Richiesta la Grazia a Mattarella per la Salute di una persona
Rebibbia, 1° marzo 2026 – 423° giorno di carcere. La politica è troppo impegnata nella rissa verbale per il Referendum sulla separazione delle carriere (noi comunque non possiamo non votare Sì) per interessarsi all’emergenza carceraria, come se fosse possibile parlare di giustizia in Italia senza preoccuparsi anche del nostro sistema penitenziario. Segnaliamo solo che il sovraffollamento carcerario è al 138,4% e finora non si è visto un solo posto in cella dei 15.000 promessi dal Governo nel luglio scorso con il piano carceri.
L’unica strada che ci rimane – in attesa che la rissa referendaria finisca e il Ministro Nordio, come promesso, venga a farci visita – è quella di continuare a chiedere la Grazia del Presidente della Repubblica per casi più gravi che vediamo attorno a noi. La settimana scorsa l’abbiamo chiesta per il nonno Antonio Russo di 88 anni, oggi la chiediamo per Roberto Canulli, una persona detenuta 10 anni più giovane (ha “solo” 78 anni) ma molto più ammalata e “tradita” dal sistema sanitario del carcere.
Roberto ha un quadro clinico devastante: “ipertensione arteriosa, enfisema polmonare e bronchiectasie (dilatazione dei bronchi), esiti di ictus cerebellare dx, grave ipoacusia (non sente quasi niente), vasculopatia carotidea, ipertrofia prostatica benigna” come descritto nella relazione sanitaria del 24/2/2024. Poi, sempre secondo questa relazione sanitaria, era in attesa di eseguire degli esami alla cornea perché, anche indossando gli occhiali, aveva solo 4 decimi di vista (cioè vede pochissimo) e deve compiere esami di “ecocolordoppler” agli arti inferiori perché fa fatica a muoversi sulle gambe. Ma la stessa relazione concludeva che le condizioni di Roberto erano discrete e stabili e che sarebbe stato curato in carcere, con periodici controlli presso ospedali esterni. Per cui il 19 aprile 2024 il Tribunale di Sorveglianza respinse la sua istanza di differimento pena.
Passa un anno e mezzo e il 26 luglio 2025 l’ASLROMA2, competente per il nostro carcere, fa un’altra relazione sanitaria diagnosticando praticamente le stesse patologie e prescrivendo gli stessi esami che nel frattempo non erano stati fatti, ma ribadendo che “le condizioni generali sono discrete e stabili”. E così il Tribunale di Sorveglianza due mesi dopo respinse ancora una volta l’istanza di Canulli per il differimento pena.
Cosa era successo? Semplice: per mancanza di scorte questa persona detenuta non era mai stata accompagnata in ospedali esterni per compiere gli esami prescritti, mentre la mancanza di medici specialisti in carcere non aveva permesso di svolgere adeguate terapie per fronteggiare i vari malanni.
Arriviamo ad oggi. Pensate che la situazione sia cambiata? Assolutamente no, Canulli da quando è stato arrestato nel 2022 non ha mai potuto fare degli esami in ospedali esterni per “mancanza di scorte”.
Certo Roberto Canulli sopravvive, ma non vede e non sente quasi nulla, fa fatica a respirare e a camminare e soprattutto non sa nulla del decorso delle sue patologie perché l’assistenza sanitaria e gli esami esterni prescritti rimangono sulla carta. E viene rimbalzato come una pallina da pingpong tra autorità sanitarie e Tribunali di Sorveglianza che si scambiano relazioni e rigetti in cui non si prende atto che Canulli nella realtà non viene affatto curato.
Ma se non ci sono gli specialisti in carcere che possono curarlo e le scorte che dovrebbero accompagnarlo negli ospedali esterni, perché un vecchietto di 78 anni viene ancora tenuto in carcere e non viene mandato agli arresti domiciliari a casa sua, dove potrebbe essere curato?
Perché il suo reato è di straordinaria gravità? No, perché è stato condannato a 7 anni e 7 mesi (e 23 giorni) – di cui quasi 4 anni già scontati – per un reato risalente al 2016 di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio.
Perché è socialmente pericoloso a 78 anni? No, perché dopo il reato e quattro mesi di arresto era stato messo in libertà per oltre 3 anni, senza commettere nuovi reati o creare problemi, e qui in carcere ha tenuto una condotta irreprensibile.
Il problema è banalmente burocratico: nessuno, né medici né magistrati, si prende la responsabilità di certificare che Canulli non può continuare a stare in carcere. E noi guardiamo questo piccolo fantasma di vecchietto trascinarsi lentamente tra la cella e i corridoi.
Ecco perché sosteniamo la sua richiesta di Grazia al Presidente della Repubblica, che, almeno lui, dovrebbe avere ben chiaro che l’art. 32 della Costituzione garantisce a tutti i cittadini, anche a quelli detenuti, il diritto alla salute. Mentre, lo ricordiamo anche per Roberto Canulli come abbiamo fatto per Antonio Russo, la Corte costituzionale con sentenza 56/2021 ha stabilito che tutti i condannati che hanno più di settant’anni possano beneficiare della detenzione domiciliare, quando ovviamente non sussiste (come in questi casi) un problema di pericolosità sociale.
Siamo noiosi? Forse, ma non ci fermeremo nel sostenere queste richieste di Grazia fino a quando non vedremo questi vecchietti uscire dal Carcere. Uscire ancora vivi, non quando saranno morti.
Gianni Alemanno e Fabio Falbo