Il giocoliere nero. Giorgio Almirante tra due fuochi
Nato nella Milano rovente e violenta del 1970, Massimiliano Griner è sceneggiatore ed autore televisivo molto addentro ai fatti storici. Per Marlin Editore di Cava dei Tirreni pubblica un libro vivace, graffiante e stimolante su di un uomo che non ha mai rinnegato le sue idee, fascista nell’Italia di Mussolini, Repubblica Sociale Italiana compresa, fascista nella Repubblica antifascista pur assurgendo ad architetto della Destra Nazionale italiana al fine di dare evoluzione al MSI di cui è stato uno dei fondatori. Il riferimento è a “Il giocoliere nero. Giorgio Almirante tra due fuochi”.
Nel precisare che non ha mai condiviso le idee del protagonista che agitano le pagine del suo libro, Griner, incuriosito dalla figura di Almirante, prende le distanze da ogni tipo di ricostruzione apologetica o denigratoria che sia. Anzi, da sceneggiatore quale è, dà un tocco di originalità e creatività alla sua opera intercalando le pagine del libro con un a tratti duro contraddittorio dove incalza, con domande scomode e provocatorie il “Segretario” missino che comunque accetta la sfida. La curiosità per il personaggio ha portato Griner a scandagliare scritti, discorsi ed atti di Almirante – forse perfino ignoti al più incallito conoscitore di uomini e fatti della Fiamma – al fine di armonizzare il percorso culturale, ideologico e politico di colui che fin dalla giovinezza ha militato nelle organizzazioni fasciste.
Dalle pagine traspare anche una certa attrazione dell’autore per l’Africa, territorio sconosciuto e dalla natura incontaminata, visto che si sofferma, non poco, sull’Almirante corrispondente di guerra in quel teatro nel Secondo Conflitto Mondiale. Ma quali sono i “due fuochi” nei quali Giorgio Almirante si deve barcamenare? Premesso che specie nella Repubblica antifascista i fuochi in cui si è trovato cinto Almirante sono stati di gran lunga superiore a due, a parere dell’autore, un paio hanno gettano lunghe ombre sulla credibilità di Almirante quale leader di un partito d’ordine.
Il primo fuoco risale alla RSI ma si accende improvvisamente nel 1971 quando proprio il MSI di Almirante è reduce da un incredibile successo riportato alle amministrative del 13 giugno con la Fiamma che, specie al sud, si attesta su percentuali elettorali a due cifre: la Destra avanza, il Sistema si allarma, l’Antifascismo si scalda.
Festeggia un compleanno amaro Almirante il 27 giugno 1971 quando si reca a Catania per celebrare il primato del MSI nella città etnea: viene infatti a sapere che i quotidiani comunisti “l’Unità” ed “il Manifesto” hanno scoperto un “bando antipartigiano” a sua firma, datato 1944, che minacciava della pena di morte i renitenti alla leva della RSI. Un’assurdità che Almirante respinge perché, all’epoca, in qualità di capo gabinetto del Ministro della Cultura Popolare, Fernando Mezzasoma, originatore del bando non poteva essere tale dicastero, sicuramente deputato ad altri compiti.
“Almirante Boia” urlano per le strade gli antifascisti; Almirante distribuisce querele a sinistra ed all’estrema sinistra, ma ormai la campagna contro di lui è partita. Il MSI-DN è cinto d’assedio dall’Antifascismo istituzionale ed eversivo ancora di più, specie dopo la eclatante vittoria conseguita nelle elezioni politiche per la prima volta anticipate del 7-8 maggio 1972 dove riporta circa il 9% dei voti.
