Donne maschiliste. Il vero volto del femminismo.
“Donne Maschiliste” (Fallone Editore) è un libro di Diego Scarpanti laureato in psicologia, che mette in evidenza come il maschilismo possa emergere dalle stesse donne, come effetto psicologico dovuto alla propaganda femminista e la società non è dominata dagli uomini, ma dal maschilismo; intendere tutto in termini individualistici è un errore madornale, che però è la regola per la mentalità occidentale. Trattasi certamente di un tema scomodo e provocatorio che affrontiamo ponendo alcune domande all’autore. Tra le opere edite: “Parlando del sapere” (Europa Edizioni, 2020), una critica serrata all’epistemologia empirista-positivista e al metodo scientifico in generale; “L’Asino coronato” (Il Rio Edizioni, 2022) saggio sulla stupidità, per rifondare il senso e il significato della parola “intelligenza”; “La teoria del mostro”, vincitore del Premio Casentino 2024, un saggio sul concetto di arte e bellezza.
Femminismo e società contemporanea: dott. Scarpanti, cosa dire delle donne che tendono ad immortalare atteggiamenti maschilisti rinforzando, in alcuni casi, dinamiche di potere che avvantaggiano gli uomini?
Scimmiottare la mascolinità, da parte delle cosiddette femministe, non produce alcun vantaggio al genere maschile, tanto meno a quello femminile; è persino discutibile la narrazione secondo la quale gli uomini abbiano tutti questi privilegi e questo potere1: basti pensare al concetto di femminicidio, per cui si pone la donna su un gradino più alto, in termini di diritto, rispetto all’uomo. La verità è che scopo del femminismo è quello di costringere le donne a lavorare da una parte, e dall’altra distruggere la relazione donna-uomo, introducendo distorsioni tali nel diritto e nel costume, che l’esito non può che essere una guerra continua fra i due generi e il crollo della società2.
Anche il femminismo può essere strumentalizzato o reinterpretato in modo da non mettere realmente in discussione le strutture di potere?
Il femminismo è un monumento alla manipolazione della mente umana; le strutture di potere, quelle vere, sono più sottili di quelle propriamente politiche: prima si cambia la mentalità, poi si fa una legge che ne garantisca la legittimità. Il vero potere è quello intellettuale, quello delle idee. Il femminismo ha operato per anni per scardinare tradizioni millenarie e ora comincia a raccogliere i suoi frutti, che sono il caos e il disordine.
Le donne che vi aderiscono lo fanno sempre per sopravvivenza o esistono anche motivazioni più complesse, legate a dinamiche psicologiche individuali?
C’è un po’ di tutto: ci sono donne che hanno effettivamente fatto esperienze traumatiche con uomini asociali e psicopatici, quindi una questione tutta personale; poi ci sono gli intellettuali che si prostituiscono, che fanno da influencer, che sono lautamente pagati per fare da porta bandiera a questa ideologia ed esasperare il conflitto fra generi. Anch’io mi potrei definire un femminista, se con questa espressione si intendesse un movimento culturale che contribuisca veramente alla identità e alla felicità delle donne; ma questi non sono gli obiettivi del femminismo di oggi.
In quale modo ne adottano inconsciamente le logiche?
La retorica di odio intersessuale parte dalla scuola primaria: è un’orchestrazione molto ben organizzata da parte di uomini di intelligenza molto superiore alla media. Difficile farne un ritratto integrale in questa circostanza. La pedagogia moderna, che faccio notare è opera quasi esclusivamente del genere femminile, ha adottato un modello di educazione fatto di estrema indulgenza: i bambini semplicemente non vengono educati, non vengono mai puniti, non imparano a rispettare non solo le donne, ma la legge e le regole in generale; la scuola oggi produce potenziali psicopatici su scala industriale.
Cosa è emerso facendo una profonda riflessione sulla psicologia sociale e sui condizionamenti culturali che hanno influenzato i comportamenti delle donne?
Il femminismo fa letteralmente impazzire le donne: porta loro ad odiare indiscriminatamente gli uomini, anche quegli uomini che sarebbero dalla loro parte; un odio sociale lacerante che porta all’autodistruzione antropologica. Inoltre porta loro a pensarsi come uomini, introducendo nella identità femminile elementi prettamente maschili: la femminilità viene disconosciuta ad un livello tale che quando qualcuno prova a parlarne e a reintrodurla nell’educazione si sente accusare di barbarie e oscurantismo sessista; un totale capovolgimento della realtà.
Quanto è difficile per una donna riconoscere e allontanarsi dal maschilismo interiorizzato quando è stata educata fin da piccola a considerarlo come un comportamento normale?
Direi che è quasi impossibile: c’è una tale animosità intorno a questi temi che il livello di irrazionalità è sempre molto alto. Inoltre non esiste un maschilismo così come è descritto dal femminismo; questa domanda incorpora già in sé un pregiudizio, l’odio di cui stiamo parlando; le donne partono dal presupposto che sono sempre le vittime e questo è semplicemente falso. Ciò che esiste non è il patriarcato, che viene sventolato come un drappo rosso davanti al toro, ciò che esiste è la tradizione dei nostri padri, la tradizione di cui parla Guénon3; siamo noi europei, che insieme agli americani abbiamo dimenticato le nostre stesse tradizioni, ad esempio la fondamentale differenza tra un uomo e una donna, e ora reagiamo con stizza e intolleranza quando ci trovano di fronte una cultura che invece le tradizioni non le ha dimenticate.
In che misura i media, la pubblicità e la cultura popolare contribuiscono a rinforzare queste dinamiche di potere?
I media sono il quarto potere ovviamente; ma il vero potere è più sottile, è di natura intellettuale; le femministe, anche quelle più accreditate, non hanno una vera preparazione: quando vengono interrogate sul tema dimostrano di essere non solo cariche di pregiudizi, ma di essere scarsamente preparate: non conoscono Guénon4, non conoscono la filosofia indiana5, non conoscono l’Islam6, non conoscono Sant’Agostino7, Tertulliano8, Al Ghazâlî9, nemmeno Aristotele10 e Platone11, Cicerone12 e Ovidio13, neanche opere scritte da donne14, e naturalmente non conoscono nemmeno il mio “Donne maschiliste”. Non c’è una vera controparte con la quale confrontarsi, solo un amalgama di donne infuriate: i loro problemi sono reali, ma il modo in cui li affrontano è sbagliato; la loro è una furia cieca, distruttiva. Io sono sempre pronto al confronto, ma non ho mai trovato nessuna in grado di intavolare un discorso in modo serio e costruttivo.
In che modo le donne possono essere influenzate inconsciamente a credere che l’adozione di certi comportamenti maschilisti sia la chiave per ottenere potere o protezione?
Le femministe oggi credono letteralmente che essere donna sia scimmiottare un uomo: credono che la femminilità consista nell’essere forti e assertivi, per non dire violenti. Il femminismo oggi è il nuovo maschilismo! Su questo non ci può essere dubbio alcuno. La propaganda, o meglio il marketing, ha raggiunto un livello tale che ha infiltrato tutto: dalle università alle scuole, dai gabinetti governativi ai centri di ricerca. Orwell è stato fin troppo prudente nel descrivere una società distopica15: oggi è peggio di quanto si aspettasse. È qualcosa che sfugge alla percezione perché è sottile, è un velo calato davanti agli occhi, come una magia, un’incantazione16.
Come il maschilismo è diventato parte integrante del proprio modo di pensare e di agire fino ad essere una sorta di autodifesa?
La scuola, il cinema e i media in generale dipingono una donna che deve essere una feroce prostituta: il ruolo che viene ritagliato per la donna è quello che si aspetterebbe il più bieco degli uomini maschilisti. Ma la partita, ripeto, si gioca su tavoli molto più sottili, in modo occulto: la televisione e il cinema vanno a traino di idee già state legittimate e che si sono già infiltrate nelle scuole e nelle università. Il vero potere è quello delle idee17! Per ottenere questo risultato è necessario negare la spiritualità, negare la verità, ridurre tutto al biologico e al materiale: il materialismo è il vero nemico, un materialismo che nega non solo la verità e il dialogo, ma nega l’amore, nega lo spazio per pensare, nega la dimensione trascendente, l’unica che sappia far ritrovare la pace a un cuore spezzato.
Le nuove generazioni si stanno adattando in modo più moderno al maschilismo?
Le nuove generazioni sono totalmente inconsapevoli: subiscono questo lavaggio del cervello da decenni.
Il suo stile è polemico, incisivo, diretto e poco conciliatorio o diplomatico. Intende stimolare il lettore ad un’attenta e approfondita riflessione?
La verità è quella che è, non c’è un modo gentile per dirla. Il testo è inoltre molto difficile ed è necessaria una buona preparazione e una forte motivazione; se si riesce a portare a termine la lettura, però, si è già fatto molto, perché si è costretti a fare i conti con le proprie mancanze, le proprie bugie che tutti, bene o male, ci raccontiamo per andare a letto tranquilli.
Argomenti così provocatori vengono attualmente minimizzati o censurati?
La censura da una parte, ma più spesso c’è una totale incomprensione delle argomentazioni così come vengono esposte: la censura c’è, ma è in gran parte inconsapevole.
E’ un libro che invita a riflettere sui concetti di maschilismo e femminismo, anche se non dà tutte le risposte?
È un invito alla riflessione e al dialogo da entrambe le parti: diciamo che ce n’è abbastanza per intavolare un fruttuoso confronto.
La donna emancipata viene realmente rispettata, oppure persistono forme di sfruttamento della femminilità — ad esempio attraverso pubblicità o programmi televisivi in cui il corpo femminile viene esibito per attirare l’attenzione del pubblico?
L’emancipazione è lo sfruttamento più feroce: non si capisce perché la donna, per essere felice, debba scardinare tradizioni millenarie, andare contro la propria famiglia e le consuetudini dei propri padri. Il femminismo vuole che andiamo contro le più elementari norme di convivenza civile, come “Onora il padre e la madre”. La donna moderna e occidentale è stata convinta addirittura che i paesi dove le donne sono rispettate siano quelli più incivili, e che nell’occidente moderno e “civilizzato” vada tutto bene, mentre è proprio in Europa e in occidente che le donne sono vittima di violenze come non si era mai visto prima. Il livello di degradazione della donna oggi è senza precedenti nella storia. Il punto è che le donne generalmente non se ne rendono nemmeno conto e si auto-sfruttano18, promuovendo la prostituzione e l’umiliazione antropologica. La donna, come dico nel mio saggio, è stata ridotta ad essere un buco, la pura passività, un oggetto sessuale.
Il femminismo è davvero un fenomeno di liberazione della donna, oppure prevale una forma di orgoglio che porta a “odiare” la propria femminilità, incarnando stereotipi tradizionalmente maschili a discapito della femminilità che distingue i due generi?
Non è così, anche questa domanda è carica di pregiudizi: il femminismo oggi schiavizza la donna ad un ruolo stereotipato che non ha nulla di femminile; le donne devono essere come degli uomini, questo è il messaggio del femminismo. Lo stereotipo proposto non è per niente tradizionale, ma anzi, tutto l’opposto, è moderno; è la modernità il nemico: la donna viene celebrata quando si oppone, quando è virile e combattiva, tutto il contrario del concetto di femminilità tradizionale.
Invita tutti uomini e donne a mettersi in discussione per raggiungere quale scopo?
Tornarsi ad amare, cioè a conoscersi veramente: l’uomo non è il nemico della donna e la donna non è il nemico dell’uomo. Sant’Agostino dice: la forma di ogni bellezza è l’unità.
Cinzia Notaro
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1 Si pensi al concetto di ginocrazia di cui parlava Evola, Evola, J. (1969) Metafisica del sesso. Edizioni Mediterranee. Roma. Sullo stesso solco, si può pensare al concetto di “sentimentalismo”, attribuito come carattere distintivo alla mentalità occidentale da René Guénon, Guénon, R. (2022). La crisi del mondo moderno. Edizioni IL SIMBOLISMO. Torino.
2 Il concetto di guerra ibrida.
3 Guénon, R. (2022). La crisi del mondo moderno. Edizioni IL SIMBOLISMO. Torino.
4 Guénon, R. (2016). Oriente e occidente. Adelphi Edizioni. Milano.
5 Bhagavad Gītā (1964). Ubaldini Editore. Roma.
6 Il Corano. (2024). Liberamente. Milano.
7 S. Agostino (2022). De vera religione. Editrice Morcelliana. Brescia.
8 Tertulliano (2012). Opere montaniste. Città Nuova Editrice. Roma; in particolare il saggio: Il velo delle vergini.
9 Al-Ghazâlî (2006). Le meraviglie del cuore. Edizioni Il leone verde. Torino.
10 Aristotele (2017). Etica Nicomachea. Giunti Editore/Bompiani. Firenze/Milano.
11 Pensiamo alle riflessioni di Platone sull’educazione dei ragazzi e delle ragazze: Platone (2009). Le leggi. Arnoldo Mondadori Editore. Milano.
12 Cicerone, M. T. (2015). De senectute. De amicitia. Mondadori Libri. Milano.
13 Ovidio. (2019). L’arte di amare. Liberamente. Ariccia (RM).
14 Porete, M. (2018). Lo specchio delle anime semplici. Editoriale Le lettere. Firenze.
15 Orwell, G. (2015). 1984. Mondadori Libri. Milano.
16 Levi, L. (1985). Storia della magia. Edizioni Mediterranee. Roma.
17 Levi, L. (1985). Storia della magia. Edizioni Mediterranee. Roma.
18 Pensiamo all’industria di intrattenimento per gli adulti. Sull’argomento si può consultare una triade di volumi molto attuali e ben fatti da un filosofo contemporaneo: Han, B.C. (2019). La salvezza del bello. Nottetempo. Milano;
Han, B.C. (2023). Vita contemplativa o dell’inazione. Nottetempo. Milano; Han, B.C. (2025). Topologia della violenza. Nottetempo. Milano.