Terapia genica e farmaci biotech: “Rischi e Incertezze per l’Individuo e le Nuove Generazioni”
L’umanità ridotta a piattaforma sperimentale con i vaccini mRna durante la cosiddetta “pandemia”, di cui ancora non conosciamo gli effetti avversi a lungo termine e di cui si stanno approfondendo ancora e chissà per quanto tempo i meccanismi del danno da inoculazione? Inoltre il 12 febbraio 2025, la Commissione Europea, su indicazione dell’EMA (European Medicines Agency) ha autorizzato la commercializzazione del vaccino autopreplicante “Kostaive” per il Covid. Anche qui molti punti interrogativi, in quanto è stato prodotto senza fare studi esaurienti per garantirne la sicurezza, come se fossimo in piena emergenza. La cellula ricevente secondo gli studiosi “può reagire incorporando un eccesso di molecole di RNA nelle vescicole extracellulari e queste possono rilasciarsi ed entrare nelle cellule vicine e distanti, dove il saRNA associato all’EV può iniziare un nuovo ciclo replicativo, con conseguenze non note”. Come se non bastasse ecco spuntare i farmaci biotech anch’essi sperimentali. A dominare è l’industria farmaceutica che siede sulle cattedre delle Università, forma i futuri medici, informatori scientifici, finanzia la ricerca, gli studi scientifici e le riviste scientifiche?
Se così fosse, come difendersi dal business farmaceutico al fine di tutelare l’etica professionale medica a vantaggio della salute pubblica?
Risponde il dott. Stefano Montanari, laureato in Farmacia negli anni ’70 con una tesi in Microchimica, impegnato nella ricerca applicata in Medicina, autore di diversi brevetti nel campo della cardiochirurgia, della chirurgia vascolare, della pneumologia, progettista di sistemi e apparecchiature per l’elettrofisiologia. Dal 1979 collabora a numerose ricerche sui biomateriali con la sua consorte dott.ssa Antonietta Gatti, bioingegnere, una tra gli scienziati più famosi al mondo, che ha ricevuto nel 2023 il Premio Internazionale “Caterina da Siena Humanity Award”. Dal 2004 è Direttore scientifico del laboratorio Nanodiagnostic di Modena; docente in diversi master nazionali ed internazionali, divulgatore scientifico nel campo delle nanopatologie.
Dal punto di vista teorico, la difesa è quanto mai semplice: basta banalmente rifarsi alla legge. Di fatto, i farmaci proposti e, spesso, imposti sono del tutto illegali, non essendo stati sottoposti alle sperimentazioni necessarie, sperimentazioni che richiedono di regola non solo un grande lavoro, ma spese ingenti, soprattutto dovute ai tempi lunghi indispensabili. Poi, sempre dal punto di vista legale, manca del tutto una garanzia riguardante la sicurezza di quei prodotti, una sicurezza che deve obbligatoriamente protrarsi anche alle generazioni future. Quindi, il tutto va contro il Principio di Precauzione sancito dal Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, dal Testo Unico Ambientale (D. lgs. 152/2006) in Italia, e dalla Comunicazione della Commissione Europea del 2000. A questo si aggiungono i dettati della Costituzione tra cui gli articoli 13 e 32, e numerosi articoli del Codice penale. La storiella dell’emergenza sanitaria, poi, è un’invenzione ridicola, non esistendo in nessun dettato legale. Nella farsa tragica si aggiungono, inoltre, illegalità grottescamente palesi come il cosiddetto scudo penale per i medici, le firme estorte alle vittime, il segreto militare su certi prodotti addirittura imposti con la violenza, il che, di conseguenza, implica il divieto di analisi… E si potrebbe continuare a lungo. Se noi avessimo una magistratura, di quei prodotti e, ancora di più, di quelle imposizioni non si sarebbe mai nemmeno osato parlare. Se, poi, volessimo considerare anche tutto il lungo papiro pubblicato dall’Ordine dei medici riguardo all’etica professionale e sbeffeggiato dall’Ordine stesso, ecco che nessun medico si sarebbe mai trovato nella situazione in cui la categoria è, più o meno volontariamente, invischiata. In conclusione, sarebbe sufficiente che il popolo, se esiste ancora un’entità simile, si riappropriasse dei propri diritti inviolabili, e tutto finirebbe in un attimo, con un po’ di personaggi chiamati a rispondere delle proprie azioni. I fatti dicono chiaramente che il popolo non lo fa. Quindi, nessuno, poi, piagnucoli.
I “vaccini” mRna inoculati durante la “pandemia” Covid 19 sarebbero serviti a sperimentare la terapia genica sulla popolazione per permettere la commercializzazione dei farmaci biotech, che altrimenti non avrebbero mai avuto l’autorizzazione? Si mira a mettere le mani sul genoma umano per modificarlo?