Griner ed Almirante fanno rivivere quelle vicende con un botta e risposta secco ed avvincente che rende ancor più invitante la lettura del libro. Incalzato dalla domanda di un elettore, certo non suo simpatizzante, e coinvolgendo perfino l’allora Capo dello Stato, il partigiano Sandro Pertini, Almirante rivelerà il termine della vicenda durante la trasmissione televisiva moderata da Pippo Baudo, “Italia domanda”, in onda su “Rete 4” il 18 giugno 1983: “[…] a suo tempo la Corte di Appello di Bologna, ha cancellato le precedenti sentenze a mio sfavore datemi da ben sette tribunali della Repubblica ed è stato acquisito: primo, che io non avevo mai firmato bandi, perché […] come si può pensare che un funzionario di un ministero quale ero io allora, possa firmare un bando di guerra. Se avessi fatto una cosa così enorme, se avessi potuto farla, io sarei stato giustamente non messo al bando, ma fucilato dalle autorità responsabili dello Stato della Repubblica Sociale Italiana. D’altra parte, recentemente, […] siccome queste assurde calunnie continuavano a circolare, io ho mandato copia della sentenza di completa assoluzione mia e di condanna dei miei calunniatori, al Signor Presidente della Repubblica; ai Signori Segretari di tutti i partiti politici nessuno escluso; ai Signori Presidenti delle Camere. Credo che con questo la discussione sul bando sia da chiudere […] una calunnia che io ho potuto smentire, con l’assistenza della Corte di Appello di Bologna, dico. E quindi da parte di magistrati che certamente per me, non avevano ragione di mostrare una particolare simpatia”.
Griner non trascura altri aspetti di quel tragico e turbolento periodo come la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Almirante, che la magistratura vuol processare per ricostituzione del Partito Fascista ai sensi della “legge Scelba”. Per quanto la Camera nel 1973 dia il via libera al processo con il voto favorevole dello stesso Almirante, il giudizio non avrà luogo. Perché?
Ma c’è un altro fuoco, la cui gravità è talmente inaudita, che rischia di scottare, bruciare e disintegrare Almirante. Siamo negli Ottanta quando Almirante viene chiamato in causa per un gravissimo atto terroristico risalente al decennio precedente.
Mercoledì 31 maggio 1972, mentre l’Italia del pallone, in particolare quella di parte nerazzurra segue con trepidazione in Tv la finale di Coppa Campioni fra Ajax ed Inter – una supersfida fra autentici titani del calcio con Cruijff, Neeskens e Krol da una parte, Boninsegna, Mazzola, Facchetti dall’altra; gli olandesi si aggiudicano il trofeo – un paese sconosciuto balza agli orrori della cronaca: Peteano di Sagrado, in provincia di Gorizia. Una telefonata anonima – che gli atti attribuiranno al “missino Carlo Cicuttini”– avverte i Carabinieri di Gorizia della presenza di un’auto sospetta con alcuni fori di proiettile sul parabrezza. Quando i militari della Benemerita giungono sul posto, una Fiat 500 esplode uccidendo tre carabinieri, ferendo gravemente un ufficiale.
Le indagini – che durano anni – dopo aver seguito varie piste, imboccano la strada del terrorismo nero per l’ammissione spontanea di un esecutore, riservando una clamorosa sorpresa: il coinvolgimento di Almirante. L’accusa è gravissima anche perché coinvolge un esponente politico di primo piano il cui Partito, da sempre, si batte contro eversione e terrorismo di qualsiasi colore proponendo soluzione drastiche. La richiesta di autorizzazione a procedere da parte della magistratura giunge alla Camera dei Deputati alla fine dell’estate 1983. L’Assemblea la discute e la vota il 18 gennaio 1984.
La comunista Nilde Jotti, Presidente della Camera, riferisce all’Assemblea: “La Giunta propone che l’autorizzazione a procedere in giudizio sia concessa. Desidero informare i colleghi che l’onorevole Almirante mi ha inviato una lettera per giustificare la sua assenza, nella giornata di oggi, determinata dai suoi impegni europei nell’assemblea di Strasburgo e per chiedere alla Camera che l’autorizzazione a procedere venga concessa” (http://legislature.camera.it/).
