Il Guareschi “politicamente corretto” della Rai: la fiction che ha paura della politica vera
Domenica scorsa su «Rai 1» è andato in onda il film tv «Giovannino Guareschi. Non muoio neanche se mi ammazzano», regista Andrea Porporati, con l’attore Giuseppe Zeno che ha interpretato Guareschi.
Se a circa sessant’anni dalla morte avvenuta nel luglio 1968, perfino la Rai ha deciso di ricordare un giornalista e scrittore controcorrente come Giovannino Guareschi, brillante polemista ed arguto vignettista, certo può accontentare, ma al tempo stesso soprattutto amareggiare. Amareggiare perché l’emarginazione subita da Guareschi dalla e nella vigente Repubblica comprova quanto possa essere scomoda una penna ribelle e spumeggiante, che se ne infischia dei potenti e prepotenti di turno avversandoli con il pensiero e l’ironia, con l’inchiostro e la matita, con la carta stampata e con i libri. Questo è stato Guareschi, non a caso un cattolico al quale si addice benissimo la massima «nessuno è profeta nella propria patria». E già, perché il padre di Don Camillo e Peppone, con la sua celeberrima opera che ha visto contrapposti, nell’amata bassa Padana, il prete anticomunista ed il sindaco comunista, ha riscosso almeno inizialmente più consensi all’estero che in Italia.
Quanto al film Rai, la pellicola ha inizio con il ritorno di Guareschi in Patria al termine della Seconda Guerra Mondiale. Reduce da un campo di concentramento nazista dove era stato confinato dopo l’8 settembre 1943, lui ufficiale del Regio Esercito non volle collaborare con la Germania di Hitler, non volle aderire alla Repubblica Sociale Italiana; lui volle restare fedele al Re, e monarchico rimase – in un paese come il nostro di voltagabbana a ripetizione– fino alla fine dei suoi giorni. In tale circostanza, il film si è rifiutato – perché? – di mostrare vessilli o simboli monarchici che Giovannino non aveva difficoltà ad illustrare nelle sue attraenti vignette per rimarcare chi era.
Il film tv si è soffermato in maniera casereccia sull’intenso rapporto di amore fra Guareschi e la sua famiglia, contornato dall’affetto che Giovannino ebbe per la sua Bassa. Per il resto ha eluso la politica, dura, intensa, intransigente di quel periodo. Fra il dire sommessamente ed il non dire assolutamente, il film ha trascurato l’anticonformismo guareschiano durante il ventennio fascista, inoltre volando in alto, tenendosi alla larga ed alla lontana, ha fatto brevissimo cenno all’affaire De Gasperi a causa del quale Giovannino subì una condanna che, per restare uomo di fede e libero, volle scontare in carcere senza chiedere grazia ed agevolazioni a chicchessia. Quel suo «Non muoio neanche se mi ammazzano» proferito nel duro campo di concentramento tedesco, valse anche per la carcerazione subita in un carcere della Repubblica italiana.
Altro detto, ma non compiutamente: Guareschi, con il suo giornale «Candido» e le sue vignette dal forte impatto, contribuì alla vittoria anticomunista della DC nelle elezioni politiche 1948.
Nulla invece il film documenta riguardo la voltata di spalle di Guareschi alla DC, in quanto falso partito anticomunista, per appoggiare monarchici e missini nei primi anni Cinquanta. Guareschi e lo stesso «Candido», nelle elezioni amministrative del maggio 1952 contribuirono alla eclatante vittoria anticomunista delle Destre, monarchica e missina, fra loro alleate che, specie nel centro-sud conquistarono non pochi Comuni. In quella competizione vi fu un consistente travaso di voti anticomunisti dalla DC alle citate Destre tant’è, che pochi giorni dopo venne approvata a tempo record la “legge Scelba” contro il MSI; era in carica il VII Governo De Gasperi. Proprio De Gasperi, in quelle amministrative, nelle elezioni comunali di Roma, fece naufragare la famosa “operazione Sturzo” voluta dal prete di Caltagirone e da Luigi Gedda, fautori di un’alleanza anticomunista che comprendesse monarchici e missini al fine di impedire la conquista del Campidoglio da parte di comunisti e socialisti. Anche tale fatto smentì l’anticomunismo di De Gasperi.
Le elezioni politiche del giugno 1953 decretarono la sconfitta politica ed elettorale di De Gasperi, a vantaggio di monarchici e missini che bissarono il successo anticomunista di un anno prima.
Inoltre, siamo rimasti alquanto sopresi nel film di altro fatto narrato di cui non eravamo a conoscenza, che sembra fantapolitica:
il dialogo in un teatro fra Giovannino ed i suoi nemici comunisti e trinarciuti, che discutono animatamente degli scritti e delle vignette anticomuniste di Guareschi. Possibile che sia avvenuto ciò vista la dura contrapposizione fra le due parti? Non a caso, il 23 luglio dell’incandescente 1968, giorno dopo la morte Giovannino, «l’Unità», organo di stampa del Partito Comunista scrisse a chiusura di un articolo velenoso contro di lui, dal titolo «È morto Guareschi»:
«Melanconico tramonto dello scrittore che non era mai sorto».
Michele Salomone