regionali per la Presa in Carico (D.G.R. n. 1641/2020 e s.m.i.) che regolano i livelli di intervento delle EMI, imponendo un I Livello di accoglienza e analisi del rischio tempestivo, seguito da un II Livello di trattamento clinico e disintossicazione digitale guidata (Digital Detox).
Krizia Colaianni