Si è spenta a Bari Antonia Acciani
Si è spenta lo scorso 20 luglio a Bari Antonia Acciani, semplicemente Toni, per gli amici e per quanti hanno avuto il privilegio di conoscerla. Aveva 83 anni. Con lei scompare un esempio di donna discreta quanto autorevole della cultura barese, una figura che ha attraversato le migliori stagioni del mondo accademico cittadino e la critica letteraria nazionale con intelligenza, rigore e una rara libertà di pensiero.
Docente di Letterature Comparate e pioniera degli studi di genere — come studi di pluralità, non ideologici, ma di autentica emancipazione — quando in Italia essi costituivano ancora un territorio di ricerca relativamente nuovo, Toni Acciani ha saputo lasciare un segno profondo senza mai cercare il clamore. Allieva e assistente di Arcangelo Leone de Castris, il famoso italianista salentino che caratterizzò la cattedra barese di Letteratura Italiana, fu tra coloro che ne raccolsero l’accuratezza costruendo però un percorso intellettuale del tutto personale, capace di scegliere tra epoche, autori e culture, ponendosi al servizio autentico di quei legami e di quelle corrispondenze. Fu compagna di vita di Franco De Felice, storico, noto come studioso di Gramsci e analista del movimento operaio. Insieme appartennero a quella stagione intensa e irripetibile dell’Università e della cultura barese che alcuni hanno definito école barisienne, contribuendo, ciascuno nel proprio campo, a renderla viva e feconda.
La sua bibliografia racconta una curiosità mai sazia. Da Dalla rendita al lavoro, pubblicato nella Letteratura italiana Einaudi del 1984, agli studi sulla cultura adriatica e su Dino Campana; dalla lunga riflessione su Francesco Petrarca, culminata in Petrarca e Montaigne. L’arte imperfetta dell’io (Progedit, 2006), fino alla passione per Carlo Michelstaedter, cui dedicò Il Maestro del deserto (2005). Ma forse la sua eredità più autentica resta negli studenti ai quali seppe trasmettere non soltanto conoscenze, ma il gusto della ricerca e il coraggio di interrogarsi, di farvi guidare dallo stupore più che dai concetti.
Nel cammino della sua vita maturò anche attenzione al sentire cristiano — vissuto con l’identica discrezione — che non usò mai per alcun fine e divenne una dimensione profonda della sua esperienza. Anche in questo passaggio evidenziava la sua ricerca del senso, dell’esistenza e della verità che aveva sempre accompagnato il suo rapporto con la letteratura e con il pensiero.
Di Toni Acciani ci restano tanti insegnamenti, tra essi la traccia buona e profonda di una presenza che non aveva bisogno di imporsi per essere riconosciuta. Resteranno i suoi libri, le sue lezioni, l’innesco delle domande che ha lasciato in eredità a chi l’ha ascoltata, anche nella stagione finale. Resterà il ricordo di una donna di cultura autentica, capace di vivere il proprio tempo senza lasciarsene imprigionare, ma che con i suoi autori si è posta sempre alla ricerca della “Desiata Forma Vera”.
Alla famiglia le più sentite condoglianze in particolare al figlio Giuliano De Felice, docente di Archeologia digitale. Un pensiero commosso va anche a Stefania Rutigliano, per anni sua storica assistente e oggi docente di Letterature Comparate all’Università di Bari, che ne raccoglie idealmente l’eredità di studi e di insegnamento.
Carlo Coppola