Mario De Bernardi. Librarsi nel cielo di Roma morendo da eroe

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Accade di mercoledì, in una mattinata romana dell’ 8 aprile 1959.

Per quanto soleggiato, un cielo interiormente angosciato ed afflitto vede morire uno dei suoi cavalieri alati più cari che lo ha solcato fedelmente per decenni, in nome degli Ideali Azzurri servendo la Patria in armi, in pace ed in guerra: ci riferiamo a Mario De Bernardi, pioniere dell’Aviazione italiana, temerario aviatore.

È d’obbligo ricordare che Fiorenza De Bernardi, nel solco della tradizione paterna, sposando la passione per il volo è divenuta prima donna pilota di linea in Italia, quarta nel mondo. Scomparsa novantasettenne il 6 dicembre 2025, Fiorenza De Bernardi ebbe modo di raccontarci del padre oltre vent’anni fa.

Il presente ricordo dell’Asso è infatti intervallato da alcune testimonianze di Fiorenza.

Nato a Venosa in provincia di Potenza il 1º luglio 1893, Mario De Bernardi è stato uno dei più grandi aviatori italiani per le tante peculiarità che è riuscito ad esprimere: Pluridecorato al Valore, combattente in più guerre, vincitore di trofei, collaudatore, ideatore di velivoli. Un aviatore completo sotto tutti i punti di vista.

Uomo da brivido e da brividi, il suo primo volo da allievo novizio – corre l’anno 1913 – procura allarme in primo luogo nel suo istruttore, Carlo Graziani che assiste attonito al decollo improvviso di De Bernardi al bordo di un Blériot. Il giovane allievo resta in aria impeccabilmente per una ventina di minuti atterrando perfettamente come se fosse un veterano.

Pilota militare, durante la Prima Guerra Mondiale De Bernardi fa parte della mitica squadriglia di Francesco Baracca, l’Asso degli Assi della caccia che consegue 34 vittorie aeree. De Bernardi abbatte 4 velivoli austriaci distruggendone 5 al suolo, merita una Medaglia d’Argento al Valor Militare ed una di Bronzo al Valor Militare.

Terminato il conflitto, fa parte di quella spina dorsale di aviatori e combattenti che spingono per la nascita di un’Arma Azzurra autonoma. Accoglie con entusiasmo la fondazione della Regia Aeronautica il 28 marzo 1923, peraltro voluta dal Capo del Governo Benito Mussolini, che diviene Commissario per l’Aeronautica.

Da quel momento De Bernardi getta le basi che lo faranno diventare una Gloria Azzurra dell’Aeronautica italiana.

Nel 1926, pilotando l’idrovolante Macchi M39, il maggiore De Bernardi si aggiudica negli Stati Uniti la Coppa Schneider volando ad una media di circa 397,00 Km/h.

Non sono stato io il vincitore, e stata la volontà dell’Italia a vincere”, afferma elogiando tutta la squadra italiana che lo ha supportato. Pochi giorni dopo raggiunge i 416,16 km/h. Nel 1928 batte il suo record volando a 513 km su velivolo Macchi con motore Fiat percorrendo il litorale veneziano. I successi non lo esaltano, anzi lo motivano ad andare avanti nello studio e nella sperimentazione di nuove macchine volanti.

Stima Mussolini al quale non palesa alcuna difficoltà nel dirgli che l’Italia non è pronta per la guerra. Il Duce che ricambia la stima e, battendogli la mano sulla spalla, – come ebbe a dirci Fiorenza, la figlia dell’Asso – replica: “Siamo un po’ pessimisti, Comandante”.

Proprio il Duce lo decora della Medaglia d’Oro al Valor Aeronautico: “Pilota militare dal 1913, collaudatore ardito, tecnico e sperimentatore di elevate capacità, contribuiva efficacemente al potenziamento dell’Aeronautica Italiana. Detentore dei primati mondiali di alta velocità e di alta acrobazia, vincitore della Coppa Schneider e del trofeo Internazionale Harmon nel 1927, concorreva validamente ad elevare sempre più il prestigio dell’Ala Fascista. Incaricato di portare in volo un nuovo tipo di aeroplano i cui principi di propulsione erano per la prima volta tentati nel mondo, superava le incognite notevolissime presentate dalle ardue prove, con tecnica pari all’audacia, dimostrando sereno sprezzo del pericolo, dedizione altissima intesa a dotare la Patria in armi di un nuovo potente strumento di vittoria – Milano, settembre 1940” (A. Trotta, “Le Medaglie d’Oro al Valor Aeronautico”, Stato Maggiore Aeronautica Ufficio Storico, Roma 1978).

Come gli uomini della sua epoca amanti in primo luogo della Patria e non delle insegne di partito, De Bernardi si impegna affinché le sorti del conflitto arridano all’Italia.

Giungono il 25 luglio e l’8 settembre 1943 e l’Asso raggiunge la RSI per portare avanti alcuni esperimenti con il Campini-Caproni ed il suo siluro a reazione. Come ebbe a raccontarci la figlia Fiorenza, “fu fermato da un gruppo di partigiani che gli rubarono auto e denaro portandolo per circa un mese in giro per i boschi dicendo che non era De Bernardi. Quando arrivarono gli alleati i partigiani scapparono tutti invece di dare una mano, e mio padre si presentò al Comando americano”.