La questione è molto complessa. Per prima cosa, chiunque abbia nozioni di farmacologia e di tecnica farmaceutica non può ignorare che quei prodotti non hanno nulla a che fare con i vaccini, che per essere tali, e per definizione, devono necessariamente contenere il patogeno, cioè il generatore della malattia. E questo non è il caso dei farmaci in questione. Tra arroganza da parte di qualcuno e ignoranza e ingenuità da parte del popolo, si è tentato di modificare la definizione di vaccino, ma ciò sta solo a dimostrare un imbarazzo insuperabile e la necessità di approfittare di una condizione d’inferiorità culturale della massa. Quanto alla sperimentazione, ancora una volta, si discute senza sapere che cosa si dice o, sapendolo, si parla confidando sull’ignoranza e sulla credulità. Sperimentare un farmaco significa compiere un percorso tecnico e biologico inderogabile, percorso che non è mai nemmeno cominciato. Deve essere chiaro che quei prodotti non sono nemmeno sperimentali e, in altri tempi, sarebbero stati vietati. Le leggi esistono anche oggi, ma pare che la cosa non interessi nessuno. Quanto all’autorizzazione, sarebbe interessante controllare chi l’avrebbe concessa, con quali condizioni, e in base a quali parametri. Poi, per completare la risposta alla sua domanda, introdurre mRNA in un organismo significa modificare il patrimonio genetico dell’individuo, il che stride con la morale oltre che, ovviamente, con l’etica della professione medica.
La prima tecnica di clonazione del DNA risalirebbe agli anni ’70 segnando l’inizio della biotecnologia moderna che consente la manipolazione genetica?
Qui il DNA non è clonato, ma modificato.
Qual è stato il primo farmaco biologico approvato?
Tutti i farmaci hanno un razionale biologico. Il primo farmaco naturale modificato chimicamente è l’acido acetilsalicilico, conosciuto popolarmente con il nome commerciale di Aspirina, e risale al 1897. Si tratta di una modifica molto semplice dell’acido salicilico ricavato dalla corteccia di diverse piante tra cui il salice da cui prende il nome, una corteccia usata già dai Sumeri e dagli Egizi. Poco dopo, nel 1909, Paul Ehrlich sviluppò il primo farmaco sintetico, il Composto 606 chiamato poi Arsfenamina o Salvarsan, utilizzato contro la sifilide e la tripanosomiasi africana. Come spesso, direi sempre, accade, mancava l’esperienza necessaria sul prodotto, e in poco tempo i suoi effetti collaterali dimostrarono una tossicità “inaspettata”: reazioni cutanee, disturbi neurologici, cardiaci e respiratori. Poi c’erano gli effetti che si manifestavano nel tempo, tra cui cancro e malattie della pelle e del sistema cardiovascolare.
Quale posto occupa l’ingegneria genetica nella produzione dei farmaci biotech?
Oggi siamo ancora a proporzioni minime, ma sarà il futuro del business.
Quali le diverse tecniche per la modifica del DNA adottate nella terapia genica e con quali conseguenze a lungo termine, riguardanti anche la sicurezza e l’efficacia , dato che sono ancora oggetto di studio?
Il DNA può essere attaccato in molti modi, ma spesso sa ripararsi da sé, e, quando non ne è capace, la cellula si suicida con un meccanismo chiamato apoptosi. In ogni individuo il fenomeno si ripete parecchie volte ogni giorno senza danni e senza che ce ne si accorga. A volte, però, l’attacco è più grave, e la cellula danneggiata continua a riprodursi diventando, per così dire, “immortale”. Noi abbiamo dimostrato il fenomeno oltre una quindicina di anni fa con cellule attaccate da nanoparticelle inorganiche. Con l’mRNA la modifica al DNA avviene, semplificando al massimo, attraverso una specie di stampo a carico della struttura del DNA stesso, e la modifica può essere fatta in modo da essere trasmessa alle cellule figlie, di fatto alla prole. Si tratta di una possibilità mostruosa della tecnologia odierna.
Vengono impiegati anche in ambito diagnostico e nella produzione agricola e con quali risultati?
L’mRNA è usato in diagnostica con test che rilevano la sua attività (si chiama, tecnicamente, espressione) o la sua presenza a livello cellulare. Questo consente di identificare l’esistenza di certe malattie o la loro progressione. Sulle piante si usa, a partire dai primi anni ottanta, l’mRNA per introdurre modifiche al DNA vegetale. Va da sé che, tra i non pochi aspetti oscuri, c’è quello della compatibilità dell’ortaggio o del frutto con l’organismo umano. L’esplosione di celiachia, una condizione un tempo tutt’altro che frequente, dovrebbe innescare qualche considerazione.
L’uso dell’Intelligenza Artificiale nella ricerca apre sempre nuove strade nelle terapie geniche?
