Emergenza carceri. Ne parliamo con Federico Pilagatti, segretario nazionale SAPPE

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Il carcere dovrebbe essere il luogo nel quale la giustizia dovrebbe trionfare e nel quale il detenuto, espiando la pena, dovrebbe ritrovare le motivazioni per apprezzare un differente modo di vivere la propria vita partendo innanzitutto dal rispetto delle regole che la società si è data. Partendo da questi tanti, troppi condizionali poniamo qualche domanda a Federico Pilagatti, segretario nazionale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, in rappresentanza di coloro che nelle carceri soggiornano per motivi di lavoro. Signor Pilagatti, secondo la sua esperienza, è proprio così?

Art.27 della Costituzione: “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Tutti si riempiono la bocca  con questo articolo della Costituzione a partire dalle più alte cariche dello Stato a chiunque a cui viene fatta una domanda sul carcere;  però nei fatti sono solo parole vuote, poiché oltre agli  intenti nessuno, parlo della politica, si vuole seriamente cimentare con questo gigantesco problema in quanto non è sentito dalla gente e soprattutto non porta consenso. Purtroppo il carcere è visto come una seccatura, una rogna per cui è meglio starne lontano dimenticando che come disse  Voltaire “ll grado di civiltà di un Paese si misura osservando la condizione delle sue carceri”. Purtroppo il problema carcere non è nato negli ultimi decenni, ma ha radici molto lontane, ne parlava in maniera molto accalorata Calamandrei nel 1948 durante un discorso alla Camera in cui disse che “Bisogna aver visto”; poiché proprio “chi aveva visto” come si viveva e si soffriva nelle prigioni, poteva parlare a pieno titolo e capire il dramma giornaliero che si vive dietro le sbarre. Io credo che se i cittadini fossero messi in condizioni di “vedere” quello che accade in un carcere, scenderebbero in piazza ogni giorno, poiché in quell’inferno potrebbero scenderci loro, i loro parenti, amici.

Si parla sempre più di sovraffollamento delle carceri. Ci può dare qualche numero?

Purtroppo il “sovraffollamento” è diventata la parola magica  con cui si apre e chiude il discorso carcere dimenticando che tale fenomeno accresce ancora di più le problematiche presenti che, sono tutte  molto importanti a partire dalla fatiscenza  delle strutture carcerarie, che qualunque ASL chiuderebbe all’istante; la gestione sanitaria dei detenuti da  parte delle ASL competenti che è scadente ed in molti casi inesistente. In questo contesto i malati cronici ma soprattutto i psichiatrici sono lasciati a se stessi senza alcuna possibilità di cure adeguate, o percorrere un cammino che possa dargli una purché minima speranza di guarigione.

Le carceri sono diventate anche manicomi ed è assurdo che nemmeno Basaglia che ha chiuso i manicomi, si azzardò a chiudere gli ospedali psichiatrici giudiziari poiché era l’unico luogo ove tenere chi aveva compiuto reati gravi senza compromettere la sicurezza dei cittadini, cosa che ha fatto irresponsabilmente la politica. Stesso discorso per i tossicodipendenti che non hanno trafficato droga, ma compiuto dei reati per procurarsi la dose; bene, queste persone nemmeno ci dovrebbero stare in carcere ma in strutture adeguate. Come pure la leggenda per cui i suicidi siano dovuti al sovraffollamento è da sfatare, poiché la stragrande maggioranza di detenuti che cerca (e sono centinaia salvati dai poliziotti) oppure riesce a togliersi la vita la troviamo nella categoria “psichiatrici e tossicodipendenti” .

Il problema principale per la polizia penitenziaria è sicuramente la grave carenza di poliziotti penitenziari a livello nazionale ma soprattutto pugliese, che purtroppo da anni conquista la maglia nera sia per il sovraffollamento che per la mancanza di poliziotti. Ciò di fatto ha quasi azzerato la sicurezza delle nostre carceri soprattutto nelle ore serali e notturne, in cui poche unità restano a presidiare penitenziari con centinaia e centinaia di detenuti anche pericolosissimi.

