La libertà ed indipendenza della Spagna hanno reso possibile il no a Trump

Bandera_de_España_(M._Aire,_Madrid)_01

Ha destato un certo clamore il no della Spagna alla guerra che Trump e Netanyahu hanno mosso all’Iran lo scorso 28 febbraio. Nel momento in cui Trump cercava appoggi dai suoi alleati pochi giorni dopo aver scatenato il conflitto, puntuale è giunta, lo scorso 4 marzo, la risposta negativa del Primo Ministro spagnolo, il socialista Pedro Sánchez.

Non condividendo infatti l’azione bellica israelo-americana contro l’Iran, Sánchez ha evidenziato i precedenti di certe iniziative unilaterali che hanno cagionato solo danni, disastri ed instabilità. Non solo, nei giorni successivi, lo stesso governo spagnolo ha ritirato in via definitiva l’ambasciatrice di Spagna in Israele, Ana Salomon Pérez.

Prima di esaminare i motivi per i quali la Spagna ha potuto dire un no chiaro e secco all’alleato statunitense, è opportuno fare chiarezza sul tanto invocato Diritto internazionale che, non da oggi, è una qualcosa di utopico ed opportunistico, applicato o non applicato a seconda delle convenienze.

Facciamo alcuni esempi rimanendo nell’area dove è in atto l’attuale conflitto.

Nel settembre 1980, appoggiato dall’occidente democratico, il rais iracheno Saddam Hussein scatenava una micidiale guerra di aggressione contro il neonato Iran dell’Ayatollah Khomeini. In quella circostanza, al di là di generici appelli dell’Onu per una cessazione delle ostilità, nessuno invocò o fece valere, anche con la forza, il Diritto internazionale contro l’aggressore Saddam, avamposto dell’occidente contro la dilagante rivoluzione khomeynista. Risultato: una guerra sanguinosa che ebbe termine nel 1988 con un milione di morti, senza progressi territoriali fra le parti in lotta.

Diritto internazionale fatto valere, invece, contro lo stesso Saddam che, convinto di agire indisturbato davanti all’occidente che lo aveva coccolato nella guerra di aggressione all’Iran, nell’estate del 1990 pensò di riprendersi l’antico territorio iracheno del Kuwait. Risultato: contro “Il nuovo Hitler” Saddam, nel nome Diritto internazionale egemonizzato dagli Usa, fu messa in campo una megagalattica coalizione internazionale per ripristinate la legalità violata in Kuwait.

In quella circostanza, chi fu capace di architettare un’autentica magia senza precedenti fu il presidente americano George Bush – già vice di Reagan dal 1981 al 1989 – che, come se nulla fosse, il 23 novembre 1990 volle incontrare a Ginevra, per averlo nella coalizione anti Saddam, il presidente siriano Ḥāfiẓ al-Asad…il rais di quella Siria definita dagli stessi americani “Stato terrorista”. Ripristinata agli inizi del 1991 la legalità violata in Kuwait anche con il contributo siriano, la Siria divenne per gli Usa nuovamente “Stato terrorista”.

Nel dicembre 2025, soggiogato da degli strani jihadisti – che tutto sembrano fuorché dei fedeli seguaci di Allah – capeggiati dal saudita Aḥmad Ḥusayn al-Shara noto come Abū Muḥammad al-Jawlānī lo “Stato terrorista” degli Assad è venuto meno. Jawlānī, definito dagli Usa terrorista in quanto già elemento di spicco dell’Isis, non appena si è impossessato della Siria è entrato improvvisamente nelle grazie degli Usa.

Da Franco A Sánchez, Spagna indipendente e sovrana.

Esaminiamo i motivi per i quali la Spagna si è potuta schierare contro l’aggressione all’Iran da parte di Usa ed Israele. Da alleata degli Usa ed amica di Israele, il no spagnolo si basa su due elementi cardini che fanno della Spagna una Nazione Libera: Indipendenza e Sovranità.

Indipendenza e Sovranità consentono ad una determinata Nazione di scrivere liberamente il proprio percorso. Indipendenza e Sovranità che, anche in sede di alleanze sottoscritte alla pari, hanno un peso vitale, e possono comportare dei no scomodi ma sinceri, e non, invece, sempre dei sì acritici e scontati. Se la Spagna democratica di oggi ha potuto dire un no secco alla guerra di Trump e Netanyahu, lo deve alla sua Storia tra l’altro caratterizzata da una lunga tradizione di Indipendenza e Sovranità.