Il 25 gennaio, nel corso di una conferenza stampa in onda su “RAI1”, ad una domanda in tema posta da Roberto Bronzini della “Gazzetta di Parma” Almirante racconta: “Il merito della questione: a Peteano è avvenuto quell’orrendo delitto nel 1972. In un primo tempo le indagini sono state svolte a sinistra, sono stati arrestati un gruppo di giovani di sinistra che poi al processo – insolitamente rapido – sono stati per fortuna giudicati estranei al fatto. Sembrava tutto finito. Dopo qualche mese, aperta la indagine in senso opposto, ma non nell’altro senso: contro un ufficiale dei carabinieri, altri che sarebbero stati incredibilmente suoi complici. Processo: per fortuna assolti per non aver commesso il fatto. Sembrava tutto finito. Senonché si sono determinati alcuni eventi politici, anzi un evento politico: la scissione…del Movimento Sociale Italiano, data 22 dicembre del 1976. Scissione che è durata fino al 1979, quando le elezioni politiche del 1979 hanno fatto democratica giustizia di coloro che avevano determinato la scissione e che mi permetterete di non nominare, non ne vale proprio la pena. Eravamo nella imminenza delle elezioni del ’79, assolutamente decisive per il mio Partito e ancor più per gli scissionisti, eravamo alla fine del ’78 e guarda caso, in quel momento, viene fuori una lettera anonima nella quale si denunzia certo Cicuttini di aver compiuto il delitto, e… e vengo indicato io come favoreggiatore del Cicuttini. Erano imminenti le elezioni politiche del ’79, si poteva pensare che fosse un atto persecutorio, si poteva pensare che l’anonimo dicesse la verità. Chi ha preso in mano questa lettera anonima e l’ha trasferita come capo allora dei servizi segreti al Tribunale di Venezia, per competenza? Il generale Santovito. Io ignoravo allora chi fosse il generale Santovito. Non c’è italiano che non lo sappia, non c’è alcun giornalista che non abbia scritto, documentato; domani io sono alla Commissione P2 come Segretario del Partito a fare il mio dovere. Penso in materia di potere dire le stesse cose che sono state dette da tutti. Il generale Santovito ha praticamente promosso l’azione penale nei confronti del Cicuttini, per carità; e nei miei confronti. E da allora in poi continua questa ignobile – non lo dico a lei, per carità – questa ignobile […] caccia alle streghe o congiura politica nei miei confronti. Io non ho mai conosciuto il Cicuttini, fra i tanti paesi d’Italia – li ho visitati quasi tutti – ce n’è uno che mi è sconosciuto ed è proprio Peteano. Ma c’è qualche cosa di più. Io sono quel Segretario del Partito, e quell’uomo politico, e quel Giorgio Almirante che ha dichiarato più volte, con qualche rischio per la propria pelle: pena di morte contro i terroristi in genere, pena di morte contro i terroristi di sinistra, ma contro eventuali terroristi di destra o attribuibili a destra, due volte la pena di morte. Primo perché terroristi; secondo perché sporcano o tentano di sporcare l’immagine pulita della Destra. Di tutto io potrò essere accusato in vita mia, tranne che di favorire, di proteggere, di tutelare, terroristi tra virgolette di “destra”, oppure terroristi tra virgolette di “sinistra”. Perché? Perché ci ho messo la mia pelle, perché questa è la battaglia in cui credo comunque io possa essere giudicato. Ma, adesso, proprio in questi ultimi giorni, è arrivata qui la prova del nove che alla Camera dei Deputati è stata dal mio collega, onorevole Trantino, esibita. E la prova del nove è questa: di che cosa sono accusato? Di aver finanziato, fatto arrivare dei soldi a Cicuttini perché potesse operarsi alle corde vocali. Bene, è arrivato dalla Spagna un documento – anche se ce l’ho a vostra disposizione, non voglio farvi perdervi tempo – con tutte le indicazioni precise, da cui risulta che il Cicuttini non mai è stato operato alla gola. Pertanto è caduto tutto, malgrado ciò l’autorizzazione a procedere è stata concessa, doveva essere concessa. Ringrazio chi ha votato contro di me; ringrazio anche gli oltre cento, gli oltre cento, deputati di tutte le altre parti politiche – esclusa la comunista – soprattutto democristiani e socialisti che hanno votato contro l’autorizzazione a procedere perché si sono accorti – pur trattandosi di Giorgio Almirante, il sempre inquisito – della enormità, dell’assurdità dell’accusa. Questo è tutto».
Circa la conclusione della vicenda lasciamo scoprire ai lettori come avrà termine, non tralasciando che, anche per la vicenda Peteano, Griner ed Almirante si scontrano duramente alla luce degli atti e dei fatti.
Un libro che merita di essere letto quello di Griner perché scritto benissimo, ricco di colpi di scena nei cui Epilogo l’autore dice la sua sul personaggio Almirante.
Massimiliano Griner “Il giocoliere nero Giorgio Almirante tra due fuochi”
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Michele Salomone