La guerra tra poveri innescata ad arte sugli arenili

cats

I lidi italiani sono passati dal tutto esaurito dell’anno scorso al tutto vuoto di quest’anno. La gran parte della stampa italiana soffia sul fuoco del comune sentire che punta il dito contro i gestori che ingordi imporrebbero agli avventori prezzi esorbitanti per ombrellone e sedie sdraio mentre l’Unione Europea, sempre lei, con le sue avvelenate direttive chiede più mercato nelle concessioni favorendo, come suo solito, le multinazionali, quelle che dispongono di fiumi di denaro, per fare business anche su quello che era il nostro territorio.

Di fatto, questo malumore nei confronti degli odierni gestori dei lidi che, ricordiamo, appartengono al Demanio Marittimo e dunque allo Stato, non fa altro che spingere verso una guerra tra poveri che occulta la politica turbo-liberista in favore delle multinazionali che promettono tariffe più basse grazie all’intervento del dio mercato libero e della concorrenza.

Sappiamo quanto sia difficile per i più resistere alle sirene degli sconti e delle promozioni. Quando c’è da risparmiare, soprattutto sul superfluo, si assiste quasi ad un riflesso condizionato di massa; è un correre a consumare anche se per la sazietà, conseguenza del regime industriale, non se ne sente alcuna necessità: basta una paventata convenienza per vincere un popolo che, messa da parte la dignità, ha pure dimenticato cosa sia la virtù della continenza.

Ma tornando ai nostri cari quanto disertati lidi, tormentone di questa estate, la grande stampa dimentica facilmente alcune cause di queste elevate tariffe che provo a riassumere richiamando alla memoria quanto in periodo vacanziero si tende a far dimenticare per svuotare i portafogli ovvero per portare all’indebitamento.

Nel 2023 il demanio ha aumentato del 25,15% il costo delle concessioni marittime, aumento che, sia pure annullato dal TAR Lazio con sentenza n. 13/2025, è tuttora presente stante l’incertezza del suo ammontare poiché si attende che il MIT definisca modalità e tempi per il conguaglio tra gli importi pretesi e quelli effettivamente dovuti una volta emanato il nuovo decreto che, per quanto consta, non è stato ancora emanato.

Si dimentica pure che l’Italia, sotto tutela UE, attingendo dalle tasche dei propri cittadini, si permette, altresì, di sostenere in guerra l’Ucraina contro la Russia e questo lo fa con l’invio di armi e con sanzioni quali il divieto di esportazioni verso Mosca (con evidente pregiudizio economico per i produttori italiani già stremati per le concorrenze sleali di mezzo mondo) e, solo per fare un esempio, il blocco dell’importazione di gas russo e l’acquisto di gas dagli Usa ad un prezzo stratosferico, ovvero acquistando gas da paesi terzi che, magari, lo importano dalla Russia rivendendolo a noi con sovrapprezzo. Solo a causa di ciò il prezzo dell’energia è lievitato notevolmente portando con sé il costo della vita. Prova di tanto è il potere d’acquisto dei salari che è calato del 10,5% tra il 2019 ed il 2024. A questo dovrà aggiungersi l’aumento del costo della vita per quanto peserà agli italiani restituire, sia pure parzialmente, nei prossimi anni all’UE quanto percepito dall’osannato PNRR e quanto costerà pro-capite la corsa al riarmo per fermare l’avanzata russa verso il Portogallo.

I lidi deserti sono ancora causati dall’ingordigia dei gestori?

Paolo Scagliarini