L’intelligenza artificiale tutto è fuorché intelligente. Si tratta di un sistema informatico capace di elaborare miliardi di dati in tempi brevissimi, ma non è in grado di ragionare e non ha alcun senso morale, componente essenziale dell’intelligenza. L’elaborazione avviene solo e necessariamente sui dati immessi dall’operatore, che può selezionare quelli che gli fanno comodo e ignorarne altri che lo metterebbero in imbarazzo. Per divertimi, io ho messo alla prova quel sistema nel campo della lingua latina, constatando come venissero commessi errori da bocciatura senza appello. Restando all’argomento delle terapie geniche, la cosiddetta intelligenza artificiale potrebbe tranquillamente produrre mostri.
I diversi gravi effetti avversi dei cosiddetti vaccini mRna sono stati causati intenzionalmente per poter utilizzare e provare a risanare le stesse cavie con la terapia genica ovvero con i farmaci biotech altrettanto discutibili perché anch’essi sperimentali?
Anche qui siamo al cospetto di un malinteso. I vaccini e, tra loro, quelli spacciati per tali, non mirano a “risanare” il soggetto ma a prevenire l’insorgere della malattia, il che è profondamente diverso. Addirittura, vaccinare un malato è un fatto grottescamente sbagliato perché si può solo peggiorare la sua condizione. Che nessun vaccino abbia mai funzionato nella storia della Medicina è un fatto documentato da molto più di un secolo dagli enti di statistica, ma questo è qualcosa che si preferisce ignorare. Quello che si sta facendo oggi è una novità assoluta a livello sociale, con Medicina, Politica e Giustizia che recitano copioni sui quali si dovrebbe discutere o, almeno, sui quali si dovrebbe poter discutere così come addirittura la Costituzione prevede.
Introdurre, eliminare, modificare il materiale genetico all’interno delle cellule del corpo umano, il fine della terapia genica per malattie incurabili e per migliorare la vita dei pazienti: quali i rischi associati?
Tutto bellissimo! Peccato che le cose non stiano così. Del DNA in generale sappiamo poco. Anzi, pochissimo. Basti pensare al cosiddetto “junk DNA” o “DNA spazzatura”, una porzione enorme del DNA che, con ingenua presunzione, si era stabilito “scientificamente”non servisse a nulla perché non codifica proteine. Insomma, l’idea era che la Natura produce, forse, chissà, per capriccio, materiale totalmente inutile. Ora, piano piano, si scopre che non è affatto così, e quella “spazzatura” è, fin troppo ovviamente, fondamentale. Si deve, poi, tenere conto del fatto che ogni individuo possiede informazioni genetiche da cui è caratterizzato, e quelle informazioni sono diverse da quelle di chiunque altro. È un dato di fatto che quanto è scritto nel DNA comprende un numero immenso d’informazioni che in gran parte ignoriamo. Vogliamo modificarlo? Certo: possiamo farlo, ma solo fino a un certo punto, un punto che non siamo in grado di determinare né per qualità né per quantità. Questo non significa che gli studi su possibili terapie geniche siano una follia e debbano essere accantonati, ma significa che tutto va trattato con grande prudenza e con tantissima modestia corredata da una morale senza compromessi : modestia e morale, pare non ci appartengano più. È evidente che andare a modificare un libretto d’istruzioni complesso, di fatto ben poco conosciuto e in parte del tutto personale comporta rischi enormi, stante il fatto che non abbiamo alcuna certezza relativa alla loro efficacia in senso benefico, e non sappiamo che cosa quelle modifiche possano significare nel tempo non solo per l’individuo, ma anche per la prole.
Gli effetti avversi potrebbero verificarsi con molto ritardo dopo il trattamento, rendendo difficile stabilire un legame causalità?
Questo è uno dei problemi. Noi sappiamo per esperienza ricavata da esseri viventi che si riproducono in tempi brevissimi (rispetto a quelli umani), dando vita a generazioni che si susseguono con estrema rapidità, che ci sono effetti che si manifestano dopo più di una generazione. In una situazione del genere, tutt’altro che impossibile, non ci sarebbe rimedio. Naturalmente, come è ormai abitudine, si direbbe che “non c’è correlazione.”
I farmaci tradizionali potrebbero essere messi al bando o verrà lasciata libertà di scelta ?
Personalmente penso che solo un pazzo potrebbe pensare di sostituire i farmaci che lei chiama tradizionali. Già lo si è fatto e lo si sta facendo mettendo al bando prodotti naturali su cui abbiamo esperienza secolare o millenaria, ma, almeno spero, a tutto c’è un limite. Quanto alla libertà di scelta, questa fa parte della morale umana ed è garantita dalla Costituzione. Chi ne impedisce l’esercizio è semplicemente un criminale.
Cinzia Notaro