Nel secondo dopoguerra, in un’Italia sconfitta, sommersa da macerie morali e materiali, con l’attività di volo ridotta, De Bernardi non archivia i suoi progetti aeronautici tant’è che ha in animo di realizzare un aero-scooter.

Per lui però c’è una inaspettata novità: la politica. Aderisce al MSI, da lui visto come partito serio patriottico. L’adesione del padre alla Fiamma – rammentò la figlia Fiorenza – non comporta “alcun inconveniente. Del resto aveva molti amici anche fra quelli di sinistra”.

Nel maggio 1952 viene eletto consigliere comunale a Roma per il MSI declamando di Patria, onestà e valore degli italiani. Sono le elezioni in cui monarchici e missini riportano un sensazionale successo – che incute paura alla DC – conquistando molti comuni soprattutto nel sud. Pochi giorni dopo, nel mese di giugno, scatta la rappresaglia anti-MSI: viene approvata la Legge Scelba.

Da consigliere comunale – sarà rieletto nel 1956 – si fa promotore di una politica sociale per favorire la casa agli operai, si batte per dotare l’aeroporto dell’Urbe di una pista asfaltata oltre che per un progetto sportivo aviatorio.

Giovedì 4 giugno 1953, nono anniversario dell’entrata nella Capitale delle truppe alleate, nelle ultime ore di campagna elettorale per le elezioni politiche in programma il 7 e 8 giugno, Mario De Bernardi pilotando un Macchi 308 si rende protagonista di un volo clamoroso. Al suo fianco è la figlia Fiorenza che ci raccontò: “Non è certo stata una iniziativa organizzata quella dell’atterraggio nel giardino dell’ambasciatore russo. Mai avrebbe messo in pericolo me con un volo così rischioso! E neppure l’aereo per una bravata che non serviva a niente. Dovevamo lanciare sulla città dei manifestini del MSI ma il motore ci piantò mentre eravamo bassi su Roma. Soltanto la bravura di mio padre riuscì a superare la prima fila di pini e ‘stallare’” l’aereo prima della seconda fila di alberi. Ci siamo trovati lì per caso. E nulla è successo”.

Giunge il fatidico 8 aprile 1959. Nell’imminenza dell’appuntamento con la signora morte Mario De Bernardi si presenta all’aeroporto dell’Urbe sorridente, gioviale e giovanile come sempre, pronto a librarsi nel soleggiato cielo della Capitale con la sua nuova creatura. “Ora vi faccio vedere io di che è capace questo moscerino” accenna ai pochi intimi trattando dell’aero-scooter da lui ideato e costruito, che si appresta a collaudare.

Mentre De Bernardi si libra nel cielo romano ai comandi del piccolo velivolo ad ala bassa MdB 02, la gente ammira le acrobazie dell’intrepido aviatore. Quando l’apparecchio scende e prende terra si posiziona a pochi metri dal pubblico quasi a voler salutare i propri ammiratori.

Il motore però continua inspiegabilmente a rombare. C’è qualcosa che non va, nessun movimento all’interno dell’abitacolo. Alcuni vigili del fuoco si avvicinano al velivolo e notano il corpo del pilota in una posizione strana. La porticina dell’abitacolo non si apre ed i soccorritori sono costretti a sfondare il tetto del velivolo. In quattro riescono ad estrarre De Bernardi che, pur avendo gli occhi aperti, ha un volto pallido carico di sofferenza. Nonostante l’attacco cardiaco, Mario De Bernardi, da Eroe è riuscito ad atterrare evitando un incidente che avrebbe potuto provocare vittime. L’Aquila indomita giunge cadavere all’ospedale San Giacomo tradita non dal suo “moscerino”, ma dal suo cuore.

Si sparge la notizia ed il Consiglio Comunale sospende la seduta in segno di lutto per la scomparsa consigliere missino Maruo De Bernardi, il cui seggio è ornato da un mazzo di fuori.

Tutti i gruppi consigliari, DC, PCI, PSI, MSI, PSDI, PLI, Monarchici e Radicali si associano alle parole del Sindaco Urbano Cioccetti (DC) che ha esaltato l’ardimento, le doti umane e la schiettezza dell’aviatore scomparso.

Un cielo funereo domina la Capitale il giorno in cui Roma tributa l’ultimo saluto all’Eroe.

Alle esequie, che hanno luogo nell’aeroporto dell’Urbe prendono parte il Ministro della Difesa Andreotti, il Sottosegretario alla Difesa Bovetti, il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, generale Napoli, il mondo combattentistico e non dell’Arma Azzurra e delle altre Forze Armate in servizio ed in congedo, la comunità missina, operai, amici e conoscenti di De Bernardi.

Significativo è un ulteriore ricordo di Fiorenza De Benardi. “Accadde un fatto alquanto singolare, consumatosi nell’aeroporto dell’Urbe, ben raccontato da un giornale dell’epoca: ‘Nel momento in cui il carro funebre varcava il cancello dell’aeroporto, per immettersi sulla Salaria, il cielo ha fatto sentire la sua voce: si è vista una saetta che spaccava le nubi, poi si è sentito un tuono, come un lungo terribile brontolio dell’aria. Ed è sembrato l’addolorato addio del cielo al suo amico migliore, l’ultimo saluto venuto dall’alto a Colui che lassù, in alto, aveva vissuto buona parte della sua vita. Poi è venuta giù la pioggia a dirotto ed ogni goccia sembrava una lacrima del cielo per l’ardimentoso compagno scomparso’”.

Michele Salomone