Quanto enunciato è un filo conduttore che ha legato le fasi storiche della Spagna indipendentemente dei sistemi politici ed istituzionali alternatisi nella vita dello Stato iberico. Anche la Spagna di Franco, forte della sua Indipendenza e Sovranità incardinate in uno Stato autoritario fu capace, a livello internazionale di proferire dei sì o dei no a tutela dei propri interessi nazionali, senza subire conseguenze alcune da parte dei potenti di turno, alleati o no che fossero.

Come noto, il Generalissimo Franco tenne fuori la Spagna dal Secondo Conflitto Mondiale nonostante le insistenze di Hitler e Mussolini che, come noto, lo avevano aiutato concretamente nella vittoriosa Guerra Civile (1936-39). Che Franco durante la Seconda Guerra Mondiale parteggiasse per l’Asse è cosa nota e risaputa, solo che, negli incontri che ebbe con Mussolini ed Hitler non si lasciò lusingare dalla vittoria che i suoi interlocutori davano per certa.

Lo stesso Franco non ebbe difficoltà alcuna a proferire dei no pesanti a chi era suo amico. Un esempio su tutti: Gibilterra. Gibilterra in mano britannica rappresentò uno dei punti nodali del conflitto. Con l’Operazione Felix Hitler aveva deciso di invadere Gibilterra dalla Spagna, ma Franco non autorizzò l’operazione che, se fosse andata in porto, avrebbe strappato agli inglesi l’accesso al Mediterraneo per rifornire Malta e Suez.

Chiediamoci perché Hitler – personaggio privo di scrupoli – non invase la Spagna per mangiarsi Gibilterra. Nel considerare che la Spagna era reduce da una drammatica Guerra Civile, da militare navigato ed accorto quale era, che tra l’altro ne sapeva di organica, strategia, tattica e logistica, Franco aveva capito tante cose del Secondo Conflitto. Aspetti, questi, evidentemente non chiari ai due caporali che avevano preso parte alla Prima Guerra Mondiale.

Ciò che Franco poté concedere ai suoi camerati di Berlino e di Roma fu la Divisione Azul impiegata in URSS e formata da soli volontari. Terminato il conflitto la Spagna subì i rigori dell’isolamento internazionale: le venne preclusa l’adesione all’Onu ed alla Nato. Franco lavorò comunque per collocare saldamente la Spagna nel sistema politico occidentale. Di ciò non se ne volle accorgere la politica, ma un uomo prestato alla politica, tra l’altro militare proprio come Franco: il famoso generale americano Dwight David Eisenhower.

Eletto per il Partito Repubblicano Presidente degli Stati Uniti per due mandati (1953-1961), Eisenhower intuì quanto fosse fondamentale il ruolo e la posizione della Spagna in campo internazionale. Inoltre, sicuramente memore dei danni causati dai suoi predecessori che avevano irrobustito il Comunismo – ai quali va aggiunto Churchill – sapeva che Franco, nella opposizione al Comunismo, non aveva eguali e rivali.

Gli Stati Uniti avevano bisogno della Spagna, la Spagna aveva bisogno degli Stati Uniti. Ma la cattolicissima Spagna aveva bisogno anche di stabili relazioni con la Chiesa. Il nuovo Concordato sottoscritto fra Stato e Chiesa nell’agosto 1953 archiviò il precedente datato 1851. Inoltre, il Trattato sottoscritto a Madrid nel settembre 1953 fra Spagna ed Usa, concesse alle forze armate statunitensi tre basi aeree ed una base aeronavale spagnole. In cambio la Spagna ottenne aiuti economici. Con tale accordo la Spagna si era inserita liberamente nello scacchiere occidentale.

Nel 1955 la Spagna entrava nell’Onu e, quattro anni dopo, nel dicembre 1959, una visita del Presidente americano Eisenhower a Madrid rinsaldava l’amicizia fra le due Nazioni. Nel 1970 e 1975, furono i successori di Eisenhower, Nixon e Ford, a recarsi nella Spagna franchista.

Con il ritorno della democrazia, conseguenziale fu l’adesione della Spagna alla Nato nel 1982. Per rimarcare la propria Sovranità, nel 1986, il Primo Ministro spagnolo Felipe González, socialista, indisse un Referendum sulla permanenza della Spagna nella Nato; la maggioranza del popolo sovrano si espresse per la permanenza.

Il resto è Storia dei nostri giorni, con il no Libero della Spagna Libera alla guerra di Trump e Netanyahu, in continuità con la sua tradizione di Indipendenza e Sovranità.

Michele Salomone