La carenza di poliziotti ha di fatto diminuito anche la sicurezza della stragrande maggioranza dei detenuti che vorrebbe scontare la pena nel rispetto delle regole, ma che non riesce, a causa  di provvedimenti fatti da chi  non sa nulla di carcere, come quella di lasciare le sezioni detentive aperte senza presidio di poliziotti, e con i detenuti più violenti e prepotenti a farla da padroni minacciando, intimidendo, intimorendo questi ultimi che non si vogliono sottomettere.

In più occasioni abbiamo rappresentato questo problema e cioè isolare i violenti e prepotenti non con nuove leggi ma con norme che già ci sono che permetterebbero di ripristinare la legalità all’interno delle carceri in breve tempo.

Mancano anche operatori penitenziari, parliamo di educatori, psicologi, assistenti sociali, tutte figure che dovrebbero accompagnare i detenuti nel loro cammino di reinserimento, ma che nei fatti sono mosche bianche… Che tipo di reinserimento può esserci, per esempio a Foggia, il carcere più affollato della nazione con 660 detenuti per 300 posti e soli tre educatori? ma potrei continuare! Nei nostri  190  penitenziari al 30 giugno ci sono 62728 detenuti di cui circa 2000 semiliberi per 51300 posti che non sono effettivi, poiché quelli disponibili non sono più di 47000.

I detenuti stranieri sono circa 20000, per cui il sovraffollamento effettivo c’è ed è di circa 130%… quindi una situazione grave che diventa gravissima se scendiamo in Puglia la regione che da anni ha la maglia nera del sovraffollamento nazionale anche per istituti penitenziari, con Foggia che, come detto, è arrivato al 220 % con 660 detenuti per 300 posti.

Il sovraffollamento medio per le carceri pugliesi sfiora il 170%  per cui oltre a Foggia abbiamo Taranto con 800 detenuti per 500 posti; Lecce con 1300 ristretti per 800 posti; Bari con 430 unità per 260; E poi Trani, Brindisi  ecc. ecc.Poiché gli organici della polizia penitenziaria sono stati calibrati sulle capienze regolamentari e non sul sovraffollamento, allo stato si registra una carenza di almeno 700 unità per garantire sicurezza ai penitenziari ed ai detenuti ristretti. 

Sia i detenuti che gli agenti di Polizia Penitenziaria, con i dovuti distinguo, sono chiamati a condividere gli ambienti del carcere. Quale rapporto reale si instaura tra polizia penitenziaria e detenuti?

Purtroppo gli stereotipi che si continuano a far circolare nei film, nelle serie televisive e nei telegiornali sono quelli della lotta perenne tra poliziotto aguzzino e detenuto che viene vessato in qualsiasi modo. Se chi si diverte ancora a diffondere tutto ciò passasse qualche ora della propria vita in un carcere, capirebbe e forse si emozionerebbe per quanto vedrebbe, poiché in carcere non ci sono solo delinquenti incalliti ma tantissime persone normali, a volte innocenti, o arrestate per reati minori che non destano alcun allarme sociale, che si sentono sperdute, annullate nella dignità, nell’onore, calate in un girone dantesco che non riuscirebbero a superare senza la parola di conforto di chi è con loro ventiquattro ore su ventiquattro. Per cui insieme alla violenza, alla prepotenza, al degrado, convivono umanità, sensibilità, aiuto, altruismo ed il poliziotto penitenziario e lì a cercare di difendere chi in questa situazione ha poche difese. Nella situazione in cui siamo e con le poche risorse a disposizione saremmo ipocriti se pensassimo di poter reinserire socialmente tutti, per cui si cade nell’errore di applicare quelle poche risorse in maniera indistinta annacquando il risultato e peggiorando la situazione. E’ necessario guardare in faccia la realtà e cercare di partire con delle categorie per cui le probabilità di un successo ai fini rieducativi siano più che concrete, poiché riteniamo che, ad esempio, non sia facile che capi clan e loro affiliati della camorra, ndrangheta, mafia  ecc. ecc. intraprendano un cammino di reinserimento a differenza, invece, delle migliaia di detenuti che si potrebbero facilmente recuperare con il loro impiego in lavori socialmente utili, come pulire corsi d’acqua, boschi, in difesa del territorio flagellato da eventi tragici a ristoro delle comunità che hanno subito l’offesa e il danno connessi ai loro reati.

