Il ruolo dell’odontoiatra tra salute, giustizia e tutela delle persone fragili: viaggio nell’odontoiatria forense

foto Prof.ssa Valeria Santoro

L’odontoiatria non è soltanto prevenzione, diagnosi e cura delle patologie del cavo orale. In alcuni casi può diventare uno strumento prezioso al servizio della giustizia, della medicina legale e della tutela delle persone più vulnerabili. Dall’identificazione delle vittime all’analisi delle lesioni, fino al riconoscimento dei segni di abuso e neglect (termine inglese che indica trascuratezza o abbandono), l’odontoiatra può svolgere un ruolo determinante ben oltre la pratica clinica.

Ne parliamo con la Prof.ssa Valeria Santoro, laureata in Odontoiatria, Dottore di Ricerca in Patologia Medico-Legale e Tecniche Criminalistiche e Professore Associato di Medicina Legale nei corsi di laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria e in Igiene Dentale dell’Università degli Studi di Bari. Con lei approfondiremo il legame tra odontoiatria, medicina legale e tecniche criminalistiche, scoprendo come le competenze del dentista possano contribuire non solo alla salute dei pazienti, ma anche all’accertamento della verità e alla protezione delle vittime di maltrattamenti.

Professoressa Santoro, il suo percorso professionale unisce odontoiatria, medicina legale e tecniche criminalistiche. Come nasce questa scelta e cosa l’ha portata a specializzarsi in un ambito così particolare?

Il mio interesse per le tematiche forensi nasce durante il percorso di laurea, con la tesi sperimentale dedicata alla determinazione dell’età dentaria attraverso lo studio dello sviluppo del terzo molare. L’obiettivo della ricerca era valutare l’affidabilità di questo metodo nella determinazione della maggiore età, in particolare in soggetti privi di documenti di identità, spesso immigrati, per i quali l’accertamento dell’età riveste un ruolo fondamentale sia ai fini dell’accesso alle procedure di protezione internazionale e di asilo, sia nell’ambito dell’accertamento della responsabilità penale.

Questo primo studio mi ha permesso di avvicinarmi alla medicina legale e all’odontoiatria forense, suscitando un interesse che si è consolidato negli anni successivi e che mi ha portato a proseguire il mio percorso di formazione e approfondimento in questo ambito.

Che cos’è l’odontoiatria forense e quale contributo può offrire alla giustizia e alla società?

L’odontoiatria forense è la branca dell’odontoiatria che applica le conoscenze odontostomatologiche al servizio della giustizia. Il suo obiettivo è fornire elementi scientifici utili all’accertamento dei fatti in ambito civile, penale e amministrativo, contribuendo all’identificazione delle persone, alla valutazione del danno e alla ricostruzione di eventi di interesse giudiziario.

Il contributo dell’odontoiatria forense alla giustizia e alla società è ampio e comprende:

  • Identificazione personale, soprattutto quando altri metodi risultano difficoltosi, ad esempio in caso di cadaveri carbonizzati, decomposti o vittime di disastri di massa. Le caratteristiche dentali, le radiografie e le cartelle cliniche odontoiatriche rappresentano infatti strumenti altamente affidabili.
  • Stima dell’età, particolarmente importante nei soggetti privi di documenti di identità, come i minori stranieri non accompagnati, per l’accesso alle tutele previste dalla legge o per la corretta attribuzione della responsabilità penale.
  • Analisi dei segni da morso, quando appropriato e secondo i limiti scientificamente riconosciuti, per supportare le indagini in specifici procedimenti giudiziari.
  • Valutazione del danno odontostomatologico in ambito civilistico, assicurativo e medico-legale, ai fini del risarcimento e della quantificazione delle menomazioni.
  • Consulenze tecniche per magistrati, avvocati e forze dell’ordine, fornendo valutazioni basate su evidenze scientifiche.

In quali circostanze un odontoiatra viene chiamato a collaborare con la magistratura o con le forze dell’ordine?

Un odontoiatra viene chiamato a collaborare con la magistratura o con le forze dell’ordine quando sono necessarie competenze specialistiche in ambito odontostomatologico per risolvere questioni di interesse giudiziario o investigativo.

Le principali circostanze, come già anticipato, sono l’identificazione di persone decedute (cadaveri sconosciuti, carbonizzati, in avanzato stato di decomposizione o scheletrizzati), l’identificazione delle vittime di disastri di massa (incidenti aerei, terremoti, incendi, attentati) attraverso il confronto tra dati odontoiatrici ante mortem e post mortem, la stima dell’età (valutazione dell’età biologica di soggetti privi di documenti, in particolare minori stranieri non accompagnati) e l’accertamento della maggiore età ai fini dell’applicazione della normativa civile, penale o amministrativa.

In ambito penale la consulenza odontoiatrica ha lo scopo di valutare le lesioni del distretto oro-maxillo-facciale conseguenti ad aggressioni, incidenti o maltrattamenti oppure analizzare, ove possibile, impronte o lesioni da morso, nei casi in cui tali evidenze siano ritenute utili e scientificamente affidabili per l’indagine.

Nei procedimenti civili la competenza dello specialista odontoiatra è utilissima per la corretta valutazione del danno odontostomatologico ai fini del risarcimento e per l’accertamento di eventuale responsabilità professionale in ambito odontoiatrico.

L’odontoiatra forense può svolgere incarichi come Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU) nominato dal giudice o Consulente Tecnico di Parte (CTP), oppure collaborare con il Pubblico Ministero o con la polizia giudiziaria nell’interpretazione di reperti e documentazione odontoiatrica.

In tutte queste situazioni, il contributo dell’odontoiatra forense consiste nel fornire valutazioni scientifiche obiettive, basate su metodologie validate, che possono orientare le indagini, contribuire all’accertamento dei fatti e supportare decisioni giudiziarie fondate su evidenze. In questo modo, l’odontoiatria forense rappresenta un ponte tra scienza e diritto, mettendo le competenze odontoiatriche al servizio della giustizia e della tutela della collettività.

Quanto è importante, nella pratica clinica quotidiana, documentare correttamente lesioni e reperti dal punto di vista medico-legale?

È di fondamentale importanza. Anche un odontoiatra che non si occupa direttamente di odontoiatria forense svolge un ruolo essenziale nella documentazione di reperti clinici che possono assumere rilevanza medico-legale.

La corretta documentazione clinica rappresenta infatti un elemento imprescindibile della pratica odontoiatrica quotidiana. Cartelle cliniche complete, fotografie, esami radiografici e una descrizione accurata di eventuali lesioni costituiscono non solo strumenti indispensabili per garantire la continuità delle cure, ma anche documenti che possono acquisire valore probatorio in ambito giudiziario. In caso di traumi, aggressioni, maltrattamenti, incidenti o contenziosi medico-legali, una documentazione precisa e tempestiva può risultare determinante per la ricostruzione dei fatti e per l’accertamento della verità.

Non di meno, una corretta documentazione tutela prima di tutto il paziente, garantendo la tracciabilità del percorso diagnostico-terapeutico, la storia clinica e la continuità delle cure, con ovvie ripercussioni positive sulla qualità delle stesse. Tutela altresì l’odontoiatra stesso, dimostrando l’appropriatezza dell’operato e il rispetto delle buone pratiche cliniche, aspetto fondamentale in caso di contenzioso, fornendo quindi elementi indispensabili a magistratura, consulenti e forze dell’ordine quando la documentazione venga acquisita nell’ambito di un procedimento civile o penale.

In definitiva, ogni odontoiatra dovrebbe possedere solide conoscenze di medicina legale, perché anche nella pratica clinica ordinaria può trovarsi a gestire situazioni con implicazioni giuridiche. Una documentazione accurata, completa e oggettiva non è soltanto un obbligo deontologico e professionale, ma rappresenta un contributo concreto alla tutela dei diritti del paziente e al corretto funzionamento della giustizia.

Quali sono i segni orali ed extraorali di abuso e trascuratezza? Quali sono i principali campanelli d’allarme che un odontoiatra dovrebbe saper riconoscere?

L’odontoiatra è una delle figure sanitarie che può intercettare precocemente situazioni di abuso o trascuratezza sui minori, poiché una quota significativa delle lesioni da violenza interessa il distretto testa-collo. Riconoscere i segni clinici e i comportamenti sospetti può essere determinante per attivare tempestivamente i percorsi di tutela.

Tra i principali segni extraorali che dovrebbero richiamare attenzione vi sono ecchimosi, ematomi o abrasioni al volto, alle orecchie e al collo; lacerazioni o cicatrici in diversi stadi di guarigione; fratture delle ossa facciali o della mandibola non compatibili con la dinamica riferita; lesioni ripetute o con distribuzione insolita; eventuali segni di strangolamento o di afferramento del collo; segni di morso non compatibili con quelli di un altro bambino.

I segni intraorali cui prestare la dovuta considerazione sono lacerazioni di labbra, frenulo labiale o linguale, mucosa orale e lingua; ecchimosi del palato molle o della mucosa orale; denti fratturati, lussati o avulsi in assenza di una spiegazione plausibile; fratture alveolari o mandibolari; ustioni o lesioni della mucosa dovute a sostanze caustiche o a traumi.

Per ciò che riguarda la trascuratezza, l’odontoiatra si può trovare ad osservare carie multiple non trattate e in stadio avanzato; infezioni odontogene (ascessi) ricorrenti; scarsa igiene orale persistente; mancata adesione alle cure nonostante ripetuti richiami, quando non giustificata da difficoltà oggettive. Sono tutte condizioni che espongono il minore a difficoltà di alimentazione e ad infezioni che si possono facilmente riflettere sullo stato di salute generale.

È importante ricordare che la trascuratezza non può essere diagnosticata esclusivamente sulla base di una cattiva salute orale: occorre considerare il contesto familiare, sociale ed economico e valutare se il mancato accesso alle cure dipenda da una reale impossibilità o da una persistente omissione delle cure necessarie, nonostante i tentativi di sensibilizzazione e di aiuto professionale.

Oltre ai segni clinici, esistono elementi comportamentali che meritano attenzione: spiegazioni vaghe, contraddittorie o incompatibili con il tipo di lesione; ritardo ingiustificato nel richiedere assistenza sanitaria; lesioni ricorrenti o ripetuti accessi per traumi; atteggiamento eccessivamente ansioso, impaurito o remissivo del paziente; comportamento di controllo o eccessiva interferenza da parte dell’accompagnatore; paura del contatto fisico o reazioni di allarme sproporzionate, soprattutto nei bambini.

L’odontoiatra non è chiamato a formulare una diagnosi di abuso, ma a riconoscere elementi sospetti, documentarli accuratamente (descrizione dettagliata, fotografie cliniche, radiografie se indicate) e attivare, secondo la normativa vigente e i protocolli locali, i percorsi di segnalazione e tutela. Il suo ruolo è quindi fondamentale nell’identificazione precoce di situazioni a rischio, contribuendo alla protezione delle vittime e alla raccolta di elementi utili dal punto di vista medico-legale.

Perché l’odontoiatra viene definito una “sentinella” nella tutela dei minori e delle persone fragili?

L’odontoiatra viene definito una “sentinella” nella tutela dei minori e delle persone fragili perché è tra i professionisti sanitari che hanno maggiori probabilità di osservare precocemente segni di abuso, maltrattamento o trascuratezza. Durante le visite odontoiatriche, infatti, il professionista ha la possibilità di esaminare accuratamente il distretto testa-collo e il cavo orale, sedi in cui si localizza una percentuale significativa delle lesioni.

Inoltre, l’odontoiatra instaura spesso un rapporto di fiducia con il paziente e, nel caso dei bambini, ha l’opportunità di seguirne la crescita nel tempo attraverso controlli periodici. Questa continuità assistenziale gli consente di cogliere cambiamenti clinici o comportamentali che potrebbero sfuggire in una visita occasionale.

Essere una “sentinella” significa quindi riconoscere tempestivamente i segnali di allarme, senza, come già detto, sostituirsi agli organi inquirenti o formulare diagnosi di abuso, ma documentando accuratamente i reperti clinici e attivando i percorsi di tutela previsti dalla normativa quando vi sia un fondato sospetto.

Oltre alle lesioni fisiche, esistono atteggiamenti o comportamenti del paziente o degli accompagnatori che possono indurre il professionista ad approfondire una situazione?

Si è già accennato all’importanza, nell’ambito della tutela dei minori e delle persone fragili, dei segnali comportamentali che vanno considerati unitamente ai reperti clinici. Presi singolarmente non consentono di formulare una diagnosi di abuso o maltrattamento, ma, se associati a lesioni sospette o a incongruenze anamnestiche, possono rappresentare importanti indicatori che meritano un approfondimento.

Nel paziente, l’odontoiatra dovrebbe prestare attenzione ad alcuni segnali: paura marcata o atteggiamento eccessivamente remissivo nei confronti dell’accompagnatore; ansia o agitazione sproporzionate durante la visita, soprattutto in assenza di precedenti esperienze odontoiatriche negative; riluttanza a rispondere alle domande o tendenza a guardare l’accompagnatore prima di parlare; racconti incoerenti o poco credibili rispetto alla dinamica del trauma; improvvisi cambiamenti del comportamento, isolamento, scarsa collaborazione o eccessiva diffidenza; nei bambini, comportamenti regressivi, eccessiva vigilanza o reazioni di paura al contatto fisico.

Anche il comportamento dell’accompagnatore può rappresentare un campanello d’allarme, ad esempio se fornisce spiegazioni vaghe, contraddittorie o incompatibili con il quadro clinico; minimizza l’entità delle lesioni o ritarda ingiustificatamente la richiesta di cure; risponde sistematicamente al posto del paziente, impedendogli di esprimersi, manifestando un atteggiamento ostile o intimidatorio.

È importante sottolineare che nessuno di questi elementi, considerato isolatamente, è prova di abuso o trascuratezza. Il ruolo dell’odontoiatra non è infatti, come già detto, quello di formulare un giudizio, ma di raccogliere un insieme di osservazioni cliniche e comportamentali, documentarle in modo accurato e, quando il sospetto è fondato, attivare i percorsi di tutela previsti dalla normativa vigente.

In questo senso, l’odontoiatra deve sviluppare non solo competenze cliniche, ma anche una particolare capacità di osservazione e di ascolto. Un approccio empatico, rispettoso e privo di pregiudizi consente di cogliere segnali che potrebbero altrimenti passare inosservati, contribuendo alla protezione dei soggetti più vulnerabili e favorendo un intervento tempestivo da parte delle figure competenti.

Come può un odontoiatra distinguere una lesione accidentale da una che potrebbe essere conseguenza di un maltrattamento?

Distinguere con certezza una lesione accidentale da una conseguente a maltrattamento non è sempre possibile. Il compito dell’odontoiatra è valutare criticamente il quadro clinico, verificare la compatibilità tra il racconto anamnestico e l’obiettività rilevata e, in presenza di elementi sospetti, documentare accuratamente quanto osservato e attivare i percorsi di tutela previsti.

Nella pratica clinica, alcuni elementi possono orientare il sospetto:

  • Coerenza tra anamnesi e lesione: la dinamica riferita deve essere compatibile con il tipo, la sede e la gravità del trauma. Spiegazioni vaghe, contraddittorie o non plausibili rappresentano un campanello d’allarme.
  • Localizzazione della lesione: i traumi accidentali interessano più frequentemente aree prominenti del volto, come mento, fronte, zigomi o, a livello intraorale, gli incisivi centrali superiori. Viceversa, lesioni a carico del frenulo labiale, del palato molle, della mucosa orale, delle orecchie o del collo potrebbero richiedere una valutazione più attenta, soprattutto se non trovano una spiegazione convincente.
  • Numero e caratteristiche delle lesioni: la presenza di lesioni multiple, in diversi stadi di guarigione o recidivanti può suggerire episodi traumatici ripetuti.
  • Tempistica: un ritardo ingiustificato nel ricorrere alle cure o una storia clinica di traumi frequenti meritano particolare attenzione.

Quando emerge un sospetto fondato di abuso o di trascuratezza, quali sono gli obblighi del professionista e quali sono i passi da compiere nel rispetto della legge?

In caso di fondato sospetto il compito dell’odontoiatra non è accertare la responsabilità dell’autore, ma tutelare il paziente e garantire che la situazione venga valutata dalle Autorità competenti. Il professionista deve agire con tempestività, nel rispetto della normativa vigente e dei propri obblighi deontologici.

I passaggi fondamentali sono:

  • Raccogliere un’anamnesi accurata, riportando fedelmente quanto riferito dal paziente o dall’accompagnatore, senza formulare interpretazioni personali.
  • Eseguire un esame obiettivo completo, descrivendo in modo dettagliato sede, dimensioni, colore e caratteristiche delle lesioni.
  • Documentare accuratamente tutti i reperti mediante cartella clinica, fotografie cliniche (previo consenso quando necessario) ed eventuali esami radiografici, conservando la documentazione in modo appropriato.
  • Garantire l’assistenza sanitaria necessaria, trattando le lesioni e assicurando le cure urgenti di cui il paziente necessita.
  • Attivare i percorsi di segnalazione previsti.

Dal punto di vista giuridico è bene precisare che bisogna distinguere le diverse situazioni. Se l’odontoiatra riveste la qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio, come può avvenire nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale, ha l’obbligo di denuncia o di referto nei casi previsti dagli articoli 361, 362 e 365 del Codice Penale. Il libero professionista, invece, è tenuto al referto nei casi previsti dalla legge quando presta assistenza in situazioni che possono integrare un reato perseguibile d’ufficio, salvo i casi in cui il referto esponga la persona assistita a procedimento penale.

Quando la vittima è un minore, prevale sempre l’interesse superiore del bambino: in presenza di un sospetto fondato è fondamentale attivare i servizi sociali, l’autorità giudiziaria o le forze dell’ordine secondo i protocolli locali, affinché siano adottate le misure di protezione necessarie.

Molti dentisti temono di sbagliare valutazione o di esporsi a responsabilità legali. Qual è il consiglio che si sente di dare ai colleghi per affrontare queste situazioni con equilibrio e competenza?

Comprendo questa preoccupazione, perché affrontare un sospetto di abuso o trascuratezza può mettere il professionista in una posizione delicata. Il consiglio che mi sento di dare ai colleghi è innanzitutto quello di ricordare che all’odontoiatra non è richiesto di accertare il reato o individuare il colpevole, ma di riconoscere eventuali elementi di sospetto, documentarli con rigore e attivare i percorsi previsti dalla legge.

È importante quindi intraprendere un approccio metodico basato su step fondamentali, ovvero la raccolta di un’anamnesi accurata e l’esecuzione di un esame clinico completo con la descrizione delle lesioni in modo oggettivo e rigoroso, evitando interpretazioni personali. Il tutto va riportato in cartella clinica e completato con fotografie ed esami radiografici quando indicati. Sarebbe poi opportuno anche un confronto, quando possibile, con colleghi esperti.

Un altro aspetto fondamentale è la formazione. Le conoscenze di medicina legale e odontoiatria forense dovrebbero far parte del bagaglio culturale di ogni odontoiatra, perché consentono di affrontare queste situazioni con maggiore sicurezza e consapevolezza.

Infine, credo sia importante superare il timore che una segnalazione effettuata in buona fede possa trasformarsi automaticamente in una responsabilità per il professionista. Al contrario, una corretta documentazione clinica e il rispetto delle procedure previste rappresentano la migliore tutela sia per il paziente sia per l’odontoiatra. Il rischio maggiore non è quello di aver segnalato un sospetto fondato che poi si rivela infondato, ma quello di non aver riconosciuto o documentato una situazione che avrebbe richiesto un intervento di protezione.

In definitiva, il messaggio che vorrei trasmettere ai colleghi è questo: non abbiate paura di osservare, documentare e segnalare quando il sospetto è fondato. Il nostro ruolo non è quello di giudicare, ma di mettere le nostre competenze al servizio della salute e della tutela delle persone più vulnerabili. Agire con rigore scientifico, prudenza e senso di responsabilità significa esercitare la professione nel suo significato più alto, contribuendo non solo alla cura del paziente, ma anche alla tutela dei suoi diritti e della collettività.

Quali sono, dal punto di vista medico-legale, i rischi dell’esercizio abusivo della professione odontoiatrica per la tutela del paziente e quali strategie possono essere adottate per prevenirlo e contrastarlo?

Dal punto di vista medico-legale, l’esercizio abusivo della professione odontoiatrica rappresenta un grave rischio sia per la salute pubblica sia per la tutela dei diritti dei pazienti. L’odontoiatria è una professione sanitaria regolamentata, il cui esercizio richiede il possesso di specifici requisiti formativi, l’abilitazione professionale e l’iscrizione all’Albo. L’assenza di tali requisiti espone il paziente a prestazioni prive delle necessarie garanzie di competenza, sicurezza e responsabilità.

I principali rischi per il paziente sono:

  • danni alla salute, derivanti da diagnosi errate, trattamenti inappropriati o eseguiti senza adeguate competenze;
  • mancato rispetto delle norme di sterilizzazione e sicurezza, con aumento del rischio di infezioni crociate;
  • assenza di consenso informato valido e di una corretta documentazione clinica;
  • difficoltà di tutela giuridica, poiché il paziente potrebbe trovarsi di fronte a soggetti privi, ad esempio, di assicurazione professionale.

Dal punto di vista medico-legale, l’esercizio abusivo compromette anche il rapporto di fiducia tra cittadino e professionista sanitario e costituisce un reato previsto dall’ordinamento italiano, in quanto mette a rischio un bene costituzionalmente tutelato quale la salute.

Per contrastare questo fenomeno sarebbe opportuno:

  • rafforzare i controlli da parte delle autorità competenti e degli Ordini professionali;
  • promuovere campagne di informazione affinché i cittadini verifichino sempre l’iscrizione del professionista all’Albo;
  • incentivare la collaborazione tra Ordini, autorità giudiziaria e forze dell’ordine per individuare tempestivamente situazioni di abusivismo;
  • sensibilizzare gli odontoiatri sull’obbligo etico e deontologico di segnalare eventuali casi sospetti;
  • inasprire le pene per chi esercita abusivamente o per i professionisti che favoriscono tale pratica.

In definitiva, contrastare l’esercizio abusivo non significa soltanto reprimere un illecito, ma proteggere la salute dei cittadini, garantire cure sicure e preservare il valore della professione odontoiatrica. La prevenzione passa attraverso controlli efficaci, informazione dei pazienti e collaborazione tra professionisti, istituzioni e magistratura, affinché ogni prestazione odontoiatrica sia erogata nel rispetto della legge, delle evidenze scientifiche e dei principi etici che regolano la professione.

Ritiene che oggi la formazione universitaria prepari adeguatamente gli odontoiatri ad affrontare gli aspetti medico-legali della professione o c’è ancora bisogno di maggiore sensibilizzazione?

Negli ultimi anni la sensibilità verso gli aspetti medico-legali della professione odontoiatrica è certamente cresciuta. Oggi il panorama formativo offre opportunità di elevato livello, grazie a corsi di perfezionamento, master universitari post-laurea e percorsi di formazione continua che consentono ai professionisti di acquisire competenze specifiche in odontoiatria forense e medicina legale.

Un ruolo fondamentale è svolto anche dalle società scientifiche. Tra queste, la Società Italiana di Odontoiatria Forense (SIOF) rappresenta un importante punto di riferimento per i professionisti del settore. La SIOF promuove l’aggiornamento scientifico e culturale degli odontoiatri operanti sia nel settore pubblico sia in quello privato, con particolare attenzione alle problematiche medico-legali correlate all’esercizio della professione. Tale attività si concretizza attraverso l’organizzazione di gruppi di studio, corsi di formazione, seminari, giornate scientifiche e congressi, oltre alla pubblicazione di lavori scientifici, alla promozione di linee guida operative e alla diffusione delle norme e dei provvedimenti che regolano l’attività odontoiatrica.

Nonostante questi importanti progressi, ritengo che vi sia ancora spazio per una maggiore sensibilizzazione, soprattutto durante il percorso universitario. Gli aspetti medico-legali non dovrebbero essere percepiti come una disciplina riservata agli specialisti, ma come una competenza trasversale, indispensabile nella pratica clinica quotidiana. Ogni odontoiatra, infatti, dovrebbe saper gestire un consenso informato, comprenderne l’importanza, documentare correttamente l’iter di cure ma anche una lesione traumatica, valutare un caso di sospetto maltrattamento o rispondere a una richiesta dell’autorità giudiziaria.

Una maggiore cultura medico-legale significa, in definitiva, una migliore tutela del paziente, del professionista e della collettività.

Come immagina l’evoluzione dell’odontoiatria forense e quale ruolo potranno avere le nuove tecnologie nella diagnosi e nell’accertamento dei casi più complessi?

L’odontoiatria forense è una disciplina in continua evoluzione e credo che nei prossimi anni sarà sempre più caratterizzata da un approccio multidisciplinare e dall’integrazione di nuove tecnologie. L’obiettivo rimarrà quello di fornire alla giustizia strumenti sempre più accurati, affidabili e scientificamente validati.

Le innovazioni digitali stanno già modificando profondamente la pratica odontoiatrica e avranno inevitabilmente un impatto anche in ambito forense. L’impiego di radiologia tridimensionale, tomografia computerizzata cone beam (CBCT), scanner intraorali, impronte digitali e modelli tridimensionali consentirà documentazioni sempre più precise e riproducibili, migliorando l’identificazione personale, la stima dell’età e la ricostruzione dei traumi del distretto maxillo-facciale.

Anche l’intelligenza artificiale e gli algoritmi di machine learning potranno rappresentare un importante supporto, ma è fondamentale sottolineare che queste tecnologie dovranno essere validate scientificamente e considerate strumenti di supporto al professionista, non sostitutivi del suo giudizio clinico e medico-legale.

Parallelamente, continueranno a svilupparsi le ricerche nell’ambito della genetica forense, della biometria dentale e delle metodiche di stima dell’età, con l’obiettivo di rendere gli accertamenti sempre più accurati e standardizzati.

Ritengo però che, accanto al progresso tecnologico, rimarrà centrale il ruolo del professionista. Nessun software potrà sostituire la capacità dell’odontoiatra forense di interpretare criticamente i dati, contestualizzarli dal punto di vista clinico e medico-legale e formulare conclusioni basate sulle evidenze scientifiche.

Il futuro dell’odontoiatria forense sarà quindi il risultato dell’integrazione tra innovazione tecnologica, ricerca scientifica e competenza umana, sempre al servizio della giustizia e della tutela delle persone.

Cinzia Notaro