Se potesse decidere quali sarebbero i primi tre provvedimenti da prendere per rendere più umana la permanenza dei detenuti in carcere e quali i primi tre provvedimenti per rendere più sostenibile il lavoro degli agenti della P.P.?

Sicuramente  portare a soluzione il problema delle carceri richiede sforzi titanici e risorse, però in attesa di ciò per riportare la situazione in un alveo di legalità si potrebbe:

  1.  Migliore gestione e distribuzione dei   detenuti in ambito nazionale;
  2.  Mettere fine ai gravi fatti di violenza che consente ai detenuti più violenti e prepotenti di usare la forza e la sopraffazione contro gli altri ristretti e gli operatori penitenziari;
  3. Mettere fine ai contatti che i criminali in carcere hanno con i propri affiliati mediante uso di telefonini, nonché evitare l’introduzione di droga e telefoni attraverso soprattutto i droni.   
  4. Ridurre drasticamente i suicidi in carcere prevedendo la riapertura degli O.P.G. che nemmeno Basaglia nel 1980 volle chiudere, e nel contempo trasferire i tossicodipendenti in strutture adeguate; 
  5.  Far scontare  la pena ai detenuti stranieri (soprattutto del Magreb, rumeni ed albanesi che rappresentano circa il 70% dei detenuti stranieri attraverso accordi con i paesi di origine, anche dietro pagamento di una piccola somma (farebbe risparmiare e di molto).
  6. Costruire nuove strutture poiché la maggior parte dei penitenziari sono fatiscenti e sistemarli costerebbe più che costruirli, utilizzando peraltro strutture modulari presenti in tantissime nazioni a partire dagli Stati Uniti alla Germania ecc. che permetterebbe ai detenuti di una vita più dignitosa.
  7. Iniziare a pensare di ridurre il fumo passivo che avvelena giornalmente decine di migliaia tra poliziotti e detenuti non fumatori;
  8. Dar seguito alla riforma Cartabia con l’introduzione sistematica delle pene sostitutive delle pene detentive brevi (per determinati reati) quali i lavori di pubblica utilità,  detenzione domiciliare, semilibertà, affidamento servizi sociali;
  9. Assunzione di altri operatori penitenziari al fine di implementare gli organici per far si che il dettato costituzionale abbia un senso.

Paolo Scagliarini

Detenuti presenti e capienza regolamentare degli istituti penitenziari per regione di detenzione
Situazione al 30 giugno 2025
Regione
di
detenzione
Numero
Istituti
Capienza
Regolamentare
(*)
Detenuti
Presenti
di cui
Stranieri
Detenuti presenti
in semilibertà (**)
 
TotaleDonneTotaleStranieri 
ABRUZZO81.8342.051954305512 
BASILICATA336344565040 
CALABRIA122.7112.98770534240 
CAMPANIA156.1977.5243539201868 
EMILIA ROMAGNA102.9353.8721821.95613757 
FRIULI VENEZIA GIULIA5493755233593212 
LAZIO155.3076.7104632.400515 
LIGURIA61.1101.318687134519 
LOMBARDIA186.1488.9924474.14213835 
MARCHE6840990203194813 
MOLISE326939307642 
PIEMONTE133.9754.5741551.94812437 
PUGLIA112.9454.3762164511536 
SARDEGNA102.6072.30956595564 
SICILIA236.4387.0682301.0431527 
TOSCANA163.1603.2951031.53514970 
TRENTINO ALTO ADIGE251047237289125 
UMBRIA41.3391.66567540286 
VALLE D’AOSTA118113907810 
VENETO91.9382.7931561.4387426 
Totale19051.30062.7282.74719.8161.473324 

Dati